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Guerra in Sud Sudan: il fuoriuscito Riek Machar tornerà a casa. Sarà la fine del conflitto?

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Medio Oriente, in Sud Sudan si consuma una guerra civile dilaniante che ha decimato centinaia di civili tra cui uomini, donne e bambini. Dati ufficiali parlano di centinaia di morti e circa 100.000 profughi che hanno varcato la frontiera. Nel 2011, infatti, dal Sudan si è staccato il Sud Sudan, uno Stato nato grazie all’aiuto delle Nazioni Unite per porre fine ai conflitti tra nord e sud. Il nord, di cultura araba e di religione islamica, per decenni ha tentato di arabizzare ed islamizzare in maniera forzata la popolazione del sud, cristiana e di etnia e cultura africana. Ed è proprio il Sud Sudan che si trova oggi immerso in una guerriglia logorante che vede contrapporsi da una parte le forze favorevoli al presidente Salva Kiir e dall’altra quelle capeggiate dall’ex-vicepresidente Riek Machar, fuggito in Congo lo scorso agosto a seguito di pesanti sconfitte. 


Machar si trova attualmente in Sudafrica, trattenuto nella città di Johannesburg. Da qui, l’ex vicepresidente ha annunciato la sua intenzione di “ritornare nel Sud Sudan”, dove la sua fazione ribelle “potrebbe negoziare un trattato di pace con il presidente Salva Kiir”. A dichiararlo è lo stesso Machar alla BBC, a cui ha concesso una speciale intervista. “Il presidente Salva Kiir non vuole elezioni democratiche, trasparenti e giuste; è stato lui ad attaccarci e a ricominciare la guerra”, ha affermato Machar, aggiungendo che le sue truppe si sono limitate soltanto a difendersi dagli attacchi ricevuti. “Spero che tutti i leader della regione, dell’Africa e del mondo intero avvieranno un processo politico che condurrà di nuovo alla pace e ad un governo di unità nazionale”.


Dal canto suo, gli ufficiali del presidente Kiir accusano le forze di Machar di essere responsabili della ripresa del conflitto. In realtà, “entrambe le parti sono accusate di atrocità”, ha commentato Karen Allen, corrispondente della BBC per il Sud Africa.



Costa sta realmente accadendo in Sudan?
Dall’inizio della sua indipendenza dalla Gran Bretagna, nel 1956, il Sudan è stato martoriato da lunghissimi anni di guerre avviate da poteri locali incapaci di raggiungere un equilibrio tra loro. Due sono state le guerre civili che hanno insanguinato il Paese, la prima dal 1955 al 1971 e la seconda, di più lunga durata, dal 1985 al 2005. “Quando il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza, nel 2011, era ormai una società completamente militarizzata”, ha commentato Gwynne Dyer, giornalista canadese residente a Londra, in un articolo di opinione sulla guerra in Sud Sudan edito dal quotidiano online “Internazionale”. Secondo Dyer, la causa del conflitto che dura ormai dal 2013 è da ricercarsi nella divisione etnica e tribale della società, in cui ogni gruppo si differenzia dagli altri per cultura, lingua e persino territori. 


Quando non si riesce a raggiungere un equilibrio tra i vari gruppi, ecco che si accendono focolai di guerra. “Un quinto dei dodici milioni di abitanti del Sud Sudan è rifugiato all’interno del suo stesso paese: i più fortunati vivono nei campi profughi delle Nazioni Unite, ma molti si nascondono in paludi e deserti per sfuggire alle milizie”. I miliziani di Kiir e Machar, infatti, spietati e fuori controllo, compiono razzie di ogni sorta ai danni delle popolazioni indifese. Non a caso, il motivo della povertà estrema del Paese, secondo quanto testimoniato da Dyer è proprio la guerra, che riduce l’economia all’osso e fonda ogni entrata esclusivamente sull’esportazione del petrolio.
Data la situazione, le dichiarazioni di Machar in merito alla possibile pacificazione del Sud Sudan sono realmente veritiere oppure dettate ancora una volta dall’interesse e dalla brama di potere di una parte?


Anna Rita Santabarbara


Per leggere l’articolo d’opinione di Gwynne Dyer clicca qui.

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