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Come nutrire il cervello

Per poter funzionare in modo equilibrato il cervello ha bisogno di essere nutrito: anche se il suo peso rappresenta solo il 6% di quello dell’intero organismo, per operare a riposo assorbe circa il 17% di tutto il sangue che il cuore invia alla periferia e consuma circa il 10% del glucosio presente nel torrente circolatorio. Per il cervello è molto importante il continuo rifornimento di ossigeno per poter ossidare gli zuccheri da cui trae tutta l’energia che gli necessita. 


A differenza di altri organi il cervello non può accumulare riserve di glucosio né contrarre “debiti” di ossigeno: se il flusso di sangue si arresta entro 10 secondi compare perdita di conoscenza e, dopo pochi minuti (4-8 minuti) si producono modificazioni irreversibili. In caso di mancanza di irrorazione sanguigna (ischemia) parziale le lesioni possono essere reversibili. Oltre ad energia il cervello ha bisogno di amminoacidi, in particolare di acido glutammico ed aspartico, di fosforo e di vitamina B6. Durante il sonno il cervello “digerisce” le esperienze fatte durante il giorno e le rielabora, traendone beneficio. Il latte preso prima di addormentarsi facilita il sonno poiché contiene triptofano, un amminoacido che il cervello trasforma in serotonina, uno dei neurotrasmettitori capaci di trasmettere segnali da una cellula all’altra. Agiscono sostanze agenti sul sistema nervoso come eccitanti (caffeina) o come depressivi (alcool). Il loro uso va controllato e in alcuni casi si può parlare di doping. L’effetto di queste sostanze dipende dalla personalità di chi le assume: la caffeina ha maggiori effetti sulle personalità introverse, l’alcool sugli estroversi. 


Il cervello produce particolari molecole, le endorfine, che possono definirsi come droghe endogene aventi lo stesso effetto degli oppiacei, ovvero causano sensazioni piacevoli e assenza di dolore. La concentrazione di queste “droghe endogene” aumenta durante l’esercizio fisico. Questo dato può spiegare lo stato di euforia degli atleti, anche la depressione sperimentata da coloro che praticano un'intensa attività fisica quando non possono allenarsi potrebbe essere un sintomo di una “crisi di astinenza”. Le nostre preferenze alimentari derivano dal nostro passato di cacciatori-raccoglitori. Noi continuiamo a preferire cibi dolci, perché in un passato lontano (4000-5000 anni) il loro contenuto altamente energetico rappresentava un vantaggio nella difficile lotta per la sopravvivenza. Oggi non è più così, soprattutto per chi ha uno stile di vita sedentario, mentre per lo sportivo una modesta quantità di zuccheri può rappresentare una fonte di energia immediatamente disponibile.

Dott.ssa Daiana Rizzo (Biologa nutrizionista)

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