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Le elezioni americane in 5 semplici punti. E basta scandalizzarsi per la vittoria di Trump

Sono ormai passate più di ventiquattro ore dal voto dei cittadini americani, eppure si continua a parlare dello “scandalo dell’elezione di Donald Trump”. E se ne parlerà ancora per molto. Moltissimo. Ecco, secondo noi, la sintesi ideale di queste elezioni americane.



1. I Repubblicani, attraverso le primarie, nominano Donald Trump candidato Presidente. Ma chi è davvero questo Donald Trump? Trump è un cittadino americano nato settant’anni fa a New York e proveniente da una famiglia assai benestante: suo padre, Fred, è un popolare investitore immobiliare. Dopo la laurea, Donald diventa socio dell’azienda di famiglia, rilevandola in prima persona qualche anno dopo e ribattezzandola col nome di Trump Organization. Lui e la politica non sono così distanti come sembrerebbe: erano ormai quindici anni che i media ad ogni elezione presidenziale aspettavano un suo ingresso nell’arena. Quelli stessi media che oggi urlano allo scandalo e all’Apocalisse per la sua elezione – tenendo però a sottolineare come l’America sia un Paese libero e democratico che rispetta sempre il volere del popolo. Quindici anni di attese. Di annunci e retromarce. E anche se i Simpson avevano predetto la sua elezione alla Casa Bianca, i cittadini americani, con un sondaggio di quattro anni fa, lo avevano ritenuto inadeguato come Presidente. 

2. Dal canto loro i Democratici hanno scelto di essere rappresentati da Hillary Clinton. Di un anno più giovane rispetto al neo-presidente, Hillary Clinton è senza dubbio uno dei volti – per non dire il volto – più popolari della politica americana. Nata a Chicago, una carriera in giurisprudenza come avvocato prima e docente di diritto penale poi, ha fatto anche parte dei consigli di amministrazione di due grandi multinazionali: la catena di supermercati Walmart e il colosso francese Lafarge, specializzata nel campo dei materiali per le costruzioni. Nel 1975 sposa Bill Clinton e dal 1993 al 2001 è first lady. Dopo l’elezione di George W. Bush alla guida degli Stati Uniti, viene eletta senatrice dello Stato di New York: durante il suo mandato (fino al 2009) la Clinton vota a favore di tutti gli interventi militari, affermando poi, con l’avvento del terrorismo, che coloro che "oggi sono nemici degli Stati Uniti, un tempo erano finanziati dagli Stati Uniti". Nel 2008 arriva la prima Convention democratica che la vede protagonista, ma a rovinarle i piani ci pensa Barack Obama. Sarà risarcita con la nomina a Segretario di Stato, ruolo che ricopre fino al 2013 quando sarà sostituita da John Kerry. Dopo aver saltato un turno nel 2012, poiché il Partito Democratico aveva scelto con un’ampissima maggioranza di ricandidare Obama, la Clinton torna a correre per le primarie del partito. Battendo il rivale Bernie Sanders, ottiene la nomina come candidata Presidente. 



3. I media hanno giocato un ruolo fondamentale in questa campagna elettorale. In queste ore sui social ha riscosso molto successo questa battuta: "Comunque, cari americani, ad eleggere un miliardario ottantenne, puttaniere e col parrucchino siamo arrivati prima noi eh!". Molti però dimenticano che siamo arrivati prima noi anche per quanto riguarda la Clinton. Nel 2013 Bersani, candidato del centrosinistra, era dato come vincitore annunciato delle elezioni. Risultato? La sua coalizione non ha ottenuto la maggioranza al Senato e, con la rielezione di Napolitano, si è arrivati alla formazione del governo di larghe intese. Governo naturalmente non guidato da Bersani ma dal suo vice, Enrico Letta. Ma non solo i media, la politica di (quasi) tutto il mondo ha sperato in una vittoria della candidata democratica. In primis il presidente Obama, ma anche tutte le cancellerie europee. Anche il premier Renzi l’altro giorno a Frosinone, durante un comizio per il Sì al referendum, ha fatto esplicitamente il proprio endorsement per la Clinton, salvo poi dover prendere atto della sconfitta e dichiarare: "A quelli che credono nei sondaggi ultimamente non va benissimo". Ma anche lui come tanti altri rientra nella categoria, vedi l’agitazione per il referendum. A proposito, già che parliamo di sondaggi: attualmente tutti danno il No in testa, rimarcando a volte una rimonta del Sì. Ecco, dopo queste elezioni, staremo a vedere se i sondaggi avranno ragione. 

4. Cosa impedì la vittoria annunciata di Bersani nel 2013? Oltre al fatto che lo stesso Bersani si era seduto sugli allori dopo le primarie, sicuramente influì parecchio nella sua sconfitta (o “non vittoria” come si disse allora) lo scandalo Monte dei Paschi di Siena. Sembrò il replay della campagna del 2006, dove Prodi partiva con un distacco di oltre quindici punti dal centrodestra e finì per vincere con uno scarto di circa 25mila voti e una maggioranza di tre voti al Senato. Motivo? Erano uscite le intercettazioni circa la scalata della BNL che coinvolgevano anche Fassino e D’Alema. Diciamo che al centrosinistra le banche non hanno mai portato tanta fortuna
Com’è noto anche la campagna elettorale americana è stata costellata da scandali e polemiche: prima di tutto le dichiarazioni di Trump. Dal non voler più far entrare musulmani in America, al fatto che a New York si gela e dunque il riscaldamento globale è una necessità, fino all’attacco becero verso la Clinton: "Se non può soddisfare suo marito, come può soddisfare gli Stati Uniti"?Immediatamente giornali e tv hanno ripreso queste dichiarazioni, facendo però il grave errore di far passare come una santa la candidata dei democratici. Ma nessun politico è un santo infallibile, e infatti sono arrivati guai anche per lei. Lo scandalo delle mail segrete era l’inciampo che non ci voleva. Ma ancora di più, l’FBI, dichiarando che in qualsiasi caso la Clinton non sarebbe stata posta sotto processo, ha tirato la volata a Trump che ne ha subito approfittato per vestire efficacemente il ruolo di outsider dichiarando che il sistema la proteggeva rendendola intoccabile. 

5. In conclusione: Trump ha vinto le elezioni, nonostante il minor numero di voti raccolti. Non ci sono tante cose da dire. Tranne una: così ha scelto il popolo americano. Se l’America voleva un Presidente favorevole alla guerra e con un conflitto d’interessi grande come una casa, ieri ha avuto persino la possibilità di scegliere. Certo, ha scelto quello con l’aggravante di essere razzista, omofobo, contrario al controllo sulle armi da fuoco e ai passi in avanti fatti in questi anni sulla sanità. Ma è questione di gusti. La Clinton forse non era meglio: rappresentava la politica che ha governato negli ultimi otto anni. Una politica che, evidentemente, la maggioranza dei cittadini non ha apprezzato più di tanto – quanto meno in questo secondo mandato. Trump ha vinto basandosi su tante menzogne. La Clinton ha perso basandosi anche lei su tante menzogne. Come si può credere che un altro Stato pagherà un muro che vuoi costruire nel tuo di Paese per difendere i confini? E come si può credere che sei contraria alle guerre dopo aver votato a favore di tutti gli interventi militari che hanno dato origine al fondamentalismo e all’immigrazione? Comunque fosse finita, non sarebbe stata una grande notizia per l’America. Ma si chiama democrazia. Ed è così, piaccia o meno.

Un’ultima domanda: perché le agenzie italiane annunciavano la vittoria di Trump mentre in America mancavano ancora più di venti seggi utili alla nomina presidenziale? Anomalie dell’informazione. In ogni caso, basta scandalizzarsi per questa vittoria. È una vittoria evidentemente meritata, che certamente spaventa nello scenario internazionale, ma non per questo illegittima.

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