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In Italia il recupero dei rifiuti della raccolta differenziata è diventato un business

Il Belpaese negli ultimi anni è entrato a far parte del mercato delle materie prime seconde (Mps), cioè di materiali come carta, vetro, metalli, plastica e compost che opportunamente trattati creano un notevole indotto, contribuendo alla crescita dell'economia nazionale. 
A fornire queste informazioni è il "Waste Annual Report 2016", realizzato da un gruppo di operatori del sistema dei rifiuti e coordinato dalla società di consulenza ambientale Althesys: un'indagine che ha rilevato come le Mps stiano diventando sempre più importanti nell’industria italiana, considerando che solamente nel settore della carta recuperata si è registrato un aumento considerevole della produzione, dal 26% nel 2000 al 47,7% nel 2015. In questo modo il Belpaese è diventato esportatore di maceri, rinfrancandosi dalla prolungata dipendenza dall'estero. 


Oltre alla produzione cartaria - in cui il risparmio di materie prime vergini è in media di due miliardi di euro - numeri considerevoli si hanno anche con la plastica dove i risparmi ammontano a circa 500 milioni di euro annui; il recupero dei materiali della raccolta differenziata in Italia garantisce un risparmio di due miliardi sulla spesa dell'energia elettrica e di sei miliardi e mezzo sulle importazioni di materie prime.
Il settore presenta notevoli opportunità, tanto che molte aziende hanno deciso di puntare sulla selezione dei materiali raccolti per creare una filiera produttiva per il recupero dei rifiuti, una fetta di mercato del valore di due miliardi. I settori in cui si investe maggiormente, oltre alla carta e alla plastica, sono: i metalli, il vetro e il legno. 


L'Italia sta poi cercando di sviluppare nuovi progetti relativamente ai rifiuti organici urbani (Forsu) per rendere produttivi i 2,3 milioni di tonnellate di umido che non vengono riciclate in meridione: in questo modo sarebbe possibile trasformare il compost in fonte di energia per la produzione di biometano. 

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