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Un viaggio nel tempo: Santiago di Fernando Zanni

Introspezione, religione, comprensione, viaggio nel tempo, raccolta di racconti a metà tra fiaba e realtà. “Quest’opera, composta da scritti più o meno lunghi dai contenuti vari, accompagna il lettore in un viaggio della mente, inizialmente attraverso lo spazio e poi attraverso il tempo” troviamo scritto nella prefazione, e ciò non potrebbe essere più vero. Ed è incanto.
Nessuno ci spiega che, a mano a mano che la lettura andrà avanti, finiremo in mondi paralleli, interessanti e dettagliati; nessuno ci spiega che sarà l’immaginazione, a farla da padrona; nessuno ci spiega che quasi ci sembrerà di immaginare i protagonisti, le loro emozioni e i loro modi di essere. Nessuno ci spiega la magia insita nelle parole, altamente riflessive, e nei contenuti dal carattere psicologico – che recano l’ambizione di provare a spiegare l’animo umano nelle sue immense e varie sfumature. Nessuno ce lo spiega, non nei dettagli almeno. Ma ciò è un bene: quando capiremo di avere davanti un viaggio nel tempo, tutto sarà migliore.


Stress, ansia e depressione sono le patologie più diffuse tra gli esseri umani, in questo mondo marchiato 2.0, frenetico e privo di valori. La gente è convinta di riuscire a vincere l’ansia della vita moderna – vita passata a rincorrere la felicità piuttosto che a godere dei giorni di sole – scappando. Non capisce che per evadere dalla routine quotidiana basta un libro che incanti, che porti a sognare. Ecco quello che accade, quando si legge Santiago.
Si tratta di una raccolta di racconti, come anticipato.
Il racconto che dà il nome all’intera raccolta è un’accurata descrizione del viaggio alla volta di Santiago de Compostela. Manuel, il nostro protagonista, si mette in marcia mosso da una religiosità profonda. Tiene, durante il cammino, un diario minuzioso. Mentre narra dei posti che vede e dei chilometri che lo separano dal traguardo, fa un tuffo in ciò che è stato e non è più.
Era un torero, nel passato. Ricorda ancora l’emozione di trovarsi dinanzi a un toro, la sensazione di forza mista a paura, di potere misto a fragilità.


“Un toro indemoniato mi venne incontro, puntando la mia persona come un ariete impazzito, e la folla si era alzata in piedi per incoraggiarmi.”
Attimi di panico che, accompagnati dalle grida degli spettatori, si mescolano all’adrenalina. Ma, presto, per il toro la vita vola via – insieme a quel barlume di dignità che ha provato a difendere con unghie e denti.
“Poi cadde su un fianco, era quasi asfissiato dalla sua stessa emorragia interna mentre rimaneva ancora retto a fissarmi, fin quando posò la testa dritta con orgoglio sul suolo della sabbia insanguinata.”
Manuel, a quel ricordo, quasi lacrima. Il suo è quasi un cammino di redenzione, un’espiazione che non troverà mai – ne è certo. Il toro, nel suo immenso orgoglio, viene umiliato, durante le corride, viene mutilato e infastidito. E per quale motivo? Affinché la sua fine sia eclatante per chi guarda?
“Tuttavia, cresceva in me una forte sensibilità alle cose, fino a quando una volta fui casualmente informato che un toro Miura, a me destinato, era stato picchiato con sacchi di sabbia alle reni; poi gli avevano cosparso della trementina sulle zampe così da renderlo irrequieto, facendogli perdere il controllo dell’arena. Seppi che posero della vasellina sugli occhi per vedere annebbiato e ancora, quei vigliacchi misero delle toppe nelle narici e nella gola per non farlo respirare. La goccia che fece traboccare il vaso e mi fece imbestialire quando un giorno nell’arena, al passare del toroal mio fianco, mi ferirono la mano destra degli aghi che gli avevano conficcato nel corpo.”
Trattamenti disumani, abominevoli; un animale fiero come il toro mortificato, sminuito. Il sapore del suo sangue, però, tormenta Manuel che non sa quando potrà trovare la pace. Nelle sue parole, fatte di comprensione e cambiamento, possiamo trovarla persino noi, auspicando un finale lieto per quell’anima buona che ha compreso che nella vita conta essere buoni e avere un briciolo di umanità.
Tutti i racconti hanno un valore recondito, una perla. Possiamo immedesimarci in ognuno dei personaggi, possiamo provare le loro stesse emozioni, i loro stessi sentimenti.
Ci scopriamo innamorati della Gioconda, come il famoso Vincenzo Peruggia. La guardiamo con i suoi occhi, la rimiriamo e la desideriamo dinanzi a noi.
“Io la trovo stupenda e passo ore dedicandole l’adorazione, e, nonostante io abbia disinteresse per molte cose, sono invece concentrato a osservare i lineamenti del suo viso, meravigliosi e audaci. La Gioconda è generosa e gentile, mi guarda con gli occhi di chi sa di essere osservata e mi fa presagire grandi promesse, ma, anche se non si avvereranno mai, mi rende partecipe dei suoi sogni.”
Lui la ama, nello stravagante modo con cui un uomo può amare un dipinto – eccentricamente e senza alcuna logica. Ne ammira i lineamenti, la squadra, le parla, proprio come si fa con un partner in carne ed ossa. Tuttavia, nonostante per mesi l’abbia tenuta accanto a sé, non stenta a prendere una decisione importante, malgrado sia rischioso.
Ci troviamo incantati dalla storia del principe Gil. La saggezza e il mistero di nonno Abel ci rapisce, trasportandoci lì, accanto al fuoco mentre, con la sua voce pacata ma chiara, racconta una storia ai limiti della magia. Ha tanti, troppi anni – nessuno sa con esattezza quanti – e un carisma unico, una personalità imponente. Siamo nel nostro divano, a leggere con calma la vicenda, ma a noi sembra di essere con i ragazzi accanto al “fuoco acceso e scoppiettante”, pronti per “una nuova avventura”. Un re buono, una regina senza troppa voglia di essere umile, umana. La magia, filo che unisce ogni vicenda senza speranza. Una foresta rossa, misteriosa e fantastica. Ingredienti necessari per il successo. La fine arriverà troppo presto.
Tifiamo per Davide, pur sapendo già che avrà la meglio su Golia – siamo abituati a studiarlo, seppure questa vicenda sia descritta in modo sensibile e pieno di emozione.
Leggeremo con interesse della scoperta archeologica e della povera fine della scultura di legno della giovane nella tomba di Tutankhamon. I fatti ci verranno raccontati con gli occhi di Carter, colui che fece l’imponente scoperta, e noi lettori, a cui è data l’opportunità di avere tra le mani questo testo, vedremo la fortuna scorrere dinanzi ai nostri occhi come accadde a lui.


Ci divertiamo a leggere di Giacomo, Miriam e Ciro. Sono in vacanza nella bellissima Sardegna – una terra meravigliosa e speciale e vi assicuro che non sono di parte, o forse solo un pochino – e pregustano un riposo senza se e senza ma.
“L’intento comune era chiaro per tutti, un luogo sereno nella natura spartana e semplice in un mare spettacolare.”
Mentre passano le loro giornate all’insegna del godimento del paradiso in terra, trovano una pietra. Si accorgono subito che non è una pietra normale: è in grado di far viaggiare nel tempo. Cosa si prova a tornare indietro fino a conoscere Annibale? Quale strana ansia può stringere il petto di chi vede dal vivo l’Homo Sapiens?
Tremiamo per Lucy, morta 3,4 milioni di anni fa, e per la piccola Selam. In questa vicenda, la realtà viene unita alla fantasia con un gioco capace di stregare. Particolarmente interessante è il modo di fondere fatti scientifici con fantasiose supposizioni che proprio nel loro essere al limite recano la propria dolce e forte rarità.
Per ultimo, ma non come importanza, c’è il racconto “Grandi anime solitarie”. In questo racconto c’è un grande quesito e una paura che odora di ansia.
“E che quest’opera sia pervasa da un profondo desiderio di conoscenza, che vada oltre i meri dati, lo dimostra anche il racconto Grandi anime solitarie, nel quale si percepisce chiaramente quel senso di aspirazione superiore del sapere che solo gli spiriti eletti possono provare.”
Per concludere, posso dire che ci sono molti modi per viaggiare nel tempo. Diciamo che questo libro è la nostra pietra: così come i protagonisti di “La spirale meravigliosa” – analizzato poc’anzi – usano una pietra per teletrasportarsi all’epoca dei Mammut, noi possiamo usufruire di questo libro. Stravaccati nel nostro divano preferito con, tra le mani, un tè ghiacciato che ci rinfreschi, possiamo volare in epoche diverse, potendo provare le emozioni dei protagonisti. Eccolo, il valore della lettura.




FERNANDO ZANNI nasce a Tradate, nella provincia di Varese. Dedica gran parte della sua vita all’attività di orafo, mediante la quale può esprimere la sua creatività e la sua fantasia. Viaggia molto ed è particolarmente affascinato dall’India: in questa terra, caratterizzata da una cultura controversa e profonda, non esaurisce la sua fame di conoscenza. Scopre che mediante la scrittura si può, non solo imparare, ma anche comunicare le sensazioni nascoste nel cuore e nell’anima.

TITOLO: SANTIAGO
AUTORE: FERNANDO ZANNI
PAGINE: 164
CASA EDITRICE: BOOKSPRINT EDIZIONI
ANNO: 2016

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