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Haiti, 300 morti e 30.000 abitazioni sommerse. Via all’emergenza umanitaria

Non si ferma la furia dell’uragano Matthew che ieri ha attraversato le Bahamas e toccherà oggi la Florida, dove già 240.000 abitazioni sono senza corrente elettrica. Fortunatamente le isole caraibiche non registrano gravi danni a parte numerosi alberi sradicati che hanno trascinando giù diversi fili elettrici. La situazione è invece drammatica ad Haiti, dove si contano oltre 300 morti secondo quanto comunicato dalle autorità. 50 soltanto nella città di Roche-a-Bateau. Nella vicina Jeremie l’80% delle case non esiste più. 30.000 il numero provvisorio delle costruzioni sommerse dall’uragano, la maggior parte nella zona meridionale dell’isola, isolata ormai da tre giorni a causa del crollo di un ponte di comunicazione fondamentale.


Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari oltre 350.000 persone hanno bisogno di assistenza immediata. “Abbiamo depositi con riserve alimentari che verranno distribuite immediatamente. Le famiglie hanno bisogno di utensili da cucina per provvedere alla preparazione dei pasti e di kit igienici”, spiega il portavoce della Croce Rossa Americana, Suzy DeFrancis. La priorità è, in particolare, quella di ripulire al più presto pozzi e falde acquifere per evitare l’insorgenza di epidemie di colera. La Croce Rossa si è già attrezzata per distribuire acqua e cibo nelle aree maggiormente colpite. Per rendere più veloci le operazioni di distribuzione delle risorse alimentari sono partiti già 9 elicotteri carichi di provviste dagli Stati Uniti. Ma il problema è anche quello di ripristinare quanto prima le comunicazioni telefoniche e permettere alle persone di lanciare tempestivamente eventuali richieste di aiuto.
Eppure, secondo quanto riportato dalla BBC, uomini e donne sono a lavoro senza sosta da ore per tentare di ricostruire le proprie abitazioni e di recuperare il salvabile dalle macerie. Il tutto senza l’aiuto né dell’esercito né della polizia locale.


Dopo la terribile devastazione dell’uragano Jeanne nel 2004 ed il terremoto del 2010, torna dunque l’emergenza umanitaria ad Haiti, uno dei Paesi più poveri del mondo. Qui la popolazione vive in condizioni di miseria assoluta, ammassata in estese baraccopoli ed esposta a malattie e calamità naturali di ogni sorta sia a causa delle pessime condizioni igieniche sia per la fragilità delle case-baracche che si ammassano in maniera disordinata e diseguale. A ciò va aggiunta la massiccia deforestazione che ha causato una progressiva erosione ed instabilità del terreno ed un’agricoltura arretrata che non consente di arare la terra in profondità e di aumentarne la produttività. L’elevatissimo livello di corruzione e l’instabilità politica in cui il Paese versa da anni non consentono di attuare una politica efficace di prevenzione contro le catastrofi naturali. Secondo la BBC, infatti, il governo investe troppo poco in questo tipo di attività.
Intanto oggi ad Haiti Tony Brown, inviato della BBC, racconta il girovagare senza sosta e senza meta di chi ha perso tutto e, ancora sotto shock, non riesce a credere a quanto accaduto. “Ci sono tante persone che camminano in giro a vuoto”, spiega, “non hanno più una casa eppure vanno in giro qua e là. Non so per quale motivo”.


Anna Rita Santabarbara

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