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Intervista esclusiva al cantautore Nestore Verre per il suo ultimo lavoro “Oltre me non esisto”

Oltre me non esisto”, il disco di Nestore Verre anticipato dai singoli “In bilico” e “Oltre la realtà” – già in rotazione radio precedentemente – ha visto la luce il 22 aprile del 2016. 
Undici tracce, varie, complesse e inedite, scritte e composte dal cantautore cosentino per edizioni e produzioni I Nomadi srl di Beppe Carletti, nelle quali mostra la sua grinta – punto che contraddistingue l’artista – e la sua ironia. Introspettivo, emozionale, intenso: ecco tre aggettivi per quello che altro non è che un diario, una minuziosa rappresentazione dell’animo del cantante che, senza remore, si mette a nudo. Si dona. Si mostra nel suo essere, nel suo recondito, inconfessato essere. Quando parla dell’album è molto chiaro: “Oltre me non esisto” è sia un concetto che uno stato d’animo, specchio dei difficoltosi tempi che ci ritroviamo a vivere; nasce dalla rabbia, ci racconta, dalla ribellione, dalla consapevolezza, dalla speranza, dalla voglia di libertà, dalla voglia di superare la superficialità e dell’ignoranza. Per descrivere ciò che stiamo vivendo, non poteva esistere titolo migliore.



“Ho sentito la forte necessità di dire le cose come stanno, senza mezzi termini, attraverso le mie sensazioni ovviamente” racconta a PPOL Nestore Verre che, con disinvoltura ed estrema tranquillità, parla della sua creatura. È amore, quello che traspare dalle sue parole. E orgoglio. E anche felicità… perché no? D’altronde questo è una pioggia propizia e lui ci sta danzando in mezzo.
Parla a lungo di amore. C’è un amore dolce, che sa di panchine fredde dove si attende, di brividi lungo la schiena, di stelle a cui si chiede forse pietà e di angeli in fila a sperare che trionfi la bellezza di un’unione vissuta come urgenza – perché quando si ama, lo si fa donando se stessi in modo assoluto. C’è un amore carnale, quando l’eterno ha un odore ben preciso, quello del desiderio; sguardi che entrano nelle vene fino al cuore, fianchi che si muovono, mani come pioggia sul viso, ansia che rimbalza nella mente, voglia che ha sapore di obbligo e di impellenza… fuochi e danze e sospiri e denti e labbra. C’è un amore trascendente, che vuole essere oltre, che chiede oltre, che dice oltre… oltre le nuvole e l’orizzonte.
Parla di voglia di fuggire per diventare irraggiungibile… scappare da questo mondo che ingabbia il cuore; scappare senza avere più confini; scappare attraverso un sole.
Parla della brama, forte e inesorabile, di smettere di essere una comparsa. L’inganno cadrà – ci spiega il cantautore – e l’inferno non spaventerà. Siamo solo sogni senza rimorsi.
Parla della tristezza di quando ci si sente precipitare. Si piange nel divano, e nessuno si accorge di una lacrima che scende nel viso stanco e mesto. La nostalgia trionfa e i fantasmi si presentano, crudeli e iniqui. Nella notte che colora l’anima, si sente solo rabbia e curiosità.
Parla di giuramenti fatti dinanzi a uno specchio e di certezze, di abissi, di docce che dovrebbero togliere l’amarezza ma lavano solo il corpo.
Tre anni di duro lavoro, tre anni di sogni e speranze, tre anni di confessioni. A chi è dedicato, ci viene spontaneo chiedere. Ma Nestore, con una semplicità che odora di modestia, è limpido come l’acqua: “Lo vorrei dedicare a chi combatte giorno dopo giorno senza fermarsi mai, alla gente comune, all’uomo di strada, a quelle persone autentiche e integre che ancora credono, a tutti quegli individui messi ai margini, ma che vedono bene, dai loro tramonti, questa realtà, spesso distorta da una società cannibale ed ormai sempre più politicamente scorretta, che ci spinge a chiuderci dentro, trasformandoci in piccole isole di mare in tempesta, invece che in un’unica grande terra colorata!”
Il disco è energico, potente, in linea con Nestore Verre, carismatico e forte di una forza costruita nel tempo. Tramite la musica riesce, sin da piccolo, a portare avanti con impegno le sue idee. Nell’adolescenza iniziano a nascere i primi componimenti. Affascinato da autori come Wilde e Blake, inizia a familiarizzare con l’inglese che usa spesso nei testi benché prediliga la lingua natale. Affronta tutti gli argomenti – da temi sociali a filosofici, dai sentimenti alle vicende più quotidiane – spaziando dal rock al pop. Nestore parla di ciò che vive, dei sentimenti che prova, degli eventi che vive… metabolizza la realtà per ridonarla, analizzata minuziosamente ed espressa in musica, agli ascoltatori. Allusioni, metafore e antitesi: usando questi espedienti, riesce a ricreare scenari suggestivi, a tradurre in suono ciò che scorre nelle sue vene. La cornice perfetta è la musica: lui la compone in concomitanza ai pezzi, ed entrambi prendono forma con semplicità, immediatezza e magia.
L’album, attualmente accompagnato da un tour nazionale che ha toccato numerose città italiane, è un tripudio di cuore e anima.
Nestore Verre ha deciso di rispondere per voi, lettori di Prima Pagina on line, a qualche domanda.



D: Nestore, parlaci dei tuoi esordi. Quando incontri il grande pubblico?
N: Non è semplice perché di tempo ne è passato e di cose per fortuna se ne sono fatte tante. Dico sempre che è più semplice andare sul mio sito a leggere la mia biografia. Ma ci provo.
Scrivo e compongo canzoni sin da piccolo (era l’unico modo e lo è ancora oggi, per esprimermi al meglio), e quasi senza accorgermene sono passato dalla mia stanza alla fase studio, per produrre il mio primo singolo, “La luna (e il fiume in piena)”, una pop ballad che ha avuto un ottimo riscontro radiofonico e che ha aperto la strada al mio primo album,  “Su di te”, un disco di otto tracce che mi ha dato tante soddisfazioni. Dopo una serie di concerti e live promozionali in giro per l’Italia, che iniziano con la presentazione ufficiale del disco al “Teatro Morelli” di Cosenza, passaggi in radio, condivisione del palco con artisti che hanno fatto la storia della musica italiana… Bennato, Bertè, Dolcenera, Britti etc, ho prodotto un nuovo singolo, “Se ti va”, che ha dato la svolta, se così si può dire, per quanto riguarda il “grande pubblico”, visto che sul web è andato benissimo – senza nessun tipo di promozione ufficiale – seguito subito dopo da un altro mio lavoro, “Charlotte”, che mi piace definire una Psyco-romantic-rock ballad. “Charlotte” e “Se ti va” finiscono in “Su di te edizione gold”. Quindi, se si conta “La luna” e “A tempo”, l’album è riuscito a sfornare 4 singoli ufficiali con ottimi risultati. È proprio con “Se ti va”, infatti, che riesco ad arrivare per la seconda volta a Rai Radio 1, ma in questo caso vengo intervistato in studio direttamente da Lorella Cuccarini.
Il 22 aprile 2016 esce il mio nuovo disco, “Oltre me non esisto”, sotto l’etichetta “Edizioni e produzioni i Nomadi s.r.l.” di Beppe Carletti, il quale, dopo il primissimo meeting a Napoli, mi invita ufficialmente al Nomadincontro, un bellissimo ed emozionante evento che si tiene ogni anno a Novellara in memoria del mitico Augusto Daolio, dove propongo in anteprima due brani del nuovo lavoro. L’album, anticipato dai singoli “Oltre la realtà”, (primo in classifica in varie playlist radiofoniche) ed “In bilico” (tra i primi 50 nella classifica indipendenti airplay e promobild e ancora in rotazione) è stato recensito da Rockol, Marieclaire, Stop, Top, Ansa.it, Tgcom24 e tantissime altre testate giornalistiche. Inoltre anche il video di quest’ultimo ha dato i suoi risultati arrivando 5° nella classifica di Dailymotion. Il 28 ottobre è appena uscito in tutte le radio, “Oltr3”, il nuovo singolo, terzo estratto dell’album, che devo dire ha iniziato anch'esso bene!



D: Quando il Nestore bambino ha compreso che la musica sarebbe diventata la sua vita?
N: Da quando ho duplicato una cassetta di 60 minuti con solo dentro Billie Jean di Micheal Jackson e la sentivo pomeriggi interi lasciando andare l’autoreverse. Credo che mia sorella abbia avuto un istinto omicida! Scherzi a parte, credo fin da subito perché ha sempre fatto parte di me proprio nel quotidiano e lo è ancora adesso nonostante le difficoltà che ci sono. Oggi chi fa musica non ha una vita facile, in fondo questo ci affascina.

D: Parliamo della prima canzone che hai composto… di cosa parlava?
N: Ora che ci penso bene, avevo circa 11 anni credo, si chiamava Su quella strada e parla di una ragazza incontrata per caso e che mi faceva perder la testa. Ancora ne ricordo un pezzettino… Poi ho cominciato a comporre musica scrivendo in inglese per poi ritornare a scrivere in italiano fino ad arrivare alla mia prima produzione.

D: “Oltre me non esisto” è accompagnato da un tour in molte città italiane, ci puoi svelare qualche data?
N: Sì, certo, abbiamo fatto già 10 date circa. Ho aperto ufficialmente alcuni concerti dei Nomadi, l’ultimo a Catanzaro, circa 30mila persone, un’esperienza fantastica presentare le mie canzoni di fronte a tanta gente. Ringrazio ufficialmente Beppe Carletti che permette tutto ciò, per le date future ci saranno due eventi importanti, uno a dicembre e uno a gennaio e poi sicuro sarò di nuovo ospite al Nomadincontro a febbraio. Chi vuole troverà tutto sui i miei canali ufficiali.

D: Cosa provi quando ti confronti con il pubblico?
N: Quando ho davanti qualcuno che ascolta le mie canzoni è sempre emozionante. Il live, in ogni sua forma, è la fase che preferisco. Sono molto fisico sul palco e cerco sempre il contatto con il pubblico. Cerco i loro sguardi condividendo le emozioni puntando sempre a comunicare ciò che sto vivendo in quel momento senza farmi distrarre da tante altre cose.



D: Parli spesso d’amore… Le canzoni hanno preso vita da una storia reale?
N: Be’ in realtà non ne parlo tantissimo, soprattutto in questo nuovo album. Pensa che su undici tracce solo tre affrontano questo tema. Mi piacerebbe parlarne di più ma tendo a spingermi spesso verso l’esistenzialismo e il sociale. Ogni canzone che scrivo in generale comunque è tratta rigorosamente da quello che vivo, anche e soprattutto quando parlo d’amore, se no non riuscirei a scriverne e a cantare; poi ovviamente mi lascio attraversare dai sogni, desideri e sensazioni dipingendo al meglio le mie emozioni.

D: A volte fuoriesce il tuo disagio sociale e il tuo essere incompreso. In particolare, la canzone “Il mio ritorno all’inferno” mi ha rapita… Ci puoi raccontare da cosa è nata?
N: Innanzitutto mi fa davvero piacere che questo brano ti abbia colpito, è una canzone alla quale tengo tantissimo anche perché è un quadro di un viaggio che va dal micro al macro-cosmo, che ho realmente vissuto e che spesso continuo a vivere!
Il mio ritorno all’inferno l’ho scritta e composta come al solito nella mia stanza, in un momento dove tutto sembrava così chiaro, dove sentivo il bisogno di andare via, con determinazione e consapevolezza, da questo mondo, che in fondo non mi è mai appartenuto, che non ho mai sentito mio, sin da quando ero ragazzino. Ancora oggi è così. Ho provato a viverlo ma niente da fare. Questo brano parla di me, quindi, e del rapporto che ho con chi muove i fili, con la società, la quale, a mio avviso, segue dinamiche gelide togliendoci le speranze, generando apatia e rassegnazione e umiliandoci spesso, fino ad ucciderci, fregandosene... ma io non ci sto. Io prendo la mia macchina, i miei sogni, le mie verità e senza voltarmi indietro VADO, distaccandomi da tutta quella gente che non c’entra nulla con me, dagli impostori, da chi vive nella parvenza del niente.
Mi rifugio dentro di me, dove forse tutto è più complicato rispetto a ciò che succede fuori, ma tra i due scelgo il mio, di inferno, non ti pare?

D: È appena uscito il tuo nuovo singolo “Oltr3”… Terzo estratto di “Oltre me non esisto”
N: “Oltr3” è un brano che ci ricorda che è tempo di liberarsi dalle paure, dalle ansie, da quelle gabbie che spesso costruiamo. È tempo che le anime si riconcilino con se stesse e con  il creato vivendo le proprie sensazioni, quelle vere, quelle forti, quelle che contano, senza più tormentarsi, perché a volte sono le nuvole a rendere più sincero il cielo, le cicatrici a far vere le emozioni, l’inquietudine di una sera a dare vita alla luce di un nuovo mattino, la poesia di un tramonto a rendere eterno un istante…
È tempo quindi di credere e lasciarsi attraversare, sempre con lo sguardo verso l’orizzonte e con in mente l’infinito… Oltr3!
Tra un po’ si lavorerà al video.

D: Progetti per il futuro?
N: Per primavera ci saranno delle sorprese importanti, magari ne riparliamo in un’altra intervista, no?

D: Una frase di conforto da dire ai giovani che si avventurano in questo mondo irto di ostacoli.
N: Fare musica per se stessi, scrollarsi di dosso i numeri e seguire l’istinto.

D: E ora… dove possiamo trovare l’album?
N: L’album si può scaricare sui canali digitali e tutte le piattaforme e poi si può richiedere sul mio sito ufficiale e vi arriverà direttamente a casa!

Noi di PPOL ringraziamo di cuore Nestore Verre e gli auguriamo un ricco percorso fatto di soddisfazioni!

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