Ultime Notizie

Olimpiadi a Roma: cosa è giusto e cosa è sbagliato

Dopo tutte le polemiche a mettere una pietra sopra la vicenda sembra essere il baciamano del Presidente del CONI Giovanni Malagò alla sindaca di Roma Virginia Raggi. Anche il Presidente Renzi, ospite a Otto e mezzo, dichiara chiusa la vicenda, negando l’ipotesi di qualunque piano B per svolgere comunque i giochi olimpici nella capitale. Ora dunque l’Italia è divisa in due: chi dice che la Raggi ha fatto bene a rinunciare e chi dice che è stato un clamoroso errore. In un’intervista al Corriere della Sera Luca Cordero di Montezemolo, Presidente del comitato promotore dei Giochi Olimpici di Roma 2024, sulle Olimpiadi ha dichiarato che spera che “prevalga sulla logica di partito la volontà di cogliere un’opportunità”.  Anche se in realtà da cogliere c’è ben poco.



Giusto rinunciare: il problema sono i costi, non i ladri
La campagna elettorale romana si è basata fondamentalmente sul tema delle Olimpiadi, e Virginia Raggi su questo si è sempre detta contraria. Trovo però che sia stato un incredibile autogol per lei promettere di indire un referendum su questo. Quel referendum stava già andando in scena: Raggi per il no, Giachetti per il sì. Chi ha votato sapeva benissimo quali erano le loro posizioni e non penso che abbiano cambiato idea in soli tre mesi.
Virginia Raggi ha utilizzato la motivazione più corretta, dal mio punto di vista: “è da irresponsabili”. Calcolando che Roma ha già un debito di oltre 13 miliardi (si pagano ancora i costi sostenuti per i Giochi di Roma 1960) e che eventi di questo genere richiedono un investimento analogo, la domanda è: ne vale la pena? Se poi a tutto questo aggiungiamo il fatto che i costi stimati non corrispondono mai a quelli sostenuti, come ha dimostrato la ricerca condotta dall’Università di Oxford, a maggior ragione c’è da rinunciare all’istante.
“Come si fa a pensare che tra 8 anni Roma viva ancora in emergenza?” si è domandato Montezemolo. Beata ingenuità. L’attuale debito del comune di Roma ha subito un’impennata clamorosa a partire dal 1993 con l’avvento in Campidoglio di Francesco Rutelli: circa 900 mila euro al giorno. Poi è arrivato Veltroni e il debito è continuato a salire di oltre 416 mila euro al giorno. Infine Alemanno: 450 mila euro giornalieri. Arriviamo dunque al 2013: 20 anni. È possibile dunque risanare il debito in meno della metà del tempo durante il quale esso è stato creato? Per Montezemolo evidentemente sì. Si accomodi allora e ce ne dia prova. Prima, però, se volesse rispondere dei disastri provocati dai mondiali di calcio Italia '90 e di quel debito che ci siamo accollati per venticinque anni sarebbe forse opportuno.


Il problema, dunque, non sono i ladri. Avrebbe ragione Renzi quando afferma che “i 5 stelle ammettono di non saper cambiare le cose”, ma il discorso qui è un altro. Sempre nell’intervista a Otto e mezzo dell’altra sera, Renzi ha ricordato il percorso fatto per Expo 2015. “Quando sono arrivato a Palazzo Chigi, tutti mi dicevano di non fare l’Expo. In otto giorni abbiamo messo Cantone all’Anac, lavorato con la Procura di Milano e cacciato i ladri: l’Expo è stato un successo”.  Ma sarà tutto vero? L’intervento della politica sulle tangenti è arrivato (come sempre) dopo quello dell’autorità giudiziaria; a cinque giorni dall’inaugurazione c’erano ancora ben 24 padiglioni da completare (tra i quali il padiglione Italia), che poi sono stati completati nel corso dell’evento in fretta e furia con il camouflage ammesso dallo stesso Renzi e dall’allora commissario unico ed attuale sindaco di Milano Giuseppe Sala; l’Expo è costato 2 miliardi e ha incassato intorno ai 600 milioni di euro. Tutti bilanci in perdita: economico, edilizio e morale.

Sbagliato il comportamento della Raggi nei confronti di Malagò
Come dicevo prima, il baciamano di Malagò pare aver messo la parola fine alla polemica. Una polemica piuttosto aspra, specie nelle ultime ore. Perché al di là delle valutazioni sull’opportunità dell’evento, ciò che ha colpito più di tutto è stato l’atteggiamento assunto dal Movimento 5 Stelle.
L’appuntamento è fissato per le ore 14:30. Il Presidente del CONI fa il suo arrivo in Campidoglio e poi, dopo circa mezz’ora, esce molto seccato: “Ci ha paccati, non è venuta” - dichiara. Nella conferenza stampa pomeridiana per ufficializzare il no alle Olimpiadi, la Raggi si giustifica dicendo che ha avuto un imprevisto e che la scelta di rinunciare all’incontro è stata determinata dalla delegazione del CONI che ha deciso di andarsene. Il giorno stesso la sindaca viene sbugiardata da un video che la ritrae a pranzo insieme all’assessore alla mobilità Linda Meleo. “È arrivata intorno alle due ed è rimasta una mezz’oretta” ha affermato il gestore del ristorante. Un po’ come nei film dove uno arriva all’ultimo, tutto trafelato mentre l’altro ha appena girato i tacchi. Tempismo perfetto.
L’altro grosso errore commesso dai grillini è stato dire di no allo streaming richiesto dal CONI: “E' un incontro privato” ha detto la Raggi. Incontro privato? Stiamo parlando delle Olimpiadi che riguardano Roma e i cittadini romani che hanno tutto il diritto di sapere. Mi domando da quando sia passata la moda delle riunioni in streaming. Hanno massacrato (giustamente) tutti gli altri partiti in questi anni perché si accordavano nelle segrete stanze del palazzo, e ora che sono loro alla guida del Comune parlano di incontri privati. Oltretutto, non lo avesse saputo nessuno di questo incontro: era già stato annunciato il giorno precedente. Con tutta l’attesa e la tensione che si era creata rispondere “sono affari nostri” non ha certamente giovato alla sua immagine. O forse si era confusa con il pranzo.

Matteo Menegol

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.