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Francia, comincia lo sgombero del campo-profughi di Calais. Sarà davvero la fine di un incubo?

Questa mattina all’alba è cominciato lo sgombero del campo-profughi di Calais. Secondo fonti ufficiali quest’area ospita circa 7.000 persone, ma stando ai gruppi umanitari sono molte di più. Qualcosa come 10.000 anime disperate, fantasmi che si moltiplicano giorno dopo giorno in questo inferno di sporcizia, violenza e povertà assoluta al centro di una delle più ricche regioni d’Europa. Sì, perché Calais rappresenta la congiunzione estrema con la Gran Bretagna, separata soltanto dalle fredde acque della Manica. Ed è in questa terra di confine, a pochi passi dalla realizzazione di un sogno, che per mesi sono stati confinati migliaia di profughi in attesa di conoscere il loro destino.


Oggi forse una risposta è arrivata. E già dalle 4 del mattino file interminabili di uomini, donne e bambini si sono ammassate ai cancelli, pronti per essere smistati nei vari bus che li condurranno a destinazione. Di quà le famiglie, di là chi viaggia da solo, dall’altra parte ancora chi si trova in una “posizione vulnerabile”. Si tratta di bambini non accompagnati, che nel campo profughi di Calais raggiungono quota 1.300. Alcuni dei quali verranno accolti dal Regno Unito.
Il primo dei sessanta bus è partito alle 9 circa di questa mattina. Altri partiranno nel corso della giornata. Da domani, poi, mezzi pesanti saranno a lavoro per ripulire la zona e smantellare il campo che per le sue condizioni critiche è stato definito “La Giungla”. 


I giornalisti che nei mesi scorsi hanno intervistato i suoi inquilini, infatti, si sono sentiti rispondere che “qui non è molto peggio di casa nostra”. E hanno ragione. Le condizioni igieniche sono del tutto inesistenti. I servizi igienici vengono arrangiati all’occorrenza, il cibo è pessimo e scarseggia, gli utensili da cucina ed altri oggetti indispensabili alla vita quotidiana sono condivisi tra le famiglie. Quando piove (il che non avviene di rado) la terra diventa una poltiglia di fango e acqua fredda. Recinzioni e filo spinato delimitano il perimetro dell’area e completano il quadro raccapricciante. 


Qui, migranti provenienti da Africa e Medio Oriente hanno vissuto per mesi, abbandonati a se stessi, confinati come reietti. Ma non si sono persi d’animo: alcuni hanno lavorato duramente per costruire una scuola con materiale trovato sparso un po’ ovunque, altri addirittura una Chiesa. “Manca il prete, però,” ha sorriso un ragazzo intervistato dal quotidiano “The Guardian”. Il sogno di tutti quelli che sono qui è quello di raggiungere la Gran Bretagna. Un paese che per loro significa istruzione, lavoro, libertà. Ciò che la Francia e l’Europa intera non sono riuscite ad essere.


Motivo per cui le partenze di oggi non sono percepite da tutti in maniera positiva. I migranti, infatti, verranno smistati in altri campi sparsi sul territorio francese ed il loro futuro potrebbe non essere molto diverso dal loro presente. “Dovranno farci partire con la forza. Noi vogliamo andare in Gran Bretagna,” ha risposto un afghano intervistato dalla BBC. “Non vogliamo usare la forza,” la decisa replica del ministro dell’Interno francese, “ma se i migranti si rifiutassero di partire la polizia sarebbe costretta ad intervenire”. Scontri piuttosto violenti tra le forze dell’ordine ed i profughi qui residenti si sono verificati nelle scorse settimane. Determinati a raggiungere il loro obiettivo, molti migranti hanno tentato in tutti i modi di salire sui treni o sui camion diretti oltre Manica, sollevando le proteste degli autotrasportatori e della popolazione locale. Per mettere in sicurezza la zona portuale, il mese scorso il Regno Unito ha avviato i lavori di costruzione di un muro lungo circa 1 km. Il termine dei lavori è previsto entro la fine dell’anno ed i costi non sono stati ancora stimati con precisione. Sta di fatto, che l’esodo di oggi sarà la fine di un sogno per alcuni, la fine di un incubo per altri. “Sono felice,” dice un sudanese. “Non ne potevo più di questa Giungla”.

I lavori di smantellamento del campo dureranno per tre giorni a partire da domani. Entro la prossima settimana quest’area tornerà ad essere pulita e deserta e dei migranti non resterà più nulla. Ciò che resta, invece, è il dolore, la disperazione e al contempo la voglia di vivere impressa negli occhi di chi l’ingiustizia la subisce ogni giorno sulla propria pelle, mentre il mondo ed i governi asserviti al capitalismo finanziario voltano la testa dall’altra parte.




Guarda i video girati all’interno del campo profughi di Calais da BBC e "The Guardian". Clicca qui.

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