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Benigni e il referendum: da Berlinguer a Verdini

È ufficiale dunque: Benigni voterà #Sì al referendum costituzionale. Dopo un tormento interiore caratterizzato da smentite e retromarce, il comico toscano ha ufficializzato il suo parere favorevole alla riforma. Peccato: significa cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che ha detto in questi ultimi anni. “La Costituzione italiana: una delle cose più straordinarie del mondo.”; “È una cosa impressionante questo testo, di una grandezza… è una poesia!”;” È la nostra mamma!”.


Questa era solo una piccola antologia, ripresa anche dalle Iene, di tutte le sviolinate di Benigni riguardo la Carta costituzionale. Ma perché Benigni, che da sempre difende la Costituzione (arrivò a fare uno show in prima serata su Rai 1 di un’ora e mezza intitolato, per l’appunto, La più bella del mondo), improvvisamente si dice favorevole a un suo cambiamento? Come dico sempre in questi casi: libero arbitrio. Ognuno può votare quello che gli pare: certo. Ma lo ritengo troppo intelligente per pensare che lui creda davvero al fatto che questa riforma sia una grande opportunità per l’Italia.
Nel caso di Benigni entrano in gioco due questioni. La prima è l’appartenenza politica: da sempre è schierato a sinistra, da quel lontano 1983 quando in occasione di una manifestazione della FGCI per la pace prese in braccio Enrico Berlinguer. La seconda è l’appartenenza geografica: Benigni infatti è da sempre stato in ottimi rapporti con Renzi, tanto che nel 2012 fu proprio l’attuale premier, allora sindaco di Firenze, a conferirgli la cittadinanza onoraria del capoluogo toscano. Benigni ha sempre guardato con favore all’ascesa di Renzi e oggi, evidentemente, non riesce a dirsi contrario a questa riforma. Doppiamente deludente, perché si vede benissimo che in qualche modo deve rispondere ad una parte politica.


Nell’intervista a Le Iene Benigni non ha mai risposto in merito ad una sola delle domande che gli sono state rivolte; anzi, per ben due volte ha cercato di tagliare la conversazione. È stato un misto di risate e frasi strampalate lasciate incomplete. Non un’analisi dettagliata, insomma.
La prima cosa che gli è stata chiesta era se ci fosse realmente il bisogno di cambiare la Costituzione, e Benigni ha risposto: “No. I primi dodici principi non si toccano, nemmeno la parte dei diritti e dei doveri”. Ci mancava pure che si mettessero a riformare i principi fondamentali, non scherziamo.
“La riforma è ‘perfettibile’. Ci vorrebbe la Crusca, come fecero i primi padri costituenti che chiamarono un fiorentino: Amedeo Montanari”. In questo passaggio Benigni ammette che la riforma è poco chiara e discutibile, tanto che con una battuta, dove però è presente un fondo di verità, invoca una consulenza linguistica da parte dell’Accademia della Crusca poiché in più parti il testo della riforma è ai limiti della comprensibilità. Ma questo per Benigni va bene lo stesso: anche se non è scritta in italiano (Zagrebelsky ha dichiarato che, se passa la riforma, smette di insegnare diritto costituzionale perché non riuscirebbe a spiegarla) voterà Sì. Che per uno che ha basato gran parte della sua carriera su Dante, il padre della lingua italiana, non è male.
Adesso però arriva la parte più divertente: “È necessaria una revisione della Costituzione: gli stessi padri costituenti auspicavano un miglioramento. Poi si può discutere sulle modalità, ma se non si parte non si incomincia più. Intanto facciamo la riforma e poi ri-formiamo. È indispensabile che vinca il Sì. Non si può dire ‘se non passa la riformeremo poi…’: no, non accadrà mai più”.
Qui Benigni ha voluto tirare fuori il meglio di sé. C’è abbastanza repertorio per uno spettacolo in prima serata: sai che risate!


La prima affermazione è tipica della cultura renziana: meglio accontentarsi di poco fatto male che di niente. Ma non stiamo parlando della “nostra mamma”? Sarebbe come se la nostra madre biologica si sottoponesse a un lifting che la renderebbe peggio di Valeria Marini senza trucco. Meglio che lasci perdere. Poi Benigni dice che, essendo la riforma migliorabile, è bene farla passare comunque: poi dopo la si corregge. Già, e chi ti dice che il lifting verrà corretto? Stiamo parlando di un presidente del Consiglio che, esattamente come un suo predecessore che lo ha aiutato a scrivere la riforma, cambia idea come il tasso di umidità. Infine, invocando un’apocalisse in caso di vittoria del No, dice che questa è l’unica possibilità che il Paese ha per vedere un cambiamento. Il che non è assolutamente vero perché non è la prima volta che viene indetto un referendum su una riforma costituzionale. Ma poi, non aveva appena detto che bisogna votare Sì per poi riformarla subito dopo?
Quello che segna però la crisi di identità di Benigni è la sua difesa d’ufficio a Denis Verdini. Gli viene fatto notare che i padri costituenti erano dei giganti e lui conferma. Stiamo parlando di personalità del calibro di Calamandrei, Parri, Pertini, Einaudi, De Gasperi e molti altri. Quando l’intervistatore dice che ora c’è un padre costituente che risponde al nome di Denis Verdini, Benigni subito dice: “Ma non è un costituente!”. Sarà, ma è in maggioranza con Renzi, ha contribuito a scrivere la riforma sin dai tempi del “patto del Nazareno” quando stava ancora con Berlusconi e ha fatto pure campagna elettorale per alcuni candidati sindaci del PD.
Davvero la sinistra che piace a Benigni è questa? Quella che imbarca i voti di un rinviato a giudizio per truffa, bancarotta, finanziamento illecito e condannato in primo grado a due anni per concorso in corruzione? E della famosa questione morale di Berlinguer cosa ne facciamo?

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