Ultime Notizie

Israele e gli insediamenti “illegittimi”, sale la tensione con gli Stati Uniti

Israele deve "immediatamente e completamente cessare tutte le attività di insediamento nei territori palestinesi occupati, a inclusione di Gerusalemme est". A stabilirlo è una recente risoluzione dell’ONU, votata lo scorso venerdì 23 dicembre. Gli USA si sono astenuti contrariamente al parere di Trump e di Israele stesso, che avevano chiesto il ricorso al veto.
Mentre la guerra infuria nella vicina Siria, l’attenzione dei media internazionali torna, dunque, a concentrarsi sulla questione israelo-palestinese. Il governo israeliano, in particolare, è accusato di avere violato il diritto internazionale favorendo la costruzione di insediamenti e colonie di cittadini israeliani in territori palestinesi: Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il rischio, secondo gli USA, sarebbe quello di favorire attacchi terroristici palestinesi e di impedire la risoluzione del conflitto a favore dell’affermazione della sovranità dei due stati, Israele e Palestina. “Non si può simultaneamente difendere l'espansione degli insediamenti e difendere la soluzione praticabile dei due Stati per arrivare alla fine del conflitto. Si doveva fare una scelta tra colonie e separazione,” ha affermato Samantha Power, ambasciatrice USA all’ONU. E della soluzione “a due Stati” ha parlato anche il segretario di Stato Americano, John Kerry, che ha sottolineato quanto la proliferazione di tali insediamenti rappresenti un pericolo per la fine definitiva delle ostilità.

La reazione di Israele non si fa attendere. Il leader israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato come “sbilanciato” e “scarsamente oggettivo” il discorso di John Kerry. Ed ha aggiunto che il conflitto è piuttosto “centrato sul rifiuto dei palestinesi di riconoscere il diritto di Israele ad esistere”; tuttavia Kerry “pare non vedere la semplice verità”. A sostegno della roccaforte dell’ebraismo accorre il neopresidente Donald Trump che in un twitter ribadisce che non permetterà che Israele venga trattato con “disdegno e mancanza di rispetto”. “Tieni duro, Israele, il 20 gennaio è vicino,” scrive il tycoon sul suo account social, riscuotendo il plauso del primo ministro israeliano Netanyahu che ha replicato a colpi di twitter: “Grazie neoeletto presidente Trump per la tua calorosa amicizia e per il tuo chiaro supporto ad Israele”.


Sono oltre mezzo milione i cittadini che vivono nei 140 insediamenti israeliani sorti in Cisgiordania e nella parte est di Gerusalemme a seguito del conflitto del 1967. La risoluzione a favore dei “due Stati” voluta dall’Onu congiuntamente con la Lega Araba, l’Unione Europea, la Russia e gli Stati Uniti, prevede la creazione di uno stato palestinese indipendente situato nei confini ad esso attribuiti prima dell’espansone israeliana del 1967 e corrispondenti ai territori della Cisgiordania, delle Striscia di Gaza e della parte est di Gerusalemme. “La soluzione dei due Stati è la sola in grado di favorire una pace duratura tra palestinesi e israeliani,” ha commentato Kerry nel suo discorso. “È l’unica strada in grado di garantire sicurezza al futuro di Israele come stato ebraico e democratico. Tale futuro è ora in pericolo”. L’accusa del segretario di stato americano è rivolta contro l’ala di estrema destra che sta prendendo potere al momento nel Paese e che guida la vicenda in direzione opposta, e cioè verso la definizione di un unico stato.

Anna Rita Santabarbara

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.