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Noi donne non siamo bambole: diciamo basta alla violenza contro le donne

Il 25 novembre è stato scelto come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in ricordo dell’uccisione nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, le quali avevano cercato di contrastare la dittatura nella Repubblica Dominicana per poi venire brutalmente assassinate dallo Stato.
Oggi questa data simboleggia la scelta da parte di molti Paesi in tutto il mondo di dedicare una giornata alla denuncia del maltrattamento non solo fisico, ma anche psicologico sulle donne.


Per quanto riguarda l’Italia, oggi sono previsti dibattiti e incontri, a Roma si terrà una grande manifestazione il 26 novembre organizzata dalla rete italiana Non una di meno, che prende il nome dal movimento argentino Ni una menos, il quale si fonda sull’idea che la violenza maschile perpetrata alle donne è un fenomeno strutturale della nostra società, e non di certo un fatto privato.
Nel nostro Paese questa giornata è rivolta alla commemorazione delle vittime e ancor di più a denunciare l’assoluta inefficacia dei programmi statali che si occupano del contrasto alla violenza di genere, chiedendo pari diritti e opportunità per le donne, e urlando a gran voce il bisogno impellente di eliminare il fenomeno ormai troppo ricorrente del femminicidio.
Ad oggi risulta che una donna su tre in Italia è vittima di violenza e che dall’inizio del 2016 sono state uccise già 93 donne solo nel nostro Paese. Si tratta di numeri spaventosi, che dovrebbero causare un dibattito acceso fra gli organi statali, di modo da poter effettivamente e finalmente agire in modo efficace contro questa barbarie. E invece ancora oggi noi donne siamo vittime di abusi, di scherni, di stereotipi e di prevaricazioni, in quanto viste come “il sesso debole” e come esseri inferiori: tutto ciò è dimostrato semplicemente dal fatto che le nostre scelte vengono costantemente giudicate e contrastate e che la nostra libertà è decisamente ridotta.



Si può parlare di limitazione della libertà individuale dal momento che una donna non può vestirsi come preferisce senza andare incontro a giudizi negativi circa la sua persona e il suo modo di essere (la minigonna o un tacco alto equivalgono all’essere una prostituta), non può andare al lavoro con la certezza che le sarà garantito un salario pari a quello degli uomini suoi colleghi, non può andare in giro di notte da sola con la sicurezza di non essere avvicinata da qualche malintenzionato, e non può avere l’assurda speranza che nella sua vita verrà trattata sempre in modo rispettoso, perché in un modo o nell’altro tutte le donne sono vittime di violenzaLa violenza è infatti anche verbale e psicologica oltre che fisica, e a volte le botte fanno male quanto gli insulti quando si viene trattate come degli insulsi oggetti.
Noi donne non siamo bambole, non siamo solo il nostro mascara e il nostro rossetto, non siamo solo delle belle gambe e un bel seno; noi donne siamo amore, siamo cervello, siamo immaginazione e razionalità, siamo dolcezza e fermezza, siamo mamme, cuoche, giornaliste, ma anche casalinghe e avvocatesse. Siamo tutto quello che vogliamo essere, o meglio dovremmo poter essere tutto ciò che desideriamo, perché nella realtà dei fatti spesso siamo ridotte a oggetti per il piacere sessuale, oppure agli “angeli del focolare”, o peggio ancora ad esseri umani che non valgono abbastanza per poter essere trattati come tali.
La violenza contro le donne è ovunque, ogni giorno, e si manifesta nei modi più banali e piccoli, dalla battuta infelice sul posto di lavoro, all’epiteto poco gradevole di “puttana” urlato per strada, per poi sfociare nell’ingiusta e abominevole aggressione fisica e sessuale.
Diciamo basta alla violenza, ma questa volta per davvero: imponiamo delle leggi che tutelino veramente le donne, imponiamo delle pene detentive maggiori per chi stupra o uccide la propria compagna, figlia, amante o conoscente. Chiediamo allo Stato italiano di venire protette e che ci vengano riconosciuti a pieno i nostri diritti. Chiediamo che venga introdotto il reato di omicidio di identità, perché anche sfigurare è uccidere. Battiamoci perché fin dalla prima elementare venga fatta educazione sessuale e sentimentale nelle scuole. Lottiamo affinché non venga uccisa una donna soltanto per il suo essere femmina.
Urliamo tutti, uomini e donne: “NI UNA MENOS”.

Beatrice Grilli

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