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Halal o Haram? Lo sport visto dai precetti islamici

La stampa contemporanea negli ultimi vent’anni si è concentrata sugli aspetti socio-politici della cultura araba accantonando completamente i reali precetti islamici legati alla tradizione spirituale. Uno dei tanti aspetti mai analizzati, o comunque sporadicamente, è lo sport. L’attività fisica agonistica è permessa ‘halal’ o vietata ‘haram’ dall’Islam


Il Corano raccomanda l’attività fisica per entrambi i sessi e si racconta che il profeta Muhammad incoraggiava di frequente ‘Aišā’ ad esercitarsi nei cento metri. Non soltanto il testo sacro suggerisce questa raccomandazione ma anche gli Hadith – detti e fatti di Maometto – anche le discipline migliori da praticare e da evitare. L’equitazione, il tiro con l’arco, il nuoto e il wrestling sono degli esercizi di controllo della volontà a differenza del proibitissimo gioco d’azzardo.
Secondo alcuni studiosi, tra cui l’autore Ahmed Ebrahim Bemat di Islam and games, lo sport viene auspicato nella lotta. Oggigiorno l’attività sportiva alla maniera occidentale dà fastidio agli integralisti quanto l’ortodosso combatte senza esclusione.

Nel manuale Islam and sport - scritto da Hafez Afzal Ismail - alla lista dei giochi proibiti si aggiungono i videogame, il tennis e il cricket considerati immorali e antislamici. 
Lo sport visto e praticato dalle donne prevede l’awrah, cioè deve coprirsi mani, piedi e volto e deve gareggiare senza la presenza maschile o riprese televisive. 
Diverse sono state le atlete che hanno partecipato alle Olimpiadi, una su tutte è Lida Fariman, la prima iraniana che si è allenata con il velo islamico. La nuotatrice egiziana Heba Al-Ğawad indossava il costume da bagno recitando i versetti del Corano prima di iniziare una gara. Se Hassiba Boulmerka, nel 1992 ai Giochi di Barcellona, fu condannata a morte in quanto aveva indossato un paio di shorts e una canottiera durante la sua corsa dei 1.500 metri, dall’altro lato invece la religione musulmana permette la partecipazione alle arti marziali purché abbigliati di tutto punto. 



In questo breve riassunto storico abbiamo capito che lo sport non è assolutamente demonizzato dai precetti religiosi musulmani, ma è altrettanto vero che certe pratiche o indumenti sono proibiti in quanto non ammessi dagli insegnamenti contenuti nel Corano. 
Ricordiamo i maggiori, e forse più conosciuti, sportivi famosi musulmani. Il primo fu Muhammad Ali, scomparso recentemente, che è lo pseudonimo di Cassius Clay nonché uno dei pugili più abili e conosciuti nella storia della boxe internazionale. A seguire vi è Kareem Abdul-Jabbar leggendario pivot dei Los Angeles Lakers, ancora Mike Tyson – il pugile più giovane di sempre – e per finire il campione di basket Hakeem Olajuwon.

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