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Tortura durante i conflitti, un sondaggio rivela che in molti sono favorevoli

Si parla di tortura e rispetto dei diritti civili e delle associazioni umanitarie nel sondaggio "People on war" realizzato dal Comitato internazionale di Croce Rossa. Un'indagine che ha coinvolto un campione di oltre 17mila persone in sedici Paesi del mondo, la maggior parte dei quali in guerra, e si è svolta tra giugno e settembre; anche gli italiani sono stati intervistati per esprimere un parere sulle Convenzioni di Ginevra e sull'assistenza da fornire durante i conflitti a persone non coinvolte direttamente negli scontri. Meno della metà dei partecipanti provenienti dal Belpaese conoscono le linee guida fissate dagli accordi presi al termine della seconda Guerra mondiale nella capitale svizzera e il 25,5% ha dichiarato di essere contrario a fornire maggiore assistenza a chi scappa dal proprio paese in caso di conflitto. 



Se gli italiani sono solamente in parte consapevoli dell'importanza del diritto umanitario nelle zone interessate da un conflitto, molti degli intervistati (36%) sono favorevoli alla tortura dei prigionieri per ottenere informazioni importanti: questi risultati mettono in luce una maggiore tendenza ad accanirsi contro i nemici e quindi l'urgenza di vietare forme di violenza sui militari che partecipano alle operazioni belliche. Il 78% dei partecipanti si è invece dichiarato contrario agli attacchi in città o paesi in cui i civili possono essere colpiti dal fuoco. 


Presentando questi dati in occasione della Giornata mondiale del volontariato i vertici del Cicr hanno voluto rimarcare soprattutto tra i responsabili dei Governi mondiali la necessità di rispettare le leggi di guerra e di tutelare sia i civili e che gli operatori umanitari durante le guerre. 

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