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Anoressia nervosa: come riconoscere i sintomi

L'anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal rifiuto del cibo, che nasce per la paura morbosa di ingrassare; il comportamento tipico della persona anoressica consiste in una riduzione costante e morbosa della quantità di cibo assunto oppure in vere e proprie abbuffate immediatamente seguite da vomito auto-provocato, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, attività fisica e continua con l’obiettivo di perdere peso. Alla base dell’anoressia e degli altri disordini alimentari ci sono molteplici fattori, di natura biologica, genetica, ambientale, sociale e psicologica che portano il paziente a sopravvalutare l’importanza della propria forma fisica.
La caparbia volontà di mantenersi sotto un peso normale, conduce allo sviluppo di una repulsione ossessiva nei confronti del cibo che dilaga fino a scatenare i sintomi fisici dell'anoressia conclamata: peso corporeo sotto i limiti di normalità (inferiore all'85% del peso ideale, BMI inferiore a 1,75 kg/m2), magrezza patologica, bassa temperatura corporea, fragilità di unghie e capelli, osteopenia, alopecia, riduzione del volume del seno, ipotensione, pelle secca, aspetto debilitato/cachettico, ritardi mestruali e amenorrea (ritardo di almeno tre cicli mestruali consecutivi).
Nella maggioranza dei casi l'anoressia insorge nell'adolescenza, ma il disturbo può presentarsi anche più precocemente (già nell'infanzia) oppure dopo i 40 anni. A esserne interessate sono soprattutto ragazze e giovani donne, ma negli ultimi anni, la diffusione della malattia è in aumento anche tra i ragazzi.



Tra le ragioni che possono portare allo sviluppo dell’anoressia vi è l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari o la sensazione di essere sottoposti a pressioni o aspettative eccessive. In alcuni casi, al rifiuto del cibo si associano comportamenti auto distruttivi come l’abuso di alcol e droghe. Uno dei fattori che possono spingere a intraprendere una dieta eccessiva è la necessità di corrispondere a un canone estetico che esalta la magrezza, come spesso propongono giornali e televisioni.
Gli effetti della malattia sono molto pesanti infatti essa provoca danni permanenti a molti organi: fegato, apparato digerente, cuore, reni, ossa, denti e gengive. Inoltre può indurre disidratazione, problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione, blocco della crescita, emorragie interne, ipotermia e ghiandole ingrossate.


Dal punto di vista psicologico invece l’anoressia provoca depressione, basso livello di autostima, senso di colpa, sbalzi di umore, difficoltà nelle relazioni umane. Se non viene trattata in tempo in maniera adeguata può portare alla morte per suicidio o per arresto cardiaco. Essendo una malattia complessa, richiede un trattamento non solo alimentare ma anche psichico in modo da rendere il paziente in grado di gestire il proprio stress emotivo e di ristabilire un equilibrato comportamento alimentare.
La cura dell’anoressia deve essere effettuata da una équipe multidisciplinare, composta da medici (con competenze internistiche e psichiatriche), psicologi-psicoterapeuti, dietisti e personale infermieristico. Il ricovero in strutture ospedaliere di riabilitazione intensiva ha una lunga durata (90 giorni).

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