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Giovanna Bonanno, la Vecchia dell’aceto di Luigi Natoli

Luigi Natoli nacque nel 1857 a Palermo e fu uno dei più importanti scrittori e storiografi italiani conosciuto anche col pseudonimo di William Galt. Egli proveniva da una famiglia dagli ideali risorgimentali e iniziò a scrivere a 17 anni per i giornali, per poi lavorare come professore di Storia nei licei (pubblicò anche una Storia di Sicilia). 
Egli fu autore di più di 25 romanzi d’appendice ambientati in Sicilia e apparsi sotto forma di feuilleton nel Giornale di Sicilia, Il Giornalino della Domenica e Primavera. Il suo romanzo più famoso I Beati Paoli apparve sul Giornale di Sicilia tra il 1909 e il 1910 per poi essere pubblicato dalla Casa Editrice palermitana La Gutenberg. 



Tra i suoi romanzi importanti, oltre ai Beati Paoli, troviamo il Coriolano della Floresta, i Vespri Siciliani, Gli ultimi saraceni, Cagliostro e le sue avventure ma anche la Vecchia dell’aceto. Quest’ultima narrazione analizza la storia dell’assassina Giovanna Bonanno vissuta nel XVIII secolo durante il regno del viceré Domenico Caracciolo. Secondo l’antropologo Marino, la donna visse traendo sostentamento dalla mendicità e non dalla stregoneria, come del resto sosteneva Vincenzo Bonanno dopo essere venuto a conoscenza di sue notizie dagli atti giudiziari. 
Il soprannome "Vecchia dell’aceto" ha un’origine assai curiosa: il liquido che ella utilizzava per avvelenare le persone fu determinante; in poco tempo si venne a sapere di una bambina che si era sentita male dopo aver assaggiato un po’ di aceto, utilizzato per uccidere i pidocchi.


Dai documenti esaminati da Marino risulterebbe che la Bonanno offrisse un servizio utile per coloro che volevano riappropriarsi di un pizzico di serenità disfacendosi dal proprio coniuge. La prima cliente di Giovanna fu una vicina che desiderava dedicarsi completamente al suo amante. La donna, avendo pochi soldi da spendere, acquistò una dose sufficiente di aceto per procurare fonti dolori allo stomaco del marito; non felice e soddisfatta della reazione del marito, decise di comprarne altre due per vedere il marito morto in ospedale. 
Ben presto nel quartiere della Zisa cominciarono a verificarsi morti misteriose causate dall’arcano liquore dell’aceto e la discutibile carriera di Giovanna Bonanno fu stroncata da un errore: Maria Pitarra ricevette una dose di aceto senza informarsi su chi fosse il destinatario, e venne a sapere che la vittima era il figlio di una sua cara amica ma era troppo tardi per rimediare. 
Nel 1788 la Regia Corte Capitaniale di Palermo effettuò il processo a Giovanna Bonanno per stregoneria e furono chiamati a testimoniare i coniugi superstiti e il droghiere che vendeva l’aceto per i pidocchi alla Bonanno. L’anno successivo l’avvelenatrice fu condannata a morte e impiccata in Piazza Vigliena. 


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