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Il sadismo sugli animali come comportamento deviante e patologico: la dottoressa Paola Ferreli risponde alle nostre domande

Chiunque abbia un cane sa quanto un amico a quattro zampe sia capace di dare. Sono esseri speciali. Quegli occhi grandi e sinceri, specchi di mille emozioni, e quel loro modo di essere sempre al momento giusto nel posto giusto. L’accortezza con la quale accostano il muso alla faccia del proprio padrone, quando la giornata non è la migliore di sempre e si sta bene ma non benissimo. La carica di calore che danno a chi amano. 



Possiamo vivere in una reggia o in una capanna, in montagna o al mare… basta che loro possano perdere il proprio sguardo sul nostro e tutto va bene. E tutto si sistema. E tutto appare nuovamente meraviglioso. E non importa se a lavoro non è andata tanto bene; non importa se il piede con cui ci si è svegliati è lo sbagliato; non importa nemmeno se siamo stanchi e spossati e nervosi e agitati. Sono la nostra gioia e il nostro sorriso. 
Ecco perché la comunità non ha potuto non indignarsi dinanzi alla vicenda di Angelo, quel bellissimo cane bianco ucciso a bastonate da tre ragazzi. Che male poteva aver fatto, quell’orso dal color della neve, per morire in modo così crudele? Quale brutta colpa può giustificare un’uccisione così malvagia, così brutale, così senza senso? La colpa di Angelo è greve, triste: ha la colpa di essersi fidato. Perché i cani si fidano delle persone, bestie che non hanno la compassione di vedere il mondo intero in un paio di occhi scuri. Ad ogni modo, benché il mio animo prenda fuoco quando penso alla faccenda, la giustizia farà il suo corso: quella che è stata definita una “bravata” di ragazzini – un’azione sadica che a me dà i brividi e provoca stizza e disgusto – sarà pagata e spero che il prezzo sia alto – almeno questo lo dobbiamo ad Angelo. Ora, mi chiedo: chi compie un’azione simile di cosa è capace? Chi ammazza, guardandolo negli occhi, un cane senza provare la minima indecisione di cos’altro è capace? Non so, ho sempre pensato che l’empatia sia universale… Se non hai il cuore per sentire il dolore di un cane sulla tua stessa pelle, come puoi mostrare sensibilità per gli esseri umani?



Chiediamo aiuto, per capire tutto ciò, alla dottoressa Paola Ferreli, rinomata psicoterapeuta.

D: Dr.ssa buongiorno, grazie del suo tempo. Avrà senz’altro seguito la vicenda del cane Angelo…
R: Buongiorno a voi e grazie per avermi invitata. Purtroppo sì, ho sentito.

D: La tortura e l’uccisione di un animale da parte dell’uomo possono definirsi comportamenti sadici? E se sì, a che livello di sadismo si collocano?
Se si esclude l’abbattimento di un animale per potersi nutrire delle sue carni (quindi per bisogno di sopravvivenza – non me ne vogliano i vegetariani o gli animalisti, questa è la realtà) o, in alcuni casi, l’eliminazione di un capo malato per evitare la diffusione del contagio di un virus o simili o perché seriamente pericoloso per altre bestie o per l’uomo, l’uccisione di un animale per il puro piacere di farlo può essere definito un comportamento sadico, quindi deviante e patologico. Possiamo collocare questo comportamento all’interno della condotta sadica (che può essere di tre forme: criminale, perversa, nevrotica). Qui si parla della prima forma. Il sadismo criminale è tipico di quegli individui che, spinti da un sentimento di violenza, torturano la vittima fino ad ucciderla. 

D: Può essere considerato una bravata?
R: Attenzione… perché proprio qui sta il problema! Sa cosa vuol dire il termine “bravata”? Io me lo sono chiesto, e dato che non lo sapevo, sono andata a leggere sul dizionario della Treccani e sul Garzanti. La parola “bravata” deriva da “bravo” che a sua volta, anticamente, designava l’uomo d’armi prepotente e violento al servizio di un privato signore molto potente (i Promessi Sposi insegnano!!). Da qui il significato odierno italiano del termine: per la Treccani la bravata è un’azione di millanteria provocatoria, per il Garzanti è un atto sconsiderato e inutilmente rischioso… ma nella parlata quotidiana ormai usiamo il termine bravata con il significato di “ragazzata” che invece designa un’azione compiuta con superficialità, senza criterio, senza considerarne adeguatamente le conseguenze. Perché mi soffermo su questa digressione di linguistica italiana? Perché è lo specchio di quanto sta succedendo nella nostra società… togliamo il significato alle parole, e quindi togliamo peso alle azioni che compiamo, privandole delle conseguenze. 
“La violenza non è solo quella che proviene dall'azione di impulsi sfuggiti al controllo della coscienza, ma è molto spesso frutto del pensiero, dell'interpretazione che si dà dei fatti” (Annamaria Manzoni). 
Vi è una totale legittimazione sociale (…) in cui la propria identità violenta viene sancita e riconosciuta come valida, ma non come violenta! Così non è violenza urlare contro i più deboli, non è violenza palpeggiare una ragazza che non lo vuole, non è violenza lanciare i sassi dal cavalcavia, ma sono tutte ragazzate, che però definiamo bravate! Forse un residuo inconscio di morale? Tornando al tema, concluderei la risposta a questa domanda con una frase di Milan Kundera: “La vera prova morale dell'umanità è rappresentata dall'atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l'umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono”.

D: In quali casi il sadismo sugli animali sfocia in comportamenti aggressivi per l’uomo?
R: Per capire quanto sia potenzialmente pericoloso un comportamento del genere, basti sapere che il DSM IV- guida alla diagnosi dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza (il maggior manuale usato in Italia e in gran parte del mondo per la formulazione di diagnosi psichiatriche) pone la crudeltà fisica con gli animali come uno dei criteri diagnostici per il disturbo della condotta (deve persistere almeno 12 mesi di fila e insieme ad almeno altri 2 criteri), che è una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole societarie appropriate per l’età vengono violati. In parole semplici, se un adolescente per un periodo di almeno 12 mesi usa violenza fisica verso gli animali e mette in atto altri comportamenti specifici (per es. furti, minacce, prepotenza, provocazioni, ecc.) è molto probabile che da adulto manifesti disturbi di personalità o stili di personalità caratterizzati da violenza verso altre persone, sadismo criminale o sessuale. 

D: Che consiglierebbe a questi ragazzi?
R: In questi casi è fondamentale farsi sostenere in un percorso di crescita personale, attraverso una psicoterapia che abbia come finalità la possibilità di ristabilire la capacità di incanalare gli impulsi con efficacia, imparare a gestire lo stress in modo adeguato (e non sfogandosi su animali), identificare le conseguenze delle proprie azioni impulsive, identificarsi nelle vittime e imparare l’arte dell’empatia, proteggersi da eventuali ricadute con la conoscenza di sé, e tanti altri. 

Ringraziamo la dottoressa Paola Ferreli, che con così tanta pazienza ha risposto alle domande per voi lettori di PPOL, e chiudiamo con un pensiero per Angelo. 

Paola Ferreli vive in Ogliastra, a Lanusei. È psicoterapeuta, ipnoterapeuta, formatrice. Tiene corsi sulla comunicazione efficace, sulla mindfulness, sulla gestione delle emozioni. 

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