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Colombia, il presidente Santos ottiene il Nobel per la Pace. “Il ricavato andrà alle vittime della guerra civile”

Il premio Nobel per la Pace 2016 va al Presidente colombiano Juan Manuel Santos. Ad annunciarlo, il presidente della commissione incaricata di eleggere il vincitore, Kaci Kullman Five, che ha motivato la scelta “per gli sforzi decisivi” compiuti dal presidente Santos “che hanno posto fine a una guerra civile che dura ormai da oltre cinquant’anni”.
E a sorpresa il presidente Santos annuncia al popolo colombiano che destinerà il denaro riconosciutogli dal premio, circa 925.000 dollari, “a tutte le vittime di 52 anni di conflitti armati in Colombia”. La dichiarazione è stata fatta dal presidente stesso a Bojaya, nel nord est della regione di Choco, dopo avere preso parte ad una cerimonia religiosa proprio in onore delle persone colpite durane un conflitto decennale che conta oggi 260.000 morti. “La scorsa notte ne ho parlato alla mia famiglia ed insieme abbiano deciso di donare quei soldi alle vittime”.


La Colombia è stata a lungo insanguinata da una guerra civile che ha visto contrapporsi da una parte il governo e dall’altro il gruppo ribelle FARC (Forze armate della Colombia). Nato come ala radicale e armata d’ispirazione marxista-leninista staccatasi dal Partito Comunista nel 1964, il gruppo è costituito da agricoltori e proprietari terrieri che hanno deciso di imbracciare le armi per combattere contro la sconcertante disuguaglianza sociale che segna il Paese da sempre. Sfacciatamente ricchi o dannatamente poveri. I colombiani non hanno mai avuto alternative o prospettive di crescita. Un Paese in cui chi nasce povero resta tale per tutta la vita e per le generazioni a seguire. Il gruppo armato ha combattuto per decenni contro questo stato sociale e soltanto il mese scorso, grazie agli sforzi di riconciliazione compiuti dal presidente Santos, si è arrivati alla firma di un trattato di pace definitivo stipulato a L’Havana dopo quattro anni di negoziati, cominciati nel 2012.


La decisione di devolvere il ricavato del premio in favore delle vittime del conflitto risulta quindi “un tributo dovuto a tutti quei colombiani che, nonostante gli stenti e gli abusi subiti, non hanno mai smesso di sperare nella pace, e anche a tutti quei partiti che hanno contribuito a realizzare il processo di pacificazione”, precisa la BBC.
Certamente il cammino per la stabilizzazione completa del Paese presenta ancora molti nodi da risolvere. In ogni caso, l’accordo raggiunto dal presidente con il leader delle Farc, Timochenko, ha segnato una svolta per la storia della Colombia. Le guerriglie che hanno martoriato villaggi e cittadine, che hanno visto giovani e meno giovani cadere sotto il fuoco delle mitragliatrici è ormai soltanto un brutto incubo che appartiene al passato. A dimostrarlo è stata anche la decisione del presidente di non fare dietrofront e di continuare le trattative con i ribelli nonostante pochi giorni dopo il raggiungimento dell’accordo un referendum popolare si è espresso contro quel trattato di pace (il 50,2% dei votanti si sono espressi a favore del NO). Un NO rivolto non contro il desiderio di pace, ma piuttosto contro quanto previsto dall’accordo siglato dal presidente. L’opposizione, guidata dall’ex presidente Alvaro Uribe, ha infatti criticato l’accordo per il fatto di essere “troppo tollerante ed indulgente con i ribelli”.



In particolare, questo prevede:
- la creazione di tribunali speciali per provare i crimini di guerra;
- coloro che confesseranno i propri misfatti potranno ottenere pene più lievi ed evitare di scontarle nelle prigioni convenzionali;
- al gruppo FARC saranno garantiti 10 seggi al Congresso Colombiano nelle elezioni del 2018 e del 2022.

Il leader delle FARC, Timochenko, ha postato su Twitter: “Mi congratulo con il Presidente Juan Manuel Santos, con Cuba e la Norvegia che hanno promosso il processo di pacificazione e con il Venezuela ed il Cile che hanno assistito i negoziati. Senza di loro, la pace sarebbe stata impossibile”.


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