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Il cemento invade le zone agricole in Lombardia, Veneto e Campania

Sono Lombardia, Veneto e Campania le regioni in cui la cementificazione ha modificato sostanzialmente il territorio. Nei dintorni di Milano esiste però anche una città che ha scelto di limitare questo fenomeno, preservando l'ambiente: si tratta di Cassinetta di Lugagnano, il primo Comune italiano a cemento zero. Lo sviluppo edilizio incontrollato degli ultimi anni ha fatto sì che l'asfalto abbia ormai coperto aree verdi e zone un tempo destinate all’agricoltura, un processo che è evidente soprattutto nelle città e nei grandi centri abitati, ma che si sta estendendo anche a paesi di più modeste dimensioni. 



L’annuale rapporto dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale ha messo in evidenza che l’utilizzo costante del cemento ha dei costi notevoli che gravano sulle spalle di tutti: la modifica degli ecosistemi provocata dalla costruzione di strade, parcheggi e aree industriali, la perdita di permeabilità dei suoli che è spesso una delle cause di frane e smottamenti, ma anche l’impatto sulla biodiversità hanno un prezzo che può variare - a seconda del terreno su cui vengono fatte le colate di asfalto - dagli oltre 500 milioni agli 825 milioni. 
Bisogna considerare però che trasformare le aree verdi in infrastrutture o spazi inurbati porta uno squilibrio nei sistemi naturali locali, basati sull’impollinazione, l’assorbimento di anidride carbonica o il mantenimento del microclima:  nelle regioni citate si sta assistendo in questo periodo all’utilizzo intensivo a scopo edilizio del suolo con effetti negativi che, secondo l’Ispra, hanno ripercussioni sulla maggior parte del territorio di queste entità amministrative. 


Per regolamentare l’uso dell’asfalto e mantenere le risorse ambientali sono già stati avviati a livello europeo dei programmi finalizzati a bloccare il fenomeno della cementificazione e a conservare una parte dei terreni destinati all’agricoltura, un piano che dovrebbe essere realizzato nei prossimi decenni. Per limitarne gli effetti negativi senza danneggiare l’edilizia le soluzioni migliori sono la ristrutturazione e il recupero  di strutture già presenti secondo i dettami della bioedilizia e dell’architettura sostenibile. 


Odette Tapella

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