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Referendum 4 dicembre: c'è chi vota sì, c'è chi vota no e c'è chi non vota proprio

Da un po' di tempo sul web si esprime preoccupazione sulle conseguenze dell’uso massiccio di indicazioni che la politica pone sul diritto di scegliere, anche elettoralmente, con la vecchia dicotomia de “il buono e il cattivo”, limitando così facendo la libertà mentale dei cittadini.


Non c’è da attendersi da persone colte, come i professionisti della politica, un atteggiamento del genere, da loro che hanno studiato ci si aspetta che il bagaglio culturale che si portano dietro possa in qualche modo essere d’aiuto alla gente che “ignora” le soluzioni dei problemi, perché per il cittadino non c’è divisione tra tempo libero e lavoro, tra riposo e fatica e non c’è più tempo per dedicarsi ad altro, non si fa tempo a concentrarsi su qualcosa che te ne viene notificata subito un’altra e quindi si “delega” o almeno fino a qualche tempo fa è stato così, si è delegato, troppo e soprattutto non curandosi delle ragioni di quelli che astenendosi non delegavano.
Anche sulle questioni politico-elettorali si è troppo delegato, perdendo capacità conoscitiva e decisionale verso i rappresentanti delle forze politiche, diventando così dei consumatori manipolati in nome delle retoriche sulla libertà grazie alle quali nel contempo abbiamo ottenuto il “biscotto”, ovvero il mondo web a portata di mano e siamo diventati bravissimi a fare, sapere e ottenere tutto come e quando vogliamo. 
È anche grazie a tutto questo poco edificante trend che da qualche tempo un “mostruoso” numero di italiani non vota più, politiche o amministrative non fa differenza e per il referendum costituzionale il 4 dicembre sarà il “terzo partito” fra i e i no, una “quasi” maggioranza silenziosa stimata da EMG al 40% degli aventi diritto al voto quella che “bypasserà” la consultazione, astenendosi.


Perché? Troppo facile imputare la causa di ciò al disagio sociale colpa della crisi economica, sono invece segnali di rifiuto verso le istituzioni da parte di cittadini che ogni giorno lottano invano per veder affermati i propri diritti ma anche per poter esercitare i propri doveri senza i lacci e legacci assurdi dei “vizi” di casa nostra, quelli che cercano verità dietro muri di gomma e che chiedono la giustizia più banale, quelli che non pensano che per far diventare il proprio Paese come “normale” sia necessario un referendum ma che di contro servirebbe solo buon senso e onestà intellettuale da parte di chi li rappresenta in Parlamento.
Referendum molto macchinoso d’altronde, in cui riformare cose che non si capiscono e non convincono ha poco senso, questo il parere di tanti costituzionalisti, figuriamoci il “sentimento” di un semplice cittadino alle prese col testo che istituisce le basi della nostra Repubblica; sui social d’altronde troneggiano ad arte le argomentazioni più sibilline, dalle leggi votate in pochi giorni che sono il contraltare di chi afferma che solo votando “sì” si snellirà l’iter legislativo alle nuvole nere che si addensano sull’immunità parlamentare che verrebbe data ai sindaci e consiglieri regionali, visto che la metà dei comuni italiani sono in odore di corruzione.
Se bello è ciò che piace, altrettanto può essere il diritto di scegliere, anche di non votare, di non fare, fare un passo indietro, semmai solo per vedere se e per quanto tempo ancora i rappresentanti dei partiti e movimenti che conosciamo la smetteranno di autoreferenziarsi solo col voto di pochi, abdicando finalmente da dignità intoccabili che da troppo tempo la maldestra politica nazionale ha benedetto.

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