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Il potere della siesta

Sono le due del pomeriggio, avete già mangiato e vi accingete a ritirare i piatti – se siete come me li lanciate nel lavandino, in attesa che arrivi la voglia di lavarli a salvarvi da tutto quel disordine e da quelle torri di Pisa di pentole e bicchieri – ma i vostri occhi si chiudono, vinti da una forza più potente di quella di gravità: ahi ahi, la potenza dell’abbiocco pomeridiano.



Quando siete troppo stanchi per qualunque altra cosa, quando la testa non ragiona più, quando gli stimoli si arrestano e le funzioni cognitive sembrano aver rallentato i loro usuali ritmi, è chiaro: è ora della siesta.
In passato associata a pigrizia, ora viene rivalutata: d’altronde comunque è una pausa che permette poi di rendere meglio nella restante metà della giornata.
Pochi sanno che organizzazioni conosciute a livello mondiale e campionesse in efficienza hanno dato molto peso alla pennichella pomeridiana: la Nasa la concede ai suoi piloti (sa che dopo sono più attenti e concentrati) e Google ha allestito le cosiddette “nap room” per chi è troppo assonnato e ha bisogno di chiudere gli occhi per un po’.
Ovviamente ci sono delle regole, affinché dia sollievo senza creare danni…


Deve essere fatta subito dopo pranzo – per non avere ripercussioni sul sonno notturno – e non deve durare più di mezz’ora – già venti minuti sono un toccasana per memoria, concentrazione e attenzione.
Nei week end?
Be’, la si può protrarre fino a un’ora e mezza – soprattutto se è stata una settimana dura e si ha del sonno da recuperare – che poi altro non è che un ciclo completo di sonno.
90 minuti di sonno in più hanno un gran potere anche a livello emotivo: rendono più felici, ottimisti e bendisposti.

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