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Maggior presenza della Pubblica Amministrazione per un miglior funzionamento del quadro formativo

Difficile non commentare il rivedibile operato che le Regioni hanno avuto in questi anni sulla gestione delle ingenti somme di denaro garantite dal Fondo comunitario europeo per la messa in opera di corsi di formazione, di qualifica e specializzazione: nel concreto, ben pochi i risultati in termini di occupazione e modesto affinamento tecnico-pratico delle competenza possedute dagli allievi che vi hanno partecipato.



Occorre interrogarsi sulla concreta spendibilità delle nozioni acquisite durante l’iter post-scolastico, ovvero conoscenza finalizzata alla differenziazione formativa, imparare per poter combattere la concorrenza nel difficile mercato del lavoro attualmente vigente.
Se ci si vuole avvicinare ai risultati che la formazione ha portato in termini di occupazione in Francia e Germania nell’ultimo biennio, si rende necessario un duplice intervento verso chi gestisce questi strumenti, finalizzato ad una rivalorizzazione del corso di formazione nella sua essenza, quale necessaria base tecnica per intraprendere con interesse una determinata attività (o mestiere) ed arricchirlo di nuovi importanti spunti.


Si richiama ad un maggior coinvolgimento della Pubblica Amministrazione, la quale da un lato deve necessariamente rendersi più severa in fase di analisi della rendicontazione dell’Ente Formativo al termine di un percorso formativo, eliminare gli sprechi, definire le spese non conformi dell’ente gestore e contestare quelle non strettamente attinenti le spese ordinarie della sua vita lavorativa.
In seconda istanza, è necessario sovvertire la totale passività della macchina pubblica, richiedendo un controllo qualitativo del progetto formativo più efficace, maggior interesse sulla professionalità con la quale le stesse vengono somministrate all’utente e concrete indagini sulla positiva assimilazione delle argomentazioni discusse in corso d’opera.
I percorsi formativi devono tornare ad essere uno strumento utile per la creazione di nuove opportunità ed aspettative nel mercato del lavoro. 

Luigi Blandino

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