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Bob Dylan, il Premio Nobel che (non) ti aspetti

Dopo 25 anni un autore americano, Robert Allen Zimmerman in arte Bob Dylan, è stato premiato col Nobel per la Letteratura 2016, la motivazione dice “per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”.
Cosa c’entrasse Bob Dylan con il Premio Nobel e cosa è cambiato nel valore letterario universale del premio dell’Accademia svedese, questo devono essersi chiesto il giorno dopo quei bacchettoni di letterati che fino a ieri lo ricordavano solo come il “menestrello di Minneapolis”.


Feroci critiche sono arrivate dalla “casta” più radicale e meno propensa ad allargare i confini della letteratura accademica, patinata e nobile, paladina questa fra l’altro di una protesta nei confronti dell’Accademia, rea di aver portato negli anni il Nobel “tripla A” degli scrittori illuminati ad una sorta di “Nobel delle Arti & Mestieri”, meno nobile anche se di grande circolazione e popolarità.
E invece “Zimbo”, come lo chiamavano i compagni del liceo, col Nobel c’entra eccome. È datata 1996 la sua prima candidatura, assieme ad una moltitudine di altre riconoscenze extra musicali, a lui sono stati conferiti inoltre prestigiosi premi, come quello de Il Principe delle Asturie (2007), il Pulitzer (2008) e la National Medal of Arts (2009), onorificenze queste che solito non si conferiscono ai semplici menestrelli.
Bob Dylan è da considerare perciò attore degno di tali meritevoli attenzioni al pari di altri illustri “non letterati” del calibro di Bertrand Russell e Winston Churchill , rispettivamente Nobel per la Letteratura nel 1950 e nel 1953, rappresentanti della folta schiera di diversamente poeti che ha annoverato negli anni personaggi come Dario Fo, premiato nel 1997, Harold Pinter (2005) e Svjatlana Aleksievič (2015).
Semmai c'è da chiedersi perché questo riconoscimento non sia arrivato prima, l’influenza che le sue canzoni hanno avuto in tutto il mondo ha qualcosa di unico e forse irripetibile perché, nel caso di Dylan, non sono state le melodie ad essersi imposte bensì le parole, come ad esempio in Like a Rolling Stones (che effetto fa cavartela da sola, non poter tornare a casa, che nessuno ti conosce, come un sasso che rotola via) o Blowin’ in the wind (E le palle di cannone quante volte dovranno volare prima di abolirle per sempre? La risposta. amico mio, vola via nel vento) oppure Knockin’ on Heaven’s door” (Seppellisci le pistole, mamma non le userò più. C’è una lunga nuvola nera che arriva, sento che sto per bussare alle porte del cielo).


Ecco spiegato il perché del premio Nobel a Dylan: una stretta relazione che da sempre ha legato la sua musica alla poesia, un filo che unisce la cultura popolare, dove cantare bene non serve a nulla senza la capacità di comunicare i valori di libertà e semplicità. Da Dante Alighieri a Bob Dylan, un viaggio nel tempo dove poesia e musica non sono mai state vissute come forme di espressione artistica tanto differenti, quello che d’altronde sembra indicare il premio svedese al menestrello di Minneapolis, ovvero quanto la poesia abbinata alla musica non valga meno della poesia pura.

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