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Yes, Renzi can! Perché l’appoggio di Obama alla riforma scandalizza così tanto?

Non è certo passata inosservata la cena organizzata alla Casa Bianca alla quale ha partecipato il presidente del Consiglio Renzi assieme alla moglie Agnese e ad altre personalità di spicco, da Benigni a Cantone. Una cena durante la quale i due Presidenti si sono reciprocamente scambiati i complimenti ciascuno sull’operato dell’altro. In particolare, ha fatto molto discutere l’appoggio di Obama alla riforma costituzionale che sarà sottoposta al voto popolare il 4 dicembre.




“(Renzi, nda) sta facendo le riforme in Italia, a volte incontra resistenze e inerzie ma l'economia ha mostrato segni di crescita, anche se ha ancora tanta strada da fare”. E aggiunge: “Il Sì al referendum del 4 dicembre può aiutare l'Italia ad avviarsi verso un'economia più vibrante”. 

Per rilanciare l’economia servono dei provvedimenti seri in materia, non andare a modificare un terzo della Costituzione. Il Jobs Act è stato un tentativo, che però ha miseramente fallito. L’operato del governo circa le misure per il lavoro e l’occupazione ha avuto lo stesso effetto che ha il doping sugli atleti: quando droghi il mercato di incentivi e bonus, il mercato viaggia parecchio di conseguenza. Ma l’effetto doping, si sa, non dura in eterno, e così oggi ci ritroviamo con un calo delle assunzioni a tempo indeterminato (che in realtà non si chiamano più così, ma a “tutele crescenti” perché è stato abolito l’articolo 18), un aumento di licenziamenti (+31%), un boom di voucher emessi, un milione e mezzo di italiani che hanno dovuto restituire il bonus degli 80 euro introdotto da Governo Renzi alla vigilia delle europee di due anni fa, la crescita zero nel secondo trimestre (il resto dei paesi europei è cresciuto su una base dello 0,4%, tranne la Francia per le proteste riguardo la riforma del lavoro) e un innalzamento del debito pubblico che vola verso i duemila miliardi e mezzo. 


In Italia vi sono almeno tre grandi problemi, evasione, corruzione e criminalità organizzata, e il governo non ha mai presentato una sola proposta seria riguardo ciò: ha aumentato il limite d’utilizzo del denaro contante, favorendo il nero, sulla corruzione si vanta soltanto di aver nominato Raffaele Cantone all’Anac e dopo lo scandalo di “Mafia capitale” penso che abbiamo capito tutti perché la criminalità organizzata fattura ancora 150 miliardi all’anno. 
Il Presedente americano ha inoltre invitato Renzi a continuare la propria attività politica qualunque sarà l’esito del referendum. E proprio in merito a ciò lo stesso Renzi ha affermato: “Non ci sarà nessun cataclisma se vince il No”. Avrei giurato che avesse detto il contrario prima di partire per Washington. Già, perché uno dei problemi principali di questa campagna referendaria è il fatto che il Presidente del Consiglio continui a fare piroette e retromarce su qualunque sua dichiarazione.
Prima dicendo che in caso di vittoria del No avrebbe lasciato la politica, salvo poi astenersi dall’esprimersi sul proprio futuro con la scusa che l’attenzione si era spostata troppo su di lui anziché sul quesito. Ma del resto mi sembra piuttosto normale: chiunque scommette tutta la propria carriera su un passaggio (certamente non da poco) della stessa, non può passare inosservato. Fermo restando che è profondamente sbagliato personalizzare un tema così importante, sia per coloro che la riforma l’hanno voluta sia per coloro che sono chiamati a deciderne il futuro. 
L’altra continua narrazione del fronte del Sì è che questa è “l’unica riforma possibile” per il nostro Paese. Ci sarebbe da preoccuparsi se dopo 150 anni il massimo a cui può aspirare l’Italia è una sola riforma che fa da spartiacque per i prossimi 150. 
Renzi sostiene che se gli italiani voteranno No, tutti i successivi parlamenti dovranno prendere atto che “il popolo non vuole una riduzione dei parlamentari e dei costi della politica”. In realtà, chi non vuole la riduzione dei parlamentari e dei costi della politica è proprio chi ha fatto questa riforma. Eccone la prova:

nuovo art. 57: “Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica”;

nuovo art. 59: “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati”

Attualmente il Presidente della Repubblica può nominare un massimo di cinque senatori a vita per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Con l’articolo 57 della riforma non viene dato alcun limite alle nomine presidenziali: ciò significa che, dato che nella storia della Repubblica tutti i politici diventati senatori a vita sono stati nominati per meriti in campo sociale, il Capo dello Stato potrebbe dare la nomina a tutti e 100 nuovi senatori.
Ma torniamo ad Obama: dopo la sua dichiarazione non sono mancate le polemiche; tutti hanno alzato un coro unisono per dirgli “come ti permetti di sentenziare in casa nostra”. Mario Monti, ospite a Otto e mezzo, ha fatto una dichiarazione che mi sento di condividere: il mondo oggi è talmente interconnesso che è impossibile non formulare un’opinione sui fatti che riguardano anche altri Paesi".
Assolutamente vero. Perché, noi non abbiamo espresso forti perplessità (per usare un eufemismo) riguardo la possibile elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti? Non abbiamo forse commentato anche noi il referendum sulla Brexit? Allo stesso modo, il referendum costituzionale a cui l’Italia è chiamata a votare potrebbe segnare un passaggio epocale per il nostro Paese.

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