Ultime Notizie

Referendum costituzionale: le ragioni del "ni"

Il 4 dicembre andremo a votare la riforma Renzi-Boschi sulla legge costituzionale che il Parlamento ha approvata ad aprile: sarà un referendum confermativo senza quorum e previsto dall’articolo 138 della Carta.
Il quesito chiede di approvare o no il sistema di bicameralismo paritario nel quale oggi i due rami del Parlamento hanno identici poteri, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi delle istituzioni ed altro ancora.


Diminuzione da 315 a 100 il numero dei senatori e complessivamente da 945 a 730 i membri del Parlamento le ragioni del SI, critici i sostenitori del NO in quanto le spese per far funzionare quel “giocattolo” in verità non diminuirebbero e per la questione “Senato” che diventerebbe una specie di dopolavoro per sindaci e consiglieri.
La spola dei disegni di legge fra Camera e Senato verrebbe a mancare se il referendum passasse, con la Camera solo attore del processo legislativo. Marea di ricorsi alla Consulta di contro il quadro dei sostenitori del NO se un Senato composto solo da consiglieri regionali e sindaci diventasse non più com’è ora protagonista in sede legislativa.
Andrebbe in tutti i casi salvaguardata la prima parte della Costituzione e un esito positivo della consultazione referendaria aprirebbe la strada alle riforme, specie quella elettorale.
Fino a pochi mesi fa solo un cittadino su dieci dichiarava di conoscere i contenuti della riforma Renzi-Boschi mentre a meno di dieci settimane dal voto la partita fra il SI ed il NO è ancora aperta e come sempre saranno gli indecisi ad essere determinanti.
Ci attende quindi fino al 4 dicembre un confronto fatto di allarmi evocati, da una parte nel caso di affermazione del NO catastrofiche conseguenze nel settore economico-finanziario, politico e sociale mentre dall’altra parte se vincesse il SI la pericolosa concentrazione dei poteri che stravolgendo la Costituzione limiterebbe la libertà democratica.


L’instabilità di dodici governi in vent'anni ha creato un astensionismo stimato oggi attorno ad un “cronico” 40% degli aventi diritto al voto, cesserà mai questa espressione di dissenso? L’attuale scellerata campagna referendaria di sicuro non aiuta, è iniziata addirittura a gennaio con i due schieramenti che hanno recitato il solito copione tragicomico fatto di accuse di conservatorismo ai sostenitori del NO quanto di autoritarismo a quelli del SI; i soliti siparietti all’italiana che non ci lasceranno fino alla “pausa di riflessione” della vigilia, confermando in fondo quanto lontana sia l’attuale politica nazionale dalle vicende che interessano i propri cittadini.
Una minimizzazione degli effetti in caso di successo di una o dell’altra parte invece sarebbe opportuna perché, come nel 2006, quando un altro referendum simile respinse la riforma dell’allora centrodestra di matrice berlusconiana, nulla “dopo” successe appunto! Dal 2006 al 2016 abbiamo perseguito il trend dell’instabilità di governo (6 in 10 anni) a confronto di quello tedesco e britannico (3), ecco perché l’esito del referendum costituzionale non cambierà profondamente la nostra società, non abolirà la democrazia né ci sarà la fine del mondo.
Ciò a cui invece si dovrebbe porre rimedio sono le trame irrisolvibili che attanagliano chi siede in Parlamento, un'ortodossia cronica di “lacci e legacci” che li condanna ad oscillare politicamente mancando così in chiarezza e funzionalità, eludendo gli obiettivi preposti nei programmi di governo e svuotando semmai il potere di chi deve decidere per il bene dei cittadini.
Ecco forse il perché dell’assenza o il rinvio delle riforme su tasse, burocrazia, giustizia, sanità e scuola, che decide sulla nostra mancata modernizzazione e che rischia di avviare una pericolosa stagflazione, ossia recessione più inflazione.

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.