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Europei di nome, ma non di fatto

Facciamo parte di una nazione che si considera europea, appartenente ad un continente ben preciso, o meglio ad una vera e proprio comunità di Nazioni Unite. Ci facciamo chiamare Comunità europea, catalogandoci ed illudendoci di appartenere ad un gruppo, ad un insieme di persone che combatte per la propria sopravvivenza, e che nel momento del bisogno si aiuta per il bene collettivo dei propri cittadini.


Ma allo stesso tempo facciamo parte di una generazione che ha bisogno di continue conferme, che ha paura di prendere qualsiasi decisione, che dimentica facilmente qualsiasi errore commesso, ma soprattutto facciamo parte di una generazione che non riesce a comprendere gli errori del passato. Veniamo catalogati come attori o schiavi degli eventi, a seconda delle circostanze. Attori per la nostra capacità di fingere delle sofferenze altrui, condividendo foto e pubblicando post di condoglianze sui sociali, e schiavi per essere talmente privi di ideali e progetti da dover inseguire i sogni altrui.
A quasi un anno di differenza, dalla Giornata della consapevolezza europea festeggiata lo scorso 11 novembre al Teatro dell’Opera di Firenze, con la partecipazione e l’intervento di Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, gli interrogativi e i dubbi che ci avevano accompagnato durante questi mesi continuano ancora a persistere, vagando in cerca di una risposta che sembra ormai impossibile da trovare.


L’Europa va rinnovata ora e subito. Non c’è più tempo per aspettare, altrimenti avranno la meglio coloro che vogliono disgregarla, perché questa UE comincia ad essere indifendibile. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e trasformarla in qualcosa che può dare risposte alle grandi sfide globali”: queste furono le parole da lei stessa pronunciate, che prendevano le sembianze di un discorso di incitamento alla folla durante una rivolta cittadina, che altro non erano gli studenti liceali obbligati a partecipare all’evento. Nulla è cambiato da quel giorno, nessuno ha pensato più a quelle parole da lei pronunciate se non come semplici frasi iniettate nella nostra mente, senza uno scopo preciso.
Le critiche all’Europa non mancano e mancheranno mai, ma noi, appartenenti a questa generazione, siamo in grado di trasformare questo tramonto delle Nazioni Unite in un’alba senza fine.

Jasmine Katanchi

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