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I problemi legati al mercato del lavoro italiano

Un mercato del lavoro, quello italiano, che fatica a ripartire, nonostante i provvedimenti introdotti dal Jobs Act, riforma che ha portato negli ultimi mesi all'aumento delle assunzioni e a nuove formule per offrire incentivi alle aziende che danno impiego. È stato pubblicato il rapporto del Consiglio nazionale economia e lavoro sulla situazione occupazionale della penisola, una relazione che mette in evidenza alcune delle debolezze strutturali che ancora gravano sul mondo professionale italiano. 



Secondo il documento, a rallentare il mercato del lavoro sono gap come la mancanza di percorsi di formazione e aggiornamento per dipendenti e operatori di tutti i settori, il numero ridotto di persone in possesso di contratti veri e propri che garantiscono tutele e permettono di contribuire regolarmente alla spesa pubblica, ma anche l'assenza di un collegamento efficace tra scuola e lavoro o le difficoltà che incontrano regolarmente le donne, soprattutto con figli, a conciliare la propria professione e gli impegni familiari. 
Le rilevazioni attestano che nel periodo compreso tra il 2007 e il 2015 il mercato del lavoro italiano si è aperto agli stranieri, offrendo maggiori opportunità di impiego agli immigrati che hanno deciso di stabilirsi nella penisola: c'è stato un aumento del 63%, corrispondente a 912mila unità, del numero di extracomunitari e una diminuzione, pari a 1 milione e 341 mila unità di lavoratori italiani. Inoltre, se ormai è sempre più necessario avere un titolo di studio (gli occupati diplomati o laureati sono aumentati di 1milione e 357 mila unità), spesso il mercato del lavoro richiede personale non altamente qualificato (+24%), fatto che penalizza chi è in possesso di un specifiche competenze o di una professionalità consolidata. 


In Italia la situazione generale è caratterizzata da lavoratori che conoscono poco le lingue straniere e hanno ridotte competenze scientifiche e ciò penalizza la produttività che da quindici anni è inferiore alla media della zona Euro. Anche il deterioramento delle tutele e delle rappresentanze di chi lavora e la scarsa attenzione per le problematiche legate alla sicurezza nei luoghi in cui si svolgono le attività produttive o si offrono servizi, oltre alla differenza di possibilità di occupazione ancora marcata tra uomini e donne sono altri fattori che influenzano negativamente le rilevazioni del Cnel.

Odette Tapella

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