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Palazzo Forcella De Seta, un gioiello neo-gotico sul Golfo di Palermo

Custodito gelosamente dalla Porta dei Greci, risalente al XVI secolo, e abbracciato dal bastione de Vega e quello del Tuono si erge in tutta la sua magnificenza il Palazzo Forcella De Seta che si affaccia sul vibrante Golfo di Palermo. L’edificio, spesso non visitabile, può essere considerata una grandissima testimonianza dell’arte ottocentesca data la sua natura fortemente eclettica
Dal 1673 i principi Bonanno, ai quali era stata affidata la vigilanza sul bastione Vega (costruito nel 1540 e poi barbaramente smantellato nel 1783), ebbero una ‘casetta’ costruita al di sopra ivi risiedeva il primogenito della famiglia. La residenza venne rinnovata nel 1793 grazie all’intervento dell’architetto Domenico Fugazza Furetto. Nel 1815 vennero aggiunti i giardini progettati da Vincenzo Di Martino. Nel 1820 venne distrutta la ‘casetta’ a causa di un cannoneggiamento ma sfortunatamente non fu più ricostruita. Nel 1833 la proprietà fu venduta al marchese Enrico Carlo Forcella il quale visse tra il 1795 e il 1855 e si lasciò permeare completamente dal gusto caleidoscopico del XIX secolo. 
In realtà nel 1834 venne riparata la maggior parte dei danni subiti all’edificio nel 1820. Una seconda fase avvenne con gli architetti Nicolò Puglia ed Emmanuele Palazzolo, conclusa nel 1841, che diedero alla parte centrale uno spirito neoclassico. I lavori accorparono anche apparati neogotici di sapore arabo. Alla terza del lavoro, avvenuti nella seconda metà del 1800, l’architetto Giuseppe Patricolo progettò una sala ottagonale con una caratteristica fontana in stile moresco. 

Dopo la morte del marchese il palazzo fu ereditato dal nipote Antonio, per poi essere venduto a Biagio Licata – era il 1875 – in occasione del matrimonio del principe di Baucina. Alla morte di quest’ultimo passò al figlio Antonio Matteo Armando Licata (1893) e i principi Licata di Baucina pensarono di ampliarlo verso il giardino creando il ‘castelletto’ seguendo le direttive del progetto elaborato dal Patricolo. Agli inizi del XX secolo fu acquistato dal marchese Francesco De Seta che fece affrescare il salone neoclassico dal pittore Onofrio Tomaselli. 
Dal 1937 al 1940 la sede della Galleria d’Arte Moderna di Palermo diretta da Lia Pasqualino Noto, dagli anni '50 divenne in circolo e sala da gioco del Consiglio di giustizia amministrativa. Dal 2003 è proprietà dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori edili ed affini) di Palermo. 

Atmosfere da ‘mille e una notte’ all’interno
Lo stupore di questa dimora risiede, non tanto nelle facciate esterne, all’interno in quanto si respira un’atmosfera magnetica. Le sale e le gallerie, disposte lungo le zone laterali, sembrano essere state realizzate ai fasti dell’arte medievale siciliane dal gusto arabo-normanno. Entrando dall’ingresso ad aspettare il visitatore c’è la rampa di Santa Teresa che ci immette al primo piano, sulla sinistra vi si accede alla ‘Sala Al-Hambra’. Questa presenta un luminoso vestibolo arricchito da decorazioni geometriche tinte di blu, verde, rosso e bianco sulle pareti alle quali sono state aggiunte anche delle iscrizioni in arabo, che riprendono terminologie riconducibili alla spiritualità musulmana, colonne angolari su alti plinti e splendidi archi arricchiti da mosaici brillanti. La pavimentazione è pregiatissima in marmo con disegni preziosi che lasciano riecheggiare lo spirito moresco di Granada e alle grande maestranze arabe che avevano lavorato durante l’edificazione della ‘Al-Hambra’. 




Connessa a questa sala vi è quella dei ‘mosaici’ che ricorda tantissimo la lavorazione antica riscontrata già in altre strutture della città: Palazzo Reale di Re Ruggero, la Chiesa della Martorana o i meravigliosi mosaici del Duomo di Monreale o di Cefalù. In quest’ala del palazzo vi è una scritta greca in bianco, ben nascosta in realtà, sul soffitto blu che riconosce la fedeltà e tende le lodi al marchese Forcella e al Re Ferdinando II di Borbone, il primo era funzionario del secondo. 



Sulla zona orientale del Palazzo è custodito l’ampio e regale salone in stile neoclassico con dei pilastri corinzi che conserva un affascinante camino e un affresco di Tomaselli che rappresenta il ‘Trionfo della Primavera’ in stile decisamente moderno. 


Se si continua la passeggiata lungo queste ‘stanze-labirinto’ si trova il pavimento a mosaico raffigurante Ippolito di Euripide o ambienti meno elaborati che conservano splendidi soffitti a cassettoni decorati a tarsie lignee dal colore oro. 


Nella struttura, come già accennato, un tempo vi era una preziosa fontana moresca che riecheggiava alla memoria i giardini granadini che sicuramente avrebbe lasciato senza fiato il visitatore. 



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