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Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti

Ieri nessuno ci credeva. Neanche i membri del suo staff. Ma i fatti di oggi ci hanno mostrato che pronostici e sondaggi non rappresentano automaticamente una certezza sul futuro. 
Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Gli americani hanno fatto la loro scelta. Hillary era convinta nei giorni scorsi di avere la vittoria in pugno. Ma i risultati di questa mattina l’hanno apertamente smentita. Il candidato repubblicano ha visto la vittoria sulla rivale in moltissimi stati del Sud, dell’Est e del Mid-West. 



“È il momento di unirci e superare le divisioni. Sarò il presidente di tutti gli americani”, ha esordito Donald Trump nel suo primo discorso al popolo americano dopo la vittoria, nella sala dell’Hilton Hotel di New York. Visibilmente emozionato, è salito sul palco con accanto tutta la sua famiglia al completo. Melania, la nuova first lady, in prima linea con uno splendido abito bianco. “Vi prometto: non vi deluderò mai,” ha annunciato rivolgendosi ai suoi sostenitori. “La campagna è finita ma il lavoro di questo movimento continua”. Trump, l’uomo delle divisioni, dell’odio e del rancore secondo quanto riportato dalla stampa negli ultimi mesi. Eppure, nel suo primo discorso da Presidente, ha voluto chiarire una volta per tutte la sua posizione in merito alla necessità di unione da parte delle diverse compagini politiche allo scopo di lavorare per il bene del Paese. “Ho appena ricevuto una telefonata da Hillary Clinton. Si è congratulata con noi e io mi sono congratulato con lei per una campagna elettorale dura. Hillary ha lavorato tanto per il nostro Paese. Adesso dico ai repubblicani, ai democratici e agli indipendentisti di unirsi”. 



Secondo la maggior parte dei suoi sostenitori, la sua vittoria è stata favorita dal clima di stanchezza verso quella linea politica elitaria e favorevole al capitalismo finanziario di cui la Clinton si era fatta portavoce. “L’America agli americani”: uno slogan lanciato nei primissimi anni del Novecento dall’allora presidente Theodore Roosevelt in merito alla necessità di dare spazio agli interessi del popolo americano prima di tutto. È ciò che Trump aveva promesso nella sua campagna. Ed è stato l’elemento vincente della sua candidatura. “La nostra non è stata una campagna ma un movimento incredibile costituito da milioni di donne e uomini che lavorano duro per il loro Paese e che vogliono creare un futuro migliore per sé e per le loro famiglie,” ha proseguito Trump nel suo discorso. “Un movimento formato da americani di tutte le razze, religioni e credo che vogliono rispettare il nostro governo che è al servizio del popolo. Gli uomini e le donne dimenticati di questo Paese non lo saranno più”. 


Ha rassicurato poi tutti coloro che hanno visto una minaccia nel suo carattere intransigente e deciso: “Cercheremo alleanze, non conflitti nel mondo. Gli Stati Uniti andranno d'accordo con tutti coloro che vorranno andare d'accordo con noi”. Non una parola, invece, a proposito della costruzione del muro con il Messico.
Finisce così una delle tornate elettorali americane più aspre di sempre. Comincia da oggi un nuovo capitolo non solo per la storia degli Stati Uniti ma del mondo intero. Accordi, equilibri geopolitici, rapporti e dinamiche internazionali potrebbero cambiare. Ma il cambiamento è elemento necessario al rinnovamento e alla fine di una stagnazione economica e sociale, forse voluta, che dura ormai da troppi anni. Scegliere Trump ha significato per molti americani dire basta a ciò che è stato. Ha rappresentato la volontà di disegnare un futuro diverso, con uno Stato vicino ai reali bisogni dei cittadini.

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