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Il ddl sull'attribuzione del cognome materno ai figli

L’attribuzione del cognome materno sembra, finalmente, aver ottenuto giustizia. Dopo un lungo e travagliato iter legislativo, nel quale sono state discusse le modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli, e due anni di stallo, l’infinita battaglia si è conclusa positivamente. 


“Abbiamo un programma per fissare le audizioni con degli esperti, dopodiché bisogna far votare gli eventuali emendamenti all’aula che lo incoraggia - spiega il senatore Sergio Lo Giudice, relatore del nuovo testo legislativo - la struttura della legge approvata dalla camera è una struttura ampiamente condivisibile. L’asse portante di quel disegno di legge è un asse che io ho condiviso e sosterrò: ovvero, permettere ai genitori di trasmettere il cognome della madre come quello del padre o entrambi”. 
Nonostante tutto, rimangono ancora molti dubbi da chiarire a livello tecnico. Infatti la legge, finora, specifica bene solo nei riguardi della questione principale ma omette alcune sfaccettature, vi sono dei passaggi poco chiari e ulteriori chiarificazioni da fare: ad esempio cosa succederebbe nel caso di un figlio adottivo. Questi cavilli hanno fatto sì che il decreto rimanesse, almeno per ora, in attesa di un’approvazione definitiva. Il sen. Lo Giudice è positivo sulla riuscita del lavoro e afferma che, dai primi mesi del 2017, il Senato procederà all’approvazione del decreto.
Cosa accade successivamente? Marcello Degni, professore della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, ci spiega quali sono, secondo lui, gli effetti che potrebbe avere questo disegno di legge all’interno della pubblica amministrazione: “A livello amministrativo non dovrebbe comportare particolari aggravi. Anzi, direi nessuno grazie al livello di digitalizzazione e di informatizzazione di cui le amministrazioni dovrebbero disporre. Certo, come tutte le novità necessiterà di un momento di sperimentazione, di adeguamento dei sistemi ma non mi sembra un grande fardello per la pubblica amministrazione. Per quanto riguarda il codice fiscale, questo è un aspetto che dovrà sicuramente essere preso in considerazione. Comunque, nel caso in cui un individuo abbia un cognome complesso, formato da due parti, esiste già una procedura per istituirlo”.


Un altro quesito verte su chi, effettivamente, sceglierà di godere di entrambi i cognomi. Chi è nato antecedentemente l’entrata in vigore di questa legge conserva il cognome paterno, dunque potrebbe accadere che due fratelli si ritrovino con due cognomi diversi. Per eludere questa spiacevole situazione bisognerebbe far sì che la norma sia retroattiva. In ogni caso l’opinione pubblica, pur entusiasta, resta divisa e confusa sul da farsi.

Federica Giua

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