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Yemen, missili americani contro i ribelli Houthi: tre siti radar colpiti

La flotta statunitense nel Mar Rosso apre il fuoco in Yemen sui ribelli del movimento Houthi, distruggendo tre siti radar responsabili di ripetuti attacchi contro l’US Navy. A scatenare la reazione americana è stato il lancio di un missile pilotato contro il cacciatorpediniere USS Mason che si trovava non lontano dalla costa yemenita. Secondo quanto affermato dal Pentagono la nave non ha subito danni poiché il missile è precipitato in acqua prima di raggiungerla. In ogni caso, si tratta del secondo attacco ai danni della flotta statunitense in pochissimi giorni. Già la scorsa domenica due missili partiti dall’area controllata dai ribelli Houthi erano stati lanciati contro l’USS Mason, anche questi finiti in mare. Ma dopo l’ennesimo attacco, gli USA hanno deciso di reagire e missili da crociera Tomahawk sono stati lanciati dal cacciatorpediniere USS Nitze.



Secondo il portavoce del Pentagono, Peter Cook, si tratterebbe di “limitati attacchi difensivi eseguiti per difendere il nostro personale, le nostre navi e la nostra libertà di navigazione in un importante passaggio marittimo”. E ha aggiunto che “gli Stati Uniti risponderanno ad ulteriori minacce alla nostra flotta militare e commerciale nel modo che riterranno più appropriato”. L’intervento è stato autorizzato dallo stesso presidente Barack Obama e si tratta della prima volta che gli USA interferiscono direttamente in Yemen dall’inizio del conflitto nel marzo del 2015.
Un portavoce del gruppo Houthi ha replicato che il missile in questione “non doveva colpire nessuna nave da guerra”. In ogni caso, la tensione nel Mar Rosso resta alta. Questa striscia di mare, infatti, garantisce importanti collegamenti commerciali e militari tra Europa, Africa e Asia. E lo Yemen ha una posizione assai strategica in quanto affaccia al contempo sul Mar Rosso e sul Mar Arabico.

Cosa sta succedendo in Yemen?
Il Paese è da mesi dilaniato da un conflitto acuto tra i sunniti sostenitori del governo filosaudita del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi riconosciuto internazionalmente ed il gruppo Houthi dei ribelli sciiti filoiraniani sostenitori del ex presidente deposto Ali Abdullah Saleh.


Gli Stati Uniti negli ultimi mesi hanno sostenuto la coalizione guidata dall’Arabia Saudita accorsa in supporto al governo yemenita contro i ribello Houthi. Proprio tale coalizione la corsa settimana ha condotto un attacco aereo su un funerale nella capitale Sanaa provocando la morte di 155 persone. Alla cerimonia funebre erano presenti diversi esponenti dei ribelli sciiti Houthi. In quell’occasione gli Stati Uniti avevano preso le distanze dall’accaduto, annunciando di voler avviare “una revisione immediata della nostra già significativa riduzione del sostegno alla coalizione araba", secondo quanto affermato da Ned Price, portavoce del consiglio di sicurezza nazionale.
Il governo saudita non ha riconosciuto pubblicamente la responsabilità dell’attacco ed ha anzi avviato un’inchiesta. Ha inoltre annunciato di volere favorire l’evacuazione degli yemeniti feriti nel bombardamento aereo per permettere loro di ottenere le cure mediche all’estero, secondo quanto riportato dalla BBC.
Intanto la guerriglia armata e le violenze ai danni della popolazione continuano. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che almeno 4.125 civili sono stati uccisi e 7.207 feriti dall’inizio dell’intervento della coalizione nel conflitto.



FOCUS. Che cos’è un missile da crociera?
Gli Stati Uniti hanno reagito agli attacchi dei ribelli Houthi lanciando missili da crociera e distruggendo tre siti radar gestiti dai ribelli.
Nello specifico, un missile da crociera è un missile che percorre una traiettoria guidata e che possiede un sistema GPS che garantisce grande precisione nel colpire gli obiettivi. Differisce, dunque, dai missili balistici poiché questi ultimi percorrono una traiettoria prefissata, la cui rotta non può essere modificata a seguito del lancio come, invece, accade per i missili da crociera.


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