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Austria, la casa natale di Adolf Hitler sarà abbattuta


Al numero 15 di Salzburger Vorstadts, una delle strade di Braunau-am-Inn, cittadina austriaca al confine con la Germania, sorge una palazzina gialla a due piani. Graziosa, elegante, una dimora storica come molte altre, se non fosse che il 20 aprile 1889 in quella casa nacque uno degli uomini che hanno fatto tremare come pochi il mondo intero: Adolf Hitler. Mente diabolica, responsabile di crimini indescrivibili e di azioni ripugnanti, il dittatore tedesco è oggi l’emblema del razzismo e dell’eccidio di massa. E per cancellare l’onta di un ricordo che pesa come un macigno sulla storia tedesca degli ultimi anni, il ministro dell’interno austriaco Wolfgang Sobotka ha annunciato che la casa natale del Fuhrer verrà abbattuta.


La disputa sulle sorti della palazzina era aperta da anni. L’attuale proprietaria, Gerlinde Pommer, discendente della famiglia che a fine Ottocento aveva affittato la casa alla famiglia Hitler, si era sempre rifiutata di venderla. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, “dal 1972 lo Stato le corrispondeva un contratto di affitto da 4600 euro al mese, che prevedeva che l’edificio venisse usato solo a scopi socio-educativi”. Una riqualificazione, insomma, di quella che era stata la culla del dittatore e la sua prima finestra sul mondo. Ma ciò non ha convinto il governo austriaco, poiché pare che in occasione dell’anniversario della nascita del Fuhrer, il 20 aprile di ogni anno, sotto quella casa si verificasse un vero e proprio pellegrinaggio di neonazisti. Di qui, la decisione del governo di recidere ogni legame tra l’abitazione e la memoria ed il culto del dittatore attraverso un’azione di esproprio avviata lo scorso luglio, culminata con la recentissima conferma della demolizione. “La casa di Hitler sarà distrutta, le fondamenta potranno essere conservate ma un nuovo edificio sarà costruito sul posto. È necessario un cambiamento radicale per evitare in modo permanente il riconoscimento del significato simbolico del palazzo”, ha spiegato il ministro dell’interno austriaco.


Tuttavia, nonostante la giustificabile volontà del governo di porre fine ai pellegrinaggi neonazisti, resta il dubbio sull’effettiva validità ed efficacia di un provvedimento simile. La storia degli uomini è fatta di conquiste, di vittorie, di progressi ma anche di pagine dure, violente, insanguinate ed amare da ricordare. È innegabile che l’uomo sia egli stesso una commistione di bene e male, di amore e di odio, di pace e di guerra. E così anche la sua coscienza storica. Certo, bisogna ricordare i fotogrammi più luminosi del passato che hanno permesso alla civiltà odierna di raggiungere moltissimi traguardi. Ma è, allo stesso tempo, necessario e doveroso guardare anche quei fotogrammi bui, che a volte ci suscitano orrore ma che ci aiutano a non dimenticare. Lo slogan che accompagna la giornata della memoria delle vittime dell’Olocausto che ricorre il 27 gennaio recita, infatti: “Per non dimenticare”.


La domanda da porsi allora diventa: abbattere e demolire quella casa è sufficiente ad impedire un culto postumo di una delle figure più temibili della storia? Oppure è un danno piuttosto alla coscienza civile europea che si vede privata così di un pezzo di storia? Non sarebbe opportuno una riqualificazione in chiave storico-educativa dell’edificio per permettere ai visitatori di conoscere meglio la vita del Fuhrer e creare un’occasione unica per comprendere a fondo le radici del suo vissuto e delle sue folli teorie razziali? Il neonazismo continuerà a sopravvivere con o senza quella casa. Probabilmente ricreerà altri simboli in altri luoghi.
I cittadini europei e non, invece, assisteranno ad una mutilazione irreversibile di un pezzo della storia dell’umanità. Tra l’altro, secondo questa logica, non dovrebbe essere abbattuta anche la casa natale di Tito, dittatore comunista iugoslavo responsabile di atroci crimini etnici ai danni degli italiani massacrati nelle foibe?

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