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Tra arte e folklore: la leggenda dei diavoletti della Zisa

Il Palazzo della Zisa, ‘Al-Aziza’ dall’arabo (la splendida), sorgeva fuori le mura della ‘madina’ Palermo nel Genoardo (jannat al-ard, dall’arabo ‘giardino della terra’) che si estendeva in rigogliosi e lussuriosi giardini e bacini d’acqua dalla zona di Altofonte fino al Palazzo Reale. 

Michele Amari, all’interno della sua Storia dei Musulmani di Sicilia, si riferiva alla Zisa affermando:

 « Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que' lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi».














Le prime informazioni che abbiamo circa la costruzione dell’edificio risalgono al 1165, in pieno potere normanno, per volere di Guglielmo il Malo. All’anno successivo risale la notizia circa la morte del re normanno con conseguente costruzione veloce senza ingenti spese, come racconta Ugo Falcando nel suo Liber de Regno Siciliae. L’opera venne ultimata con Guglielmo il Buono tra il 1172 e il 1184.

Nella residenza sono contenute diverse iscrizioni dedicate ai principi normanni, una su tutte è ‘Musta’izz’ riferita, secondo l’Amari, a Guglielmo II; un’altra iscrizione in carattere cufici, tagliata regolarmente nel tardo medioevo, è stata introdotta quando divenne fortezza. 



I progettisti decisero di ideare una costruzione che potesse affrontare e riparare i re nei mesi estivi e dalle calure giornaliere utilizzando varie soluzioni. La prima è l’esposizione a nord-est, verso il mare, così che il palazzo potesse godere della brezza marina notturna, la seconda è la collocazione di una fontana che permetteva – grazie all’umidità – di unire i venti mantenendo così una percentuale di frescura nonostante la fastidiosa afa dopo le ore del tramonto. Altro elemento non meno importante da menzionare è il posizionamento di un sistema di canne posto nelle torri laterali che potesse sfruttare i flussi di aria naturale garantendo un minimo di corrente. 

Proprio al vento risale la leggenda dei diavoli della Zisa, un racconto folkloristico narra che nella capitale quando soffiava la folata forte era dovuta all’uscita di questi jinn dal palazzo. Questo mito, seppur fantasioso e simpatico, risale al dipinto posto nella Sala della Fontana in cui sono raffigurati Giove, Nettuno con il suo tridente, Plutone, Giunone, Mercurio, Vulcano, Venere e altre divinità greche considerate custodi di un tesoro nascosto dentro il palazzo.














(sala della fontana)

Questo bottino sembrerebbe essere arrivato in città grazie a due giovani amanti, Azel Comel e Al-‘Aziz, costretti a scappare dal loro paese per colpa dell’opposizione al loro matrimonio da parte del padre della ragazza. Giunti a Palermo, Azel aveva chiamato i costruttori più influenti del periodo per erigere La Zisa ma quando la mamma di Al-‘Aziz si era suicidata per via della fuga dei due innamorati i due morirono a pochissima distanza l’uno dall’altra. Prima della loro morte fu fatto un incantesimo sul tesoro, conservato all’interno del palazzo, affidando la protezione ai diavoletti dipinti sulla volta della Sala della Fontana. Si dice che per garantire la protezione essi si mescolerebbero per impedire di essere contati, soprattutto durante la giornata del 25 marzo - si celebra la festa della Madonna dell'Annunziata - quando fissandoli per lungo tempo si avrebbe l’impressione che inizino a muovere la coda e a storcere le labbra. 

Tra narrazioni mitologiche e storia questa cronaca ha influenzato così tanto la cultura palermitana che oggi per indicare una situazione in cui non tornano i conti si dice: 

‘E chi su, li diavuli di la Zisa?’ (E cosa sono? I diavoli della Zisa?).

Ad ogni modo il Palazzo dal 2015 è diventato uno dei gioielli tutelati dall’Unesco che rientra nell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale. 

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