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Fiero di essere una merda: l’informazione spiegata a Gerard Depardieu

Tre giorni fa l’attore Gerard Depardieu, nel corso della presentazione del suo ultimo libro a Roma, ha sparato a zero sull’informazione e i suoi protagonisti:

L’informazione è diventata tutta pornografica. Io mi rivolto contro l’aggressività dei media. Chi fa informazione in questo tempo reale del web fa merda”.


Se permettete, mi sono sentito un tantino chiamato in causa. Ma forse detto da uno che si divertiva a pisciare in aereo davanti a tutti gli altri passeggeri è un titolo di merito. Per non dimenticare di quando, in fuga dalla Francia che innalzava la tassazione sopra un certo reddito al 75% (legge dichiarata poi incostituzionale), è andato a rifugiarsi in Russia sotto la protezione di Vladimir Putin. Ecco da chi può aver contratto tutta questa intolleranza verso l’informazione. Un Paese dove gli oppositori politici e i giornalisti che criticano il potere vengono eliminati nel vero senso della parola: ecco il concetto di libertà di stampa che ha Depardieu. Je suis le son pauvre cervelle.

Anna Stepanovna Politkovskaja: era una giornalista porno?
Sulla definizione di “informazione pornografica” alzo le mani: non l’ho capita. Ho capito però che se è il sistema russo quello che piace tanto a Gerard Depardieu, allora forse è bene ricordargli la storia di un’eroina che ha pagato con il prezzo della vita la sua libertà. È stata uccisa per essersi opposta alle politiche dell’amichetto di Depardieu Vladimir Putin. Anna nacque a New York nel 1958 da genitori sovietici di nazionalità ucraina. Studiò giornalismo presso l’università di Mosca e dopo aver conseguito la laurea fu assunta dal più prestigioso giornale della capitale Izvestija. Nel 1998 si recò per la prima volta in Cecenia: a partire da questo momento cominciò a pubblicare numerosi libri contro l’operato di Vladimir Putin. E proprio per questo ricevette molte minacce di morte. Minacce che il 7 ottobre 2006 divennero realtà: Anna fu trovata morta nell’ascensore del palazzo dove abitava. Accanto al suo cadavere vennero rinvenuti una pistola e quattro bossoli. L’identità degli assassini, però, è ancora oggi ignota, anche se molti attribuiscono le responsabilità di questo omicidio proprio a Putin.
Stiamo parlando di una donna morta perché faceva il suo lavoro. In Italia sarebbe stata etichettata come giornalista “scomoda”, ma non è così. Anna era una giornalista e basta. Diceva sempre: “L’unico dovere del giornalista è scrivere quello che vede; io vedo tutto, questo è il mio problema”. Sono parole che non lasciano trasparire alcun dubbio: Anna sapeva a cosa stava andando incontro. Sapeva che quelle minacce avrebbero prima o poi trovato una concretezza. Sapeva di essere libera e che proprio per questo doveva essere fermata. “Bisogna essere disposti a sopportare molto per amore della libertà” diceva. Ma per qualcuno, forse, era solo una giornalista “pornografica”. 

Aggressività dei media? Ma mi faccia il piacere!
Si vede proprio che Depardieu non ci capisce molto di informazione, poveretto. Mi piacerebbe proprio che spiegasse a tutti dov’è tutta questa cattiveria della stampa. Così come dovrebbe spiegare a tutti cosa intende per “informazione pornografica”. O vedi mai che le cose siano collegate? Appena monsieur Depardieu avrà l’occasione di andare nella sua casa di Lecce, anziché lamentarsi della movida, andasse in edicola a farsi una bella scorta di giornali per tastare con mano la famigerata violenza dell’informazione. Eccone qualche piccolo esempio:
"D’Alema è il nuovo sex symbol… è un uomo che non si concede facilmente. Dunque, seducente… di fatto, Massimo D’Alema piace alle signore. Molto… […] Di lui piacciono… i completi grigio perla e le cravatte Marinella… Ma soprattutto il baffo timido da insegnante severo ma giusto, e quella magrezza da uomo parco, […]" (D- La Repubblica delle donne, 01/06/1996) 

"Veltroni è un millefoglie, un dolce a molti strati… E certo, sul dolce-Veltroni brillano stelline di glassa argentata: sono le sue imprese finite sui giornali e in tv…" (Claudio Altarocca, La Stampa, 29/06/1997)

"L’Italia comincia ad avere paura, sì, paura. Nel marasma generale essa avverte tuttavia che la presidenza della Repubblica ormai la sola sede possibile di identificazione della compagine nazionale, la sola fonte autorevole di decisioni libere e disinteressate per quanto possano esserlo decisioni umane. Tutto ciò si deve a Giorgio Napolitano. Possiamo allora chiedere sottovoce: perché rinunciare a un simile presidente?" (Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 31/03/2013)

"Un signore con la tazza di tè a Saigon… L’ufficietto frugale e di servizio a Palazzo Madama… I suoi ragazzi della Bocconi hanno portato i computer… La moglie è arrivata con la valigia di camicie pulite:il ricambio c’è, ora si tratta di capire se si può cambiare l’Italia." (Concita De Gregorio, La Repubblica, 12/11/2011)

"Ovunque andava, Renzi radunava folle che pareva un messia. L’abbiamo visto pronunciare discorsi della montagna e quasi moltiplicare pani e pesci in paesi ultraleghisti della Bergamasca e a Trani, nell’Emilia rossa e a Campobasso." (La Stampa, 14/02/2014) 

Che "merdacce" che siamo!
Nell’ultima parte del virgolettato riportato a inizio articolo, Depardieu parla di chi fa informazione nell’era del web come uno che fa merda. Sono assolutamente d’accordo col fatto che con l’avvento di internet sia diventato più difficile riuscire a distinguere una notizia vera da una falsa. Il che forse segnala anche un problema legato alla categoria dei giornalisti, ossia che tutti possono improvvisarsi tali. Prova ne sono io che pur non essendo un giornalista professionista scrivo comunque su un giornale online. Ma in ogni caso, bisognerebbe essere in grado di capire cosa è vero e cosa no. Per carità, a tutti può capitare di imbattersi in una bufala, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Altro che merda, da quando scrivo su questa testata ho segnalato il meccanismo subdolo della riforma costituzionale che renderebbe possibile la nomina a “nuovi” senatori di tutti 315 gli attuali senatori. Ho ricordato lo scandalo di Tangentopoli e tutte le leggi vergogna fatte dal centrodestra. Ho spiegato perché la Raggi ha fatto bene a dire no alle olimpiadi, ma che ha sbagliato tutto nel non-incontro con il CONI in Campidoglio. Ho cercato di fare informazione, insomma. Lo slogan di questo giornale infatti è proprio: “l’informazione come unico grande bisogno”. Qualcuno, invece, ci si pulirebbe il c... con i nostri articoli. 
Onorevole Gerard, ma mi faccia il piacere!

Matteo Menegol

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