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Il Movimento 5 Stelle e la perdita di rappresentanza politica in Italia

Il 20 settembre 2016 scandiva i primi tre mesi dall’insediamento della prima sindaca nella storia della Capitale, un traguardo storico e così concitatamente commentato dalla vincitrice alla chiusura del ballottaggio: "Lavoreremo per riportare la legalità e la trasparenza nelle istituzioni. Da domani mi auguro che tutte le forze politiche abbiano il buon senso di aprire un dialogo onesto sui problemi e le opportunità di Roma, sugli interessi reali dei romani. Io sono pronta a governare” (da La Repubblica del 20 giugno 2016).




Se il 20 giugno si è potuto parlare di traguardo storico per la Raggi, si deve però anche ammettere la forza di uno schieramento politico di riuscire ad arrivare idealmente a quella parte di cittadini romani che, giustamente scontenta ed amareggiata, si è convinta delle capacità dei grillini. E del resto anche buona parte dei cittadini italiani la pensano così poiché, sondaggi alla mano, il M5S è arrivato a sfiorare la quota del 30%. Come mai uno schieramento, nato effettivamente da così poco, riesce a scardinare quelli che sono i pilastri della “vecchia politica”? 

Forse la risposta risiede non tanto nelle qualità di un partito, ma nelle mancanze del popolo. Oltre a notare i dati struggenti dell’astensionismo alle urne (oltre il 45 %), dobbiamo prendere atto che questo Paese è stato governato per decenni da due schieramenti politici che si sono succeduti sistematicamente lasciando questa impronta di netta divisione di valori. Quello a cui siamo arrivati però, si allontana completamente da questo sistema infallibile, poiché nel mondo attuale non si può più parlare di scissione, e non si avvicina nemmeno a una perdita, ma ad una coesione, ad un reale miscuglio generazionale che ha portato alla condivisione di idee, pensieri, movimenti, libertà che negli anni '60 non erano immaginabili. 


Questo dovrebbe suscitare nel mondo politico qualche sussulto, un cambiamento così grande non potrà mai essere affrontato solo con il semplice abbassamento dell’età media in parlamento. Il problema reale che la politica e i suoi interpreti non hanno mai affrontato è la mancanza di un qualsiasi tipo di rappresentanza reale nei confronti dei cittadini, ciò per cui è nata. 
Ciò che succede oggi al M5S è semplicemente il frutto della mancanza di fiducia nella politica da parte degli italiani. Il rifiuto di volersi immedesimare nei problemi reali dei cittadini da parte della classe politica di questo Paese porta lo stesso cittadino a ripudiare quell’ideologia e a cercare su altri orizzonti la propria intenzione di voto. 
Giorgio Gaber, nel lontano 1973, cantava “Libertà è partecipazione”, quello che il Signor G ci voleva dire rende perfettamente la situazione attuale: se i lamenti di una politica non all’altezza si fossero trasformati in forza e voglia di cambiarla con le proprie idee, forse ancora cercheremo il bisogno sepolto di ritrovarci di nuovo in piazza, non a lottare, ma a discutere, a confrontarci e a crescere. 

Niccolò Inturrisi

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