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Siria, sale la tensione tra USA e Russia: sospesi i contatti militari

La tensione tra Stati Uniti e Russia sulle operazioni militari in Siria ha raggiunto l’apice ieri (lunedì 3 ottobre) quando il Dipartimento di Stato americano ha deciso di sospendere i contatti bilaterali con la Russia sulla Siria. “La Russia e il regime siriano hanno deciso di seguire la strada militare, non in linea con la fine delle ostilità, come dimostrato dagli attacchi nelle aree civili, mirando su infrastrutture essenziali come gli ospedali e prevenendo l'arrivo degli aiuti umanitari ai civili, incluso l'attacco del 19 settembre a un convoglio di aiuti umanitari". Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato americano, aggiungendo che si tratta di una decisione a lungo meditata e sofferta. “Sfortunatamente la Russia non si è dimostrata fedele all’impegno preso. E non ha voluto o non ha saputo garantire l’aderenza del regime siriano ai patti ai quali la stessa Mosca ha aderito”.


La risposta di Mosca non si è fatta attendere e ad intervenire è stata la portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, che ha accusato Washington di stare “cercando di far ricadere su qualcun altro la responsabilità” dovuta al mancato rispetto “degli accordi su cui loro stessi hanno lavorato”. La Russia nega ogni coinvolgimento del proprio esercito o delle forze governative siriane nell’attacco compiuto lo scorso 19 settembre ai danni di un convoglio di aiuti umanitari diretto ad Aleppo che è costato la vita a 20 operatori. L’attacco, secondo il ministero degli esteri russo, sarebbe avvenuto via terra e non attraverso un raid aereo come sostenuto dagli americani. “Washington non riesce a garantire le condizioni necessarie a migliorare il supporto umanitario attorno ad Aleppo”, argomenta la stessa Maria Zakharova, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno ormai fallito la loro campagna militare finalizzata a dividere le forze di opposizione al regime di Assad dai militanti dell’Isis.


Insomma, la questione pare svilupparsi su fronti divergenti. Mentre gli USA incentrano il problema sugli aiuti umanitari, la Russia si focalizza sul piano strategico e militare. La conseguenza è una totale mancanza d’intesa tra le due parti che rischia di trasformarsi in uno scontro più aspro. Ma il problema di fondo nasce anche dalle posizioni divergenti che USA e Russia hanno assunto sin dall’inizio della campagna siriana: Washington a sostegno dei ribelli e delle opposizioni (la cui posizione rispetto all’Isis non è del tutto chiara), Mosca a supporto delle forze governative di Al Assad. Nonostante tentativi di cooperazione militare, è dunque evidente che le due superpotenze non riescano a raggiungere alcun accordo. Anzi, secondo il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, il presidente Obama potrebbe valutare nei prossimi giorni anche la possibilità di applicare sanzioni contro la Russia.
Intanto ad Aleppo le bombe continuano a cadere senza sosta: nella giornata di lunedì 3 ottobre un nuovo raid aereo ha colpito un ospedale nella zona di Aleppo est controllata dai ribelli, uccidendo tre persone e rendendo la struttura ormai inservibile, secondo un rappresentante dell'Associazione medica americana.


Anche le scuole, riaperte soltanto da 48 ore, si trovano in “enormi difficoltà logistiche e di sicurezza”, stando a quanto dichiarato da un gruppo di insegnanti sui social network. L’ONU stima che in quella parte della città assediata dalle bombe vivano circa 300.000 persone tra cui circa 100.000 minori che non frequentano ormai da tre anni regolarmente la scuola.
Intanto, Il Giornale rivela che lanciarazzi d’artiglieria Grad, ovvero BM-21, sono stati consegnati alle forze dell’opposizione moderata in Siria sostenute dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti. Queste armi permettono di lanciare in meno di trenta secondi blocchi di 40 razzi per una gittata di 40 km e secondo Fares al-Bayoush, comandante dei ribelli, i razzi “saranno impiegati per le battaglie su Aleppo, Hama e la regione costiera della Siria”. Stando sempre a quanto riportato da Il Giornale, il Free Syrian Army ha rilevato che “i gruppi ribelli hanno ricevuto nuovi aiuti militari dagli Stati che si oppongono al presidente Bashar al Assad attraverso un centro di coordinamento in Turchia gestito dagli americani”.
Insomma, la tensione USA-Russia ha veramente a che fare con la preoccupazione relativa agli aiuti umanitari?


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