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Due marinai all’interno del Giardino Inglese di Palermo: i Canaris

In un padiglione, appositamente realizzato seguendo minuziosamente tutti i dettagli che erano stati disegnati nel bozzetto di Ernesto Basile, nel Giardino Inglese della città di Palermo, si trova una scultura marmorea scolpita da Benedetto Civiletti. Tra gli alberi centenari custoditi nell’elegante giardino, ben nascosti, si trovano due espressivi marinai conosciuti come ‘I fratelli Canaris’. In realtà non sono fratelli, i soggetti rappresentati sono Costantino Canaris e il compagno d’avventure Giorgio Pepinis, eroi greci del 1800.

L’opera è stata eseguita nel 1874 quando lo scultore Civiletti ventinovenne, già artista affermato, aveva assistito a un concerto tenutosi sul Palchetto della Musica e attratto dalle gesta del greco Canaris decise di trasmettere quest’esperienza realizzando quest’opera. 
Costantino Canaris e le sue imprese furono ben argomentate all’interno delle ‘Scene elleniche antica e nuova Grecia’ di Francesco Brofferio. Stiamo parlando di un personaggio nato nel 1790, marinaio, che insieme a Giorgio Pepins fecero un’azione militare contro la flotta ottomana tra Scio e l’Anatolia. I due riuscirono nell’impresa, insieme ad altri trenta marinai, e lasciarono le navi incendiarie contro le galee nemiche. In questo terribile incendio fu coinvolto il comandante turco il quale morì. A distanza di qualche tempo, nel 1830, la Grecia ottenne l’indipendenza ed ebbe il Canaris come Ministro della Marina e Presidente del Consiglio fino alla sua morte avvenuta nel 1977 ad Atene. 
In principio la statua si trovava a Villa Giulia, poi venne spostata nella grande vasca del Giardino Inglese per poi essere disposta definitivamente nel padiglione Basile.


Alta 130 centimetri in altezza e 150 in larghezza, essa rappresenta in momento più drammatico dell’impresa: i due avventurieri che avvistano le navi nemiche e sono pronti ad attaccarli. Il realismo è fotografico, i dettagli sono ben marcati sulla superficie marmorea in cui le vele formano un elegante drappeggio poste al di sotto dei due personaggi. Pepinis, collocato dietro Canaris, lo tocca con una mano sulla spalla indicando allo stesso momento il bersaglio, il secondo invece volge uno sguardo sicuro e orgoglioso pronto ad attaccare i nemici. Capelli e baffi di entrambi sono scompigliati da una brezza marina che tinge leggermente le figure di blu. Un’azione rappresentata prima del pathos reale della battaglia, seppur anch'essa carica di adrenalina e preoccupazione. Basta notare con attenzione l’elasticità e la tonicità della muscolatura dei due uomini. Incantevole è la spuma del mare che si infrange sulla prua della nave, e simbolico il crocefisso disposto sull’imbarcazione come segno della cristianità dei due combattenti contro il potere musulmano ottomano. 


L’opera fu esposta nel 1875 durante il Congresso degli Scienziati per essere donata l’anno successivo, dal Principe Umberto di Savoia, al comune del capoluogo siciliano. Nel 1878, in occasione dell’Éxposition Universelle di Parigi, venne premiata con la medaglia d’oro.

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