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Fertility Day: la maternità è una scelta, non un obbligo

Recentemente si è scatenata un vero e proprio scandalo riguardo all’iniziativa promossa dal ministro della salute Beatrice Lorenzin, il “Fertility Day”, che avrà luogo il 22 settembre 2016 a Roma, Bologna, Padova e Catania con l’obiettivo di trattare in maniera approfondita il tema della fertilità. Quella della Lorenzin non è una decisione recente, dal momento che il “Fertility Day” è stato istituito a partire da un documento del ministero della Salute pubblicato nel maggio 2015, ma solo adesso se ne sente parlare, probabilmente a causa dei nuovi materiali pubblicati sul sito dedicato alla proposta della ministra.  


La polemica intorno al “Fertility Day” è scaturita dal fatto che la maggior parte dell’opinione pubblica ha considerato questo progetto aberrante e retrogrado. Non tanto per la decisione di trattare il tema della fertilità, quanto per la circolazione in rete di immagini che parlano della fertilità come se questa fosse un bene comune, della collettività intera e che recitano un bel “La bellezza non ha età. La fertilità sì.” con l’immagine in primo piano di una clessidra retta da una ragazza.  
Insomma è come tornare indietro ai primi anni del Novecento, ai tempi in cui le donne erano viste soltanto come “gli angeli del focolare”, che dovevano prendersi cura della casa, del marito e sfornare il numero più alto possibile di figli. E tutto ciò chiaramente da giovani, perché si sa, la fertilità non dura per sempre.  
Forse nessuno ha avvisato Beatrice Lorenzin del fatto che non viviamo più nel 1910, e che ci sono stati anni e anni di lotte femministe che hanno portato al riconoscimento di nuovi diritti alle donne, che, in quanto esseri umani dotati di intelletto, sono perfettamente in grado di scegliere cosa è meglio per loro e se avere figli o meno.  
Non è un obbligo la maternità, è una scelta: l’idea della donna che in quanto donna è nata per essere madre è tramontata da un po’. Grazie al cielo. Per favore, che qualcuno informi la ministra a riguardo.  


Coloro che difendono l’iniziativa del ministero della Salute argomentano la propria scelta affermando che secondo i dati ISTAT in Italia il tasso di natalità è decisamente basso, ma a questo punto sorgono spontanee due considerazioni: prima di tutto, il fatto di far circolare l’idea che la fecondità di una donna sia un bene comune e che quindi lo Stato italiano ne abbia bisogno affinché il numero delle nascite cresca nuovamente è estremamente antico e non comporta nessun tipo di rinnovamento culturale, anzi, è decisamente reazionario. E d’altra parte, c’è anche da chiedersi a cosa possa portare un simile evento, che di istruttivo forse ha ben poco: se davvero il ministero della Salute vuole informare i giovani circa la fertilità, allora al posto di istituire un giorno apposito, forse dovrebbe mettersi d’accordo con il ministero dell’Istruzione ed introdurre nelle scuole programmi di educazione sessuale, sentimentale, civica e che trattino il tema della maternità (e, va da sé, della paternità). Se davvero vogliono proporre un miglioramento della società in cui viviamo, allora dovrebbero parlare non solo della possibilità di aver figli, ma anche della scelta consapevole di non averne, o anche dell’impossibilità di averne. Dovrebbero fare in modo che i giovani si rendano conto di quanto l’essere genitori sia una responsabilità, prima che un piacere. E purtroppo le nuove generazioni si trovano a vivere in un mondo che non sembra pronto ad accoglierli; del resto, una giovane coppia come potrebbe pensare di mettere su famiglia se viviamo nell’epoca della precarietà, dei contratti a tempo determinato e dell’assoluta mancanza di aiuti alle famiglie con figli? Come può una donna di 27 anni decidere di diventare madre se lo Stato non la aiuta garantendole un posto fisso e l’aiuto necessario?  
Al momento, se una donna in Italia decide di intraprendere la via della maternità, già sa che dovrà rinunciare alla propria carriera, perché non ci sono le condizioni sociali che le permettano di essere sia mamma che lavoratrice soddisfatta. 
Forse se la ministra Lorenzin volesse davvero fare qualcosa per innalzare il tasso di natalità dovrebbe proporre delle leggi che tutelino maggiormente le neo-mamme o che garantiscano l’asilo nido per tutti.  
Ecco perché il “Fertility Day” è inutile, e soprattutto è un insulto nei confronti delle donne, sia che vogliano creare una famiglia, sia che decidano di non farlo. 
Bisogna abbandonare la pessima convinzione che il corpo della donna sia finalizzato necessariamente a qualcosa: al piacere sessuale o alla procreazione. Non è così, non è mai stato così, e nel 2016 è auspicabile che nessuno lo pensi più. Anche se, a giudicare dalla bella proposta della Lorenzin, purtroppo non è così. 


Beatrice Grilli 

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