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MotoGP, Valencia: domina Lorenzo, Rossi resta fissato con i calci

Con la diciottesima gara del campionato, a Valencia, va in archivio anche questa stagione del motomondiale. La sessantottesima, per l’esattezza. Una stagione attesissima dopo quella dell’anno scorso. Ma ancora di più lo sarà la prossima. Il 2017 segnerà alcuni cambi di casacca storici e, per certi versi, vorremmo che la gara d’apertura in Qatar fosse già alle porte. Bisognerà pazientare qualche mese. 
Il gran premio della Comunità Valenciana di quest’anno, nella massima categoria, ha visto le prime cinque posizioni occupate dai piloti che più hanno animato questa stagione e che avranno i riflettori puntati per la prossima.



Jorge Lorenzo fin dalle prove libere aveva fatto capire che il circuito poteva essere un’altra colonia della Lorenzo’s Land che in questi anni ha conquistato tanti tracciati nel mondo. Dopo la pole position e un’ottima partenza, si è messo davanti a tutti pensando ad una sola cosa: vincere. Nella prima parte di gara si pensava che il gruppo di inseguitori (Iannone, Rossi, Marquez, Viñales) potesse stargli addosso e tenere aperta la battaglia per la prima posizione; ma si sa: quando Lorenzo è davanti, in forma, con la moto a posto è rarissimo che sbagli. Infatti non è successo ed è riuscito a starsene da solo per trenta giri insieme alla Yamaha per un’ultima volta. Già, perché questa è stata l’ultima gara dello spagnolo in sella alla M1. Dopo 9 stagioni, 158 gran premi disputati e 44 vinti, le strade di Lorenzo e della casa di Iwata si dividono. Da martedì cominceranno i primi test e Lorenzo salirà in sella alla Ducati di Borgo Panigale. Erano anni che si fantasticava sul matrimonio tra la casa italiana e lo spagnolo: alla fine è successo. Dopo l’imbarazzo del 2009, quando l’allora team manager Ducati Livio Suppo (oggi in Honda) fu beccato a salire le scale del motorhome di Lorenzo in uno dei gran premi dove il pilota di punta della rossa Casey Stoner era assente per via di un’intolleranza alimentare, qualche mese fa è stato raggiunto l’accordo tra le parti. Chissà che con l’arrivo di Lorenzo la Ducati, dopo tanti anni, possa tornare a lottare per il titolo. 
L’altro spagnolo più famoso del motomondiale, Marquez, ha tagliato il traguardo il seconda posizione. Poco importa: aveva già incassato il titolo con tre gare d’anticipo. E, in ogni caso, per lui sarebbe stato difficilissimo battere Lorenzo. Anche se per un attimo ha fatto credere il contrario. La partenza non è stata delle migliori, a causa di uno slittamento eccessivo della frizione, e questo gli ha fatto perdere diverse posizioni. Una volta giunto alle spalle Rossi e Iannone è stato difficile per lui riuscire ad allungare sui due, soprattutto perché, come molti hanno ricordato, Valencia non è una pista dove si può sorpassare facilmente. Approfittando però di un momento dove sembrava che gli italiani non ne avessero più per spingere, ha guadagnato due posizioni e si è subito messo a caccia del rivale Jorge Lorenzo. Ma ricucire un distacco di quattro secondi e mezzo in cinque giri non è semplice. Nemmeno dimezzarlo, ma uno non si chiama Marc Marquez a caso: infatti il pilota della Honda ha chiuso la gara a poco più di due secondi dalla prima posizione. Una rimonta davvero niente male, anche se per completare l’opera sarebbero serviti come minimo altri due giri. In ogni caso, Marquez e Honda, dopo la disfatta dello scorso anno, portano a casa sia il campionato piloti che quello costruttori. 
A chiudere il podio ci ha pensato il ducatista Andrea Iannone. Dopo uno stop di quattro gare e un ritiro in quella di rientro in Malesia, l’abruzzese ha voluto salutare la casa che lo accolse tre anni fa in MotoGP con un terzo posto, dopo una lotta furibonda con il connazionale Valentino Rossi. Fin dalla partenza Iannone ha fatto capire di avere grandi intenzioni, accodandosi al campione del mondo uscente Lorenzo e cercando di restargli appiccicato per qualche giro, o almeno fino a quando non sarebbero arrivati Rossi e Marquez a dare il via al duello. Un duello suddiviso in due parti: prima a tre, poi tutto targato made in Italy. Con sorpassi e controsorpassi, carenate, staccate al limite. Il miglior modo per lasciare la famiglia che in lui ha sempre creduto molto (quando ancora era in Moto2 organizzarono due test con la Desmosedici), ma che per le prossime stagione ha preferito confermare l’altro Andrea (Dovizioso). Una scelta più che discutibile. All’inizio della stagione, visti i risultati, nessuno di loro due avrebbe meritato il rinnovo: Iannone troppe volte a terra, Dovizioso mai decisivo in gara. Con la gara dell’Austria, a contratti già regolarizzati da tempo – Dovizioso altri due anni in Ducati, Iannone in Suzuki – è arrivata la doppietta che ha visto tagliare per primo il traguardo all’Andrea che Ducati invece ha preferito salutare. Due settimane, però, è riuscito a centrare l’obiettivo anche Dovizioso. Immediatamente c’è stata una corsa in soccorso del vincitore, dove tutti lo hanno celebrato e lodato come il nuovo erede (l’ennesimo) di Valentino Rossi. Non ce n’era bisogno: è stata una gara particolare, caratterizzata dalla forte pioggia che si è abbattuta sul circuito di Sepang. Lo stesso modo in cui vinse la sua prima – e fino ad allora unica – gara nella top class nel 2009 a Donington. Nell’immaginario collettivo resta certamente memorabile la scena in Argentina dove da secondo, dopo essere stato travolto dal compagno di squadra all’ultima curva, finisce tredicesimo spingendo la moto per gli ultimi metri fino al traguardo. Un gesto molto apprezzato, specie se si considera che Iannone non si scusò immediatamente. Ma l’attaccamento alla squadra non basta: servono risultati. E Dovizioso ormai sono quattro anni che corre per il team ufficiale. Ma per Borgo Panigale va bene così.


In quarta posizione si piazza Valentino Rossi, che dopo un’ottima partenza dalla terza casella è sempre riuscito a rimanere in lotta per il podio. Con uno splendido duello insieme a Iannone, Rossi, specie dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi dove affermava di puntare a un buon risultato per chiudere bene la stagione, ha lottato con tutte le sue forze per portare a casa quei sedici punti. Ne ha raccolti quattro in meno. Poco male: non è mai stato veramente in lotta per il mondiale, come ha affermato lui stesso, e il titolo di vice-campione del mondo se lo era già assicurato nelle gare precedenti. Quella di ieri è stata più che altro una gara per dimenticare il finale amaro dello scorso anno. Il risultato, però, è stato il medesimo: quarto. Certamente c’è una bella differenza nella sostanza: Valentino nel 2015 partiva ultimo in seguito alla penalizzazione dopo la gara della Malesia, quest’anno dalla prima fila. Ed essendo l’ultima gara del campionato (e per molti piloti anche l’ultima su quella determinata moto) tutti danno il massimo per cercare di chiudere al meglio la stagione. Una stagione per Rossi, quella di quest’anno, abbastanza difficile: due vittorie nelle gare di Jerez e Catalunya e per otto volte giù dal podio, compresi tre ritiri. Ma comunque l’obiettivo del gran finale è andato in porto. Anche se a metà. Del duello con Iannone resteranno impressi quella staccata al limite che lo ha costretto ad allungare fuori pista e quel tentativo di resistergli dall’esterno che lo ha portato a saltare oltre il cordolo alla curva dodici. Di questo weekend di gara resterà impresso – soprattutto per il video che ha già fatto il giro del web – anche un bruttissimo episodio di cui Rossi si è reso protagonista. Attraversando il paddock in sella al suo scooter, Rossi ha trovato davanti a sé una signora e, per proseguire, ha deciso di farsi strada dandole un calcio. Un gesto di una maleducazione assoluta per il quale il pilota, in conferenza stampa, ha espresso le proprie scuse con l’alibi che il paddock era troppo pieno. Due considerazioni: primo, le scuse, per quanto doverose, restano sotto un certo aspetto ormai inutili e tardive; secondo, se si guarda il video si può notare che lo spazio – oltre che il tempo – per evitare la signora c’era eccome, e in ogni caso l’ultima cosa che si doveva permettere di fare era spostarla con un calcio. Ma evidentemente, dopo quello della Malesia ai danni di Marquez, Rossi sembra non aver ancora imparato la lezione. È con questi atteggiamenti che viene voglia di non tifare più per lui. Sfortunatamente però in pista diventa un pilota che ti tiene incollato al televisore nonostante i quasi quarant’anni. 


A chiudere la top five ci ha pensato il futuro compagno di squadra di Rossi, Maverick Viñales. Al secondo anno con la Suzuki, lo spagnolo, rinunciando a un bel po’ di soldini in più, ha siglato un contratto con la Yamaha per i prossimi due anni. Sono tante le attese, soprattutto per l’eredità che andrà a raccogliere. Un’eredità fatta di tre titoli mondiali, tante vittorie e altrettante pole. Viñales quest’anno ha avuto il grande merito di portare per la prima volta dal suo rientro nelle corse la Suzuki sul podio, al gran premio di Francia, e alla vittoria a Silverstone. Ma nonostante i buoni risultati ottenuti – che gli hanno consentito di chiudere in quarta posizione il campionato, scavalcando Andrea Dovizioso – Viñales ha preferito percorrere una più incerta. Forse per imitare il suo nuovo compagno di squadra? Probabile. Anche se quando Rossi lasciò la Honda per la Yamaha quest’ultima era realmente moribonda: non vinceva il titolo da dodici anni. La situazione nel caso di Viñales è assai diversa: la Yamaha non vince il titolo da dodici mesi, ha portato a casa un terzo delle gare disputate e nelle ultime due stagioni è stato l’unico team ad avere entrambi i piloti con più titoli mondiali nella massima categoria. Dopo dodici anni dall’arrivo di Valentino Rossi, la Yamaha è tornata ad essere un punto di riferimento nel motomondiale. Dunque se è questa l’impresa di Maverick Viñales ha sbagliato obiettivo, se invece è in cerca di un nuovo stimolo per una crescita personale allora si può dire che sia sulla buona strada. Anche se il binomio Viñales-Suzuki non era affatto male.

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