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Immigrazione: chi oggi dice “basta” è il principale artefice del problema. E ci chiede pure i voti

Il 3 ottobre in Italia è la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”. La decisione di istituire questa ricorrenza risale a tre anni fa, quando un’imbarcazione proveniente dalla Libia con oltre 500 persone a bordo ha subito un incendio al largo dell’Isola dei Conigli ed è affondata. Il bilancio fu di 366 morti. L’Italia si divise: chi accolse con favore l’iniziativa dell’allora Governo Letta e chi la criticò aspramente. Sta di fatto che, quando si parla di immigrazione, l’argomento è sempre più grande di chi intende affrontarlo. E anche (soprattutto) di chi non lo vuole affrontare: non bisogna dimenticarsi che da anni tutti i vertici europei circa questo tema si risolvono sempre con un nulla di fatto. C’è da dire però che neanche l’Italia ha mai fatto molto, specie negli ultimi anni, per risolvere (non contrastare) questo problema. E tutto parte da una guerra che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ha applaudito: l’intervento militare in Iraq.


Rapporto Chilcot: guerra illegale che ha favorito il diffondersi del terrorismo jihadista
Nel 2009 fu istituita una commissione presieduta da Sir Chilcot che in questi sette anni ha avuto il compito di analizzare e valutare l’operato del governo britannico all’epoca dell’intervento militare in Iraq nel 2003.
“Abbiamo concluso che il Regno Unito ha scelto di aderire all'invasione dell'Iraq prima ancora che si fossero esaurite tutte le opzioni pacifiche […] L'intervento armato non era affatto l'unica risorsa cui ricorrere, altri rimedi alternativi, e pacifici, avrebbero potuto essere adottati per raggiungere il disarmo […] Tony Blair ha sovrastimato la sua capacità di influenzare le decisioni di Bush e di determinarne le strategie”.
All’epoca dell’intervento militare, Saddam Hussein non era un pericolo imminente. Come dimostra il Rapporto della commissione britannica, non c’era alcuna prova sul fatto che il dittatore iracheno fosse in possesso di armi di distruzione di massa. Bisognava trovare un alibi per giustificare quella guerra, e l’unico modo fu inventarlo. Ecco la storia completa del famoso dossier falso:
- ottobre 2002: viene consegnato all’ambasciata americana di Roma un dossier all’interno del quale sarebbero contenute le prove che l’Iraq avrebbe comprato uranio dal Niger, e che dunque il dittatore Saddam Hussein sarebbe in possesso di armi di distruzione di massa;
- 19 dicembre 2002: il presidente americano George W. Bush afferma quanto contenuto nel dossier;
- 5 febbraio 2003: il Segretario di Stato Colin Powell, di fronte alle Nazioni Unite, presenta attraverso una presentazione Power Point le prove per cui Saddam Hussein rappresenta una minaccia imminente per tutto il mondo occidentale;
- 20 marzo 2003: l’Iraq viene invaso dalle truppe americane;
-  marzo 2003: dopo due giorni dall’inizio del conflitto, Powell rivela che la CIA aveva messo in guardia il presidente Bush circa l’attendibilità di quel dossier;
- 6 luglio 2003: l’ambasciatore americano Joseph Wilson conduce un’indagine riguardo il traffico di uranio tra Iraq e Niger, giungendo poi alla conclusione che si tratta di una falsità e che Saddam non è in possesso di armi di distruzione di massa;
- 8 luglio 2003: il governo americano accusa la CIA dell’errore commesso;
- 14 luglio 2003: il Washington Post pubblica per vendicarsi il nome della moglie di Wilson, l’agente della CIA Valerie Plame. In America pubblicare i nomi degli agenti segreti è reato;
- maggio 2004: la giornalista Judith Miller del New York Times dichiara di aver esagerato le notizie riguardo le armi di distruzione di massa nel corso dei suoi reportage per aiutare la propaganda bellica voluta da Bush;
- 1° agosto 2004: l’ex agente del Sismi Rocco Martino, in un’intervista al Sunday Times, accusa il Sismi stesso di aver fabbricato il dossier;
- 25 luglio 2005: Matt Cooper, giornalista del Time, dichiara che a rivelargli il nome di Valerie Plame furono Karl Rove e Lewis Libby, le due menti della macchina propagandista di Bush per la guerra in Iraq.
Dopo l’esito del Rapporto Chilcot, Tony Blair ha chiesto pubblicamente scusa per quella guerra ammettendo che contribuì alla nascita e alla crescita dell’Isis. Se allora il dittatore Saddam Hussein non rappresentava una minaccia imminente, nel corso degli ultimi anni abbiamo visto di cosa è capace Daesh. È per questo che le popolazioni del nord Africa scappano: perché i loro territori vengono conquistati dai terroristi e loro lì, ovviamente, non ci possono più stare.



La grande pensata targata “Made in Padania”: la legge Bossi-Fini
Uno degli slogan più comuni per buttare in caciara la questione è quello di accusare “i buonisti di sinistra di voler accogliere l’Africa intera”. Meglio l’Africa intera che Salvini da solo, mi viene da dire. Ma in ogni caso, una seria politica sull’immigrazione non prevede l’accoglienza al 100%, ma una scrematura dei richiedenti asilo. Perché tra gli immigrati irregolari ci sono quelli senza identità, perché naturalmente per delinquere è meglio non averne una, e quelli che lavorano perché vogliono regolarizzarsi ma a causa della Bossi-Fini non possono. Il principio cardine di questa “scienzialata” è il seguente: colui che da immigrato vuole fare ingresso in Italia per entrare deve avere già un contratto regolare di lavoro. La domanda (ovvia) che viene da porre è: se io sto cercando lavoro, come puoi pretendere che ce ne abbia già uno? Fra l’altro, se ne avessi già uno per quale motivo dovrei mettermi a cercarne un altro? Di fronte a questa totale scemenza, l’immigrato è costretto a violare la legge ed entrare clandestinamente in Italia. Una volta trovato un lavoro egli deve uscire dal Paese, fingendo di non esserci mai entrato, e dal paese di origine fare tutte le pratiche tramite ambasciata necessarie per il rilascio di tutti i documenti utili. Immaginiamo i tempi della burocrazia. Così, dopo diversi mesi, l’immigrato può tornare con tutte le sue belle carte a posto in Italia e presentarsi dal datore di lavoro, il quale gli dirà: ah, ma sei ancora vivo? Guarda, io ho già assunto un altro: lo pago in nero e mi costa la metà.
Questa è la legge che hanno approvato coloro che oggi si lamentano del numero elevato di immigrati che continuano ad arrivare. La stessa maggioranza che ha dato il via libera all’appoggio per la guerra in Iraq. In sintesi: questi hanno creato il problema, lo hanno inasprito e adesso vengono a chiedere voti.
Una domanda: poniamo il caso che tutti i territori dal Po in su vengano di punto in bianco occupati dai terroristi. Caro Salvini, tu cosa fai? Li combatti a suon di ruspe e molotov fatte di polenta e vin brulé?

Matteo Menegol

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