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Referendum, le ragioni del sì non avrebbero ragione di esistere

Una settimana fa pubblicavo il mio primo articolo sul giornale dove elencavo tutte le ragioni per cui conviene votare no al referendum costituzionale. Il motivo principale è il seguente: non farci prendere in giro. Sono mesi ormai che su questo tema si danno battaglia il fronte del sì contro quello del no. Dopo quel mio articolo sono arrivate varie accuse al giornale, reo di essersi schierato. Il nostro caporedattore ha subito precisato che si trattava di una semplice analisi sulle ragioni per votare no. In quell’articolo ho semplicemente espresso la mia contrarietà a questa riforma citando tre passaggi della stessa falsi e/o molto pericolosi.


Il quesito referendario: di Renzi, Verdini, Berlusconi. Canta Maria Elena Boschi
"Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nulla Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016"?
Si dirà che è una libera scelta quella di votare sì o no al referendum: non c’è dubbio, non lo metto minimamente in discussione. Ciò che contesto sono i modi e le motivazioni che vengono utilizzate. Il mio articolo della scorsa settimana non elencava le “ragioni del no”, ma sbugiardava tutta una serie di bugie che, tra l’altro, sono contenute proprio nel quesito referendario.
La prima riguarda il superamento del bicameralismo paritario: si sostiene che con l’abolizione (finta) del Senato l’iter legislativo di una legge sarà molto più rapido e semplice. Non è vero. Di fatti, con la riforma costituzionale i sistemi di approvazione delle leggi passeranno da 2 a 10, in base alla materia trattata. E se un testo di legge riguarda più materie, qual è l’iter da seguire? Si dovrebbero mettere d’accordo i due Presidenti delle camere. Già, ma sono due: se uno la pensa in un modo e l’altro la pensa in un altro, come se ne esce? Domanda lasciata in stand-by.


Seconda bugia: riduzione del numero dei parlamentari. Non è vero neanche questo. Perché continuo a parlare di una “finta” abolizione del Senato? Perché, con l’approvazione della riforma, questo è quello che può accadere:
Attualmente la nostra Costituzione concede al Presidente della Repubblica la nomina di 5 senatori a vita per alti meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Nella riforma costituzionale sono due gli articoli dedicati alle nomine presidenziali. Il primo è l’art. 57 che afferma:
"Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica".
Il secondo è l’art. 59 che dice così:
"Il Presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati".
Attenzione: qui sorge un dubbio. Dato che nell’art. 59, a differenza del 57, non viene stabilito un numero limite di cittadini da poter nominare, cosa impedisce al Presidente della Repubblica di dare la nomina a tutti 315 gli attuali senatori? Nel corso della nostra Repubblica moltissimi politici sono stati nominati senatori a vita per meriti in campo sociale. Dato che non viene posto alcun limite numerico e la cosa è in conformità con la nuova Costituzione, non ci sarebbe alcun problema.
E se anche si dovesse sollevare la questione di legittimità costituzionale, i giudici della Consulta non potrebbero dichiararla incostituzionale, essendo la maggior parte in quota maggioranza. Infatti su quindici giudici, 5 vengono nominati dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative, 2 dal Senato, 3 dalla Camera (dove il governo avrà una maggioranza più che sicura) e 5 dal Presidente della Repubblica. Il quale sarà anch’egli in quota maggioranza, poiché i numeri della Camera peseranno molto di più rispetto a quelli del Senato: 630 contro 100. Ed è alla Camera che la maggioranza conta.
Ricapitolando: 3 giudici nominati dalla Camera (ossia dalla maggioranza di governo) + 5 nominati dal Presidente della Repubblica (eletto in quota maggioranza grazie ai numeri alla Camera) fanno 8 giudici costituzionali contro 7. Dunque, anche volendo, un eventuale ricorso non passerebbe.
Terza bugia: contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni. Non è vero nemmeno questo, tanto per cambiare. Innanzitutto perché i sindaci e i consiglieri regionali percepiscono già uno stipendio. In più godranno dei rimborsi per le spese di viaggio. A essi poi va aggiunta tutta la servitù: portaborse, segretarie, autisti, ecc. Senza contare che, se si dovesse avverare quel che ho descritto nel punto precedente, i senatori da mantenere sarebbero cento in più rispetto a quelli attuali. E ad essi va aggiunto il personale del Senato, che, in ogni caso, resterebbe lì al proprio posto.
Ultima cosa (che però non mettono mica nel quesito referendario): i nuovi senatori godranno tutti dell’immunità parlamentare. E a usufruirne per primi chi saranno? Tutti quei consiglieri regionali nei guai con la giustizia. E nelle Regioni non mancano di certo.
Ma la lista potrebbe continuare: innalzamento del numero di firme per le leggi di iniziativa popolare da 50 a 150 mila; innalzamento del numero di firme per i referendum da 500 a 800 mila; la stabilità politica non dipende da quante Camere danno la fiducia al governo, ma dalla compattezza della maggioranza che lo sostiene.

Le irragionevoli ragioni del sì
È bene ribadire un concetto basilare: siamo in democrazia dunque ognuno è libero di votare quello che gli pare. Ma, alla luce dei fatti, mi piacerebbe tanto sapere quali sono le ragioni per cui un cittadino dovrebbe approvare una riforma che altro non è se non una svolta autoritaria del nostro sistema democratico.
Mi spiego meglio: se nella riforma costituzionale (non nel quesito referendario, nella riforma) avessero previsto un vero superamento del bicameralismo paritario, allora in quel caso sì che ci sarebbero potute essere delle ragioni per votare sì. “Io trovo più efficiente il monocameralismo”. “No, il bicameralismo è una garanzia in più”. Ma quando ci si trova di fronte a una domanda che nasconde volontariamente tutto il marcio di questa riforma, mi domando: come si fa a farsi prendere in giro così? A meno che uno non sia esplicitamente contro l’attuale Costituzione e il sistema democratico da essa previsto. Non a caso ho utilizzato l’aggettivo “irragionevole”, ossia “contrario alle più elementari esigenze”. Per esempio la democrazia? Forse allora avrebbero dovuto scrivere:
"Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il finto superamento del bicameralismo paritario (perché del Senato aboliamo soltanto le elezioni), la finta riduzione del numero dei parlamentari (perché gli attuali senatori potranno comunque tornare tutti al proprio posto), il finto contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni (perché il Senato rimane lì dov’è e i consiglieri avranno diritto ai rimborsi per sé e tutti i loro assistenti oltre che all’immunità parlamentare)"?

P.S: se avete qualcosa da ridire, attaccate pure me personalmente e lasciate stare chi con grande passione per l’informazione mi dà la possibilità ogni giorno di scrivere tutto quello che penso.

Matteo Menegol

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