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Il Marranzanu o Scacciapensieri, il suono dei Siciliani

Passeggiando per le strade delle città o borghi turistici siciliani è molto facile imbattersi in profumi, colori e paesaggi tipici. Tra un’arancina o una granita al limone accompagnata da una brioscia ‘col tuppo’ è possibile ascoltare il suono folkloristico del marranzanu, conosciuto anche come scacciapensieri



La sua struttura in metallo, ripiegata su se stessa, ha una forma a ferro di cavallo, le sue estremità non si toccano ma sorreggono una sottilissima lama in metallo che oscilla. L’ancia va poggiata sull’arcata incisiva dei denti e si pizzica con un dito, durante l’esecuzione dei suoni la bocca fungerà da cassa di risonanza insieme alla lingua che fornirà sfumature di suono più o meno introspettive. 
La storia dello scacciapensieri sembrerebbe iniziare nel XIV secolo, le prime testimonianze sono state ritrovate in Europa e India e ricordano moltissimo l’oggetto musicale made in Sicily. Per la prima volta sbarcò nell’isola durante l’epoca tardo medievale e fin da subito la sua melodia riconoscibile è diventata parte integrante della tarantella. 


Questo strumento, in base alla zona geografica, assume nomenclature diverse: a Palermo si chiama Mariuolu, a Catania Maruni mentre ad Agrigento ‘Ngannalarruni. Purtroppo trovare artigiani che producono questo simbolo della Sicilia è quasi impossibile, forse perché tutt’oggi i suoni emessi ricordano troppo le pellicole cinematografiche o le serie televisive degli anni passati. 
Ad ogni modo lo scacciapensieri sarà per sempre la colonna sonora di coloro che abitano in Sicilia o di chi la visita nei caldi pomeriggi d’estate godendo di proménade tra arte e cultura.

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