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A che punto è la civiltà nell’era dei social?

Da anni ormai i social network occupano un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Con la diffusione degli smartphone poi tutto si è facilitato: del resto oggi tanti di noi girano per strada con il telefono incollato alla mano immortalando qualsiasi momento della giornata per poi condividerlo con altre milioni di persone. Tutto è accessibile a tutti. Il che però ha anche i suoi lati negativi. Anzi, uno sopra tutti che però è molto grave: l’anonimato. Senza far sapere la propria identità, chiunque può scrivere tutto quello che gli passa per la testa. Anche le cose più becere e volgari. L’osservatorio Vox ha monitorato la rete per sei mesi arrivando a stilare la prima “mappa dell’intolleranza”: in essa vengono analizzati i comportamenti degli utenti che gli esperti chiamano “haters”, ossia coloro che provano odio. Ma sarà odio vero? Personalmente credo proprio di no. L’hater non è altro che colui che si diverte a lasciare i commenti rivoltanti in genere su tematiche molto delicate: immigrazione, omosessualità, religione. Questi sono i terreni da gioco nei quali questi utenti riescono sempre ad esprimere il meglio di sé, ossia il peggio della nostra società.


Islamofobia
In Italia la categoria più attaccata di tutte sui social è la comunità islamica. Su oltre 5 milioni di cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, un milione e mezzo sono musulmani. Questi vengono apostrofati con insulti ad hoc che richiamano ai recenti attentati, di Parigi prima e di Bruxelles poi, e ai loro responsabili. Nell’ordine terrorista, marocchino – che non si capisce cosa c’entri dato che indica una nazionalità: sarebbe come se all’estero cominciassero a far passare l’aggettivo “italiano” come insulto. Ma visto come si comporta una parte del nostro Paese forse non avrebbero tutti i torti – jihadista, tagliagole, magrebino, beduino e vucumprà sono gli epiteti più utilizzati in rete contro chi si professa musulmano. Come si può notare dal grafico della ricerca, questo tipo di intolleranza è diffusa a macchia di leopardo sul nostro territorio: Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio e dintorni ed infine una discreta parte della Campania. Secondo i dati, circa il 40% degli italiani si trova a disagio con una persona musulmana, il 16% individua in loro i principali responsabili degli attacchi terroristici che hanno recentemente sconvolto l’Europa e sette italiani su dieci che si ritengono di destra hanno una concezione negativa del mondo islamico e dei suoi appartenenti.
Se dicessi di essere stupito di fronte a queste cifre direi una bugia: cosa ci si può aspettare da un Paese che dà il proprio voto a chi approfitta di eventi come gli attentati di Parigi e Bruxelles per fare propaganda anti-islamica? Quello che mi fa sorridere di più è che sono le stesse persone che vanno in giro a fare i presepi e a difendere la tradizione cattolica (dimenticando che siamo un Paese laico, ma va beh): forse è il caso che lor signori diano una rilettura la Vangelo prima di poter sentenziare sulle religioni altrui.



Sessismo
La seconda categoria più nel mirino dei codardi digitalmente avanzati è quella delle donne. In Italia oltre 6 milioni e 700 mila donne sono vittime di abusi fisici o sessuali: praticamente una donna su tre in età compresa tra i 16 e i 70 anni. Per non parlare dei femminicidi: in media viene uccisa una donna ogni due giorni, per un totale di oltre 170 donne uccise ogni anno. Di queste il 77% vengono ammazzate tra le mura di casa, ossia vittime del proprio coniuge. Oltre 3 milioni di donne hanno subito stalking, talvolta anche in rete: il 25% della popolazione femminile totale. Gli insulti più diffusi sono: puttana, troia, cesso, zoccola, vacca, cagna, mignotta, cicciona e bagascia. È interessante vedere che sono relativamente poche le aree geografiche da cui parte questo fenomeno (tre in particolare: confine nord tra Lombardia e Piemonte, Lazio e Napoli e provincia), ma l’intensità è assai alta.
Di certo l’Italia non brilla per “galanteria”: basti pensare che fino a settant’anni fa le donne non avevano diritto di voto. Col passare del tempo, specie negli ultimi anni, si è diffusa la convinzione per cui la meritocrazia nel mondo femminile non esiste. Se una donna riesce a fare carriera è perché ha venduto il proprio corpo al suo superiore. Se consideriamo sempre che in questo Paese abbiamo votato un gruppo dirigente con una considerazione della donna che neanche all’età della pietra, si possono allora capire molte cose.


Disabilità
Il 5,5% della popolazione italiana è rappresentato dai disabili, i quali riescono a conquistare il podio dei più insultati sui social. Qui si vede proprio il patriottismo: in tutta la penisola i cittadini pare vogliano dimostrare tutto il proprio odio verso queste persone. Demente, ritardato, zoppo, handicappato, spastico, mongoloide, quattrocchi, cecato, cerebroleso, storpio: ecco la top ten che raccoglie i migliori (in)successi del web. Più del 50% delle famiglie con un disabile non ha a disposizione sufficienti risorse: di fatti soltanto il 6% dei disabili è riuscito a trovare un posto di lavoro, cioè meno di una persona su cinque. 561 mila famiglie, per fronteggiare i costi, si sono dovute indebitare qualora i risparmi non fossero abbastanza, o addirittura vendere la propria casa.
Riguardo questo passaggio ho solo un appunto da fare: perché i soldi per queste persone non si trovano mai, ma quando si tratta di costruire ponti o comprarsi un nuovo aereo di Stato magicamente saltano fuori? Non è demagogia: è buon senso.

Razzismo
Appena fuori dal podio troviamo i migranti e i rom. Negro, albanese (vedi sopra), zingaro, rumeno (vedi sopra), terrone, kebbabaro (però a chi glielo prepara il kebab mica lo dicono) e crucco: questi sono gli insulti più comuni. qui però sorge un’obiezione: l’hater, povero ignorante, non sa che per extracomunitario non si intende soltanto chi proviene dall’Africa, ma anche un americano, un australiano,un canadese. L’Italia più razzista si annida, bene o male, nelle solite aree geografiche: Piemonte e Lombardia sul confine, Veneto, Lazio e Campania. Il 30% delle discriminazioni viene fatto proprio online. Il 45% dei giovani compresi tra i 18 e i 29 anni si considera xenofobo; il 42% degli italiani si trova a disagio con persone “di colore”, di origini asiatiche e di un gruppo etnico diverso. Inoltre, siamo il paese europeo che più odia i rom.
Anche in questo caso non mi stupisco affatto. Vi consiglio però di leggere il mio articolo sul problema dell’immigrazione e potrete appurare che chi oggi esulta quando un barcone affonda e muoiono centinaia di persone è il principale responsabile della situazione. Riguardo poi ai rom, è stato certificato che in Italia vivono circa 180 mila tra rom e sinti: la metà di essi è in possesso della cittadinanza italiana e i 4/5 vivono in regolari abitazioni, studiano, lavorano e conducono un'esistenza come quella di ogni altro cittadino. Anche qui però se bisogna prendere voti certe cose è meglio non farle sapere.

Antisemitismo
Partiamo col dire che anche in questa categoria gli italiani sono i più antisemiti d’Europa: un italiano su cinque ha pregiudizi nei confronti degli ebrei. Negli ultimi anni c’è stata una continua crescita di matrice antisemita nella rete: ad esempio, su Facebook sono stati creati oltre 150 nuovi profili che attaccano in continuazione la comunità ebraica. Di fatti 35 casi di antisemitismo su 90 hanno origine sul web. La Lombardia è una delle zone dove è presente un elevato tasso di antisemitismo, ma l’area dove si annida di più resta la città di Roma e gran parte del centro Italia. Ci ricorderemo tutti dell’episodio della testa di maiale recapitata alla Sinagoga di Roma.
Mi sono sempre domandato sin da piccolo che cosa abbiano mai fatto di così tanto grave gli ebrei per meritare tutto quest’odio nel corso della storia: dalla deportazione, alla diaspora, fino ai campi di concentramento nazisti. E anche adesso, nell’era del digitale, sono tra le principali vittime di razzismo.


Omosessualità
Frocio, finocchio, checca, ricchione, culattone, pompinaro, bocchinaro: questi sono gli insulti più utilizzati dagli omofobi, che anche guardando il grafico sono presenti in tutta Italia alla fine. Nel nostro Paese un omosessuale su quattro è stato vittima di violenza: quasi il 30% degli italiani sostiene che è meglio non rivelare il proprio orientamento sessuale; la maggior parte degli italiani non vorrebbe vedere un omosessuale insegnare nelle scuole; infine, il 56% degli italiani ritiene che gli omosessuali dovrebbero essere più discreti.
Credo che quest’ultima affermazione sia lo spartiacque della vicenda. Personalmente mi trovo d’accordo tutto sommato col fatto che certi atteggiamenti sarebbe meglio evitarli, per la semplice ragione che sono inutili. Se ti piacciono le persone del tuo stesso sesso sei liberissimo/a di dirlo o meno, ma non c’è bisogno di atteggiarsi per farsi notare. Credo che buona parte dell’omofobia italiana nasca anche da quello, oltre che dall’ignoranza, ovviamente.

Conclusioni
Dopo aver riletto tutto quanto, la domanda che mi pongo è: perché? È fin troppo semplice come domanda, eppure se chiediamo a questi giganti della volgarità il motivo delle loro azioni sono convinto che non saprebbero rispondere. Cerco di ragionare sull’opportunità della cosa: va bene, hai insultato un musulmano, e poi? Hai attaccato una donna, e poi? Hai offeso un disabile, e poi? Cosa ti torna in tasca dopo aver sparato a destra e a manca i peggiori insulti? Ti crea problemi se qualcuno crede in Allah o prega più volte al giorno rivolto verso La Mecca? Ti crea problemi che una donna sia donna? Ti crea problemi che una persona non possa camminare? Evidentemente sì.
Per il principio dei vasi comunicanti, quei problemi passano da chi li deve affrontare ogni giorno a te che potresti tranquillamente farti gli affari tuoi: vedi che chi è davvero problematico sei tu, caro hater?

Qui le mappe di Vox contro l'intolleranza

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