Ultime Notizie

Fertility Day: viaggio illustrato nel Medioevo

Beatrix Lorenzin in veste di ministra della Salute, ha lanciato una campagna promossa dal ministero in vista del Fertility Day, che secondo il disegno della donna sarebbe una sorta di memento per donne e uomini per quanta riguarda l’accoppiarsi ed il figliare. Il 22 settembre, umani di tutte le razze ed etnie usciranno nudi per le strade e doneranno un po’ di bambini alla madrepatria; saranno allestiti ospedali da campo e numerosi aiutanti umanitari confluiranno in Italia da tutte la parti del mondo per assistere le partorienti e castigare le poche donne rimaste signorine. E lo Stato coprirà i costi dell’avere un bambino, per tutte le famiglie.
Personalmente, ho visto solo un'immagine delle tante che sono circolate. Nella foto c’è questa donna vestita di rosso (perché?) con una mano molto grande in cui regge una clessidra; a sinistra della donna c’è la scritta La bellezza non ha età. La fertilità sì. A seguire l’hashtag #fertilityday.

La cartolina di cui si parla, una delle tante della campagna
La Lorenzin non è propriamente quello che si può definire un genio, non è un mistero; anche lei stessa lo ammette piuttosto candidamente. Poi come, con un diploma di Liceo Classico come titolo di studio, si possa dirigere uno dei più importanti ministeri nazionali, è un mistero anche per i più geniali fra di noi. Magari è la persona più qualificata sulla faccia della terra, ma io non posso saperlo, e neanche il resto della popolazione. Dato che non vedo grandi miglioramenti nella sanità Italia almeno da un sei/sette secoli, suppongo non stia facendo un buon lavoro, o perlomeno suppongo che il suo lavoro non stia dando i risultati previsti.
Ad ogni modo, della Lorenzin ho già parlato abbastanza (precedente articolo solo sulla ministra). L’articolo più interessante uscito sul tema è sicuramente un’intervista de La Stampa alla ministra (qui l'articolo completo), che voglio commentare con voi.



L'INTERVISTA
L’articolo si apre enumerando alcune delle critiche rivolte alla campagna, tutte per altro estremamente giuste. Il ministero della Salute che dice ai cittadini di procreare e di sbrigarsi a farlo, perché poi diventano brutti e sterili è molto surreale. E’ qualcosa che ti aspetteresti da altri movimenti; da altri partiti. Ma la ministra non lo sa, e lo dice lo stesso. Beatrix, dopo un iniziale silenzio, prende in mano la pala ed inizia a scavarsi una fossa capace di accogliere il volume della sua inadeguatezza esistenziale. La prima risposta ufficiale alle critiche sembra essere “Perché si possono fare campagne sul diabete o sul cancro, e sulla fertilità no?”. Ripeto, “Perché si possono fare campagne sul diabete o sul cancro, e sulla fertilità no?”.

Piccola, dolce, ingenua ministra, aspetta.
Il diabete ed il cancro, che tu stessa tiri in ballo, sono malattie che in molti casi costano la vita a chi ne soffre.  E’ dunque estremamente giusto promuovere iniziative mirate alla sensibilizzazione e alla ricerca. Se una donna non fa figli, resta viva. Se un uomo non fa figli, resta vivo. Le campagne, Bea, costano.

Il giornalista tenta di arginare la sagacia del ministro e di riportare la conversazione ad un livello più popolare. Dice infatti che magari il problema è che la campagna sembra uscita dal ventennio fascista. Lei risponde che solo chi vede il #fertilityday con gli occhi del pregiudizio scorge l’immagine di una donna d’altri tempi (tempi brutti). Quindi non è colpa sua, ma colpa degli italiani stupidi.
A questo punto, l’intervistatore inizia a capire la portata dell’intervistata e va dritto al punto. Ribatte: Eppure il messaggio sembra: tu, donna, devi fare i figli. E lei “Mi scusi ma c’è scritto da qualche parte “Devi fare un bambino o “Devi partorire”?”. Certo che no. La sinistra ama leggere tra le righe con gli slogan degli altri, magari della destra. Magari della Lega, che già da sola dimostrava la sua inutilità. Marchio registrato, PD. Inoltre, se non c’è scritto di fare figli a cosa serve la campagna? Non serve a niente. La ministra ammette di aver promulgato una campagna vaga ed inefficace. Perché non lanciamo un bell’hashtag sul fatto che ogni tre commentatori della Rai uno è in diretta dall’obitorio?

Dopo due risposte abbastanza banali, di cui una sulle critiche mosse da Saviano, noto amanuense, La Stampa chiede: “Non teme di aver fatto la figura della bacchettona?”. Sicuramente, è la figura migliore che la Lorenzin può fare, visto i suoi grandi successi accademici e lavorativi. Lei risponde, folgorante: “Piuttosto mi sembra che questo sia un tema tabù” No! Non è un tema tabù, smettila di cercare di passare per eroina sociale! Non sei una dama di corte, non è il medioevo! Non è un tabù da secoli, anche i cani ne parlano. Ma dove vive? Altro tipico atteggiamento da sinistra, combattere solo battaglie già vinte da altri e attribuirsene i meriti. Brava, Bea. E continua: “Non torneremo ai tempi di Lupo Alberto (?) in cui non si poteva parlare di preservativi”.

Non ho parole.

Siamo agli sgoccioli. Dopo una domanda sulle critiche a cui lei risponde che è un anno che lavorano su questa campagna (Un anno? Ma non avete niente di meglio da fare? L’Italia cade a pezzi, metaforicamente e letteralmente, e voi lavorate un anno su quattro foto e un hashtag?), si passa alla penultima questione: “Se l’obiettivo era solo informare, non avete sbagliato campagna?”. Lei: “Quando ho visto le cartoline a me non hanno fatto una cattiva impressione”, e blatera qualcos'altro. A lei non hanno fatto una cattiva impressione. E’ così insicura e inadatta al suo lavoro da non sapere neanche che una doppia negazione non è un buon modo per persuadere i lettori.
Ne parla come se fosse andata a fare colazione e avesse mangiato un cornetto “niente male”. E poi aggiunge, dopo la domanda: “Ministro, è ancora sicura che quelle cartoline funzionino?”, “Diciamo così: se non funzionano abbiamo il tempo di cambiarle. Ma almeno rispetto alle solite campagne ministeriali che nessuno ricorda, hanno avuto il merito di accendere l’attenzione sul tema”. 
Questo è il Governo.

Ma allora perché non pubblicare la foto di un bambino senza vita a testa in giù sul bagnasciuga, strumentalizzando così una tragedia per vendere copie di giornali ormai morti? Non lo farebbe nessuno, perché semplicemente non è giusto. Vero?

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.