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Il panislamismo: il risveglio del "Grande Dormiente"

Forse i segni più notevoli dei tempi (e dopo quanto è successo durante l'anno appena trascorso e nei giorni passati), nel mondo islamico contemporaneo, sono la chiarezza e la forza con le quali lo stato turco ha "ripudiato" l'integralismo e il fanatismo della propria religione.
"Noi siamo decisi a lavorare per la nostra salvezza", sembrano dire i turchi, "e questa salvezza consiste nell'imparare a stare in piedi da soli, in una posizione di Stato sovrano, politicamente indipendente ed economicamente bastante a se stesso, sul modello occidentale. Sta agli altri musulmani lavorare per la loro salvezza, nel modo che essi credono migliore".


La realtà verso la quale sembrano orientarsi i popoli islamici pare essere una sorta di nazionalismo colorato di una latente componente panislamica. Infatti, la grande maggioranza dei mussulmani convoglia, e l'uno e l'altro, nell'oceano denso e magmatico del proletariato cosmopolita del mondo occidentale. Durante l'ultimo quarto del diciannovesimo secolo il sultano ottomano Abdul Hamid II, scoperto il titolo di Califfo nel ripostiglio del serraglio, cominciò ad usarlo come un mezzo di riscossa panislamica intorno alla sua persona. Dopo il 1922, però, Mustafa Kemal Ataturk e i suoi compagni, trovando questo risuscitato Califfato incompatibile con le loro idee politiche radicali, caddero dapprima in una specie di solecismo storico, configurando il Califfato come un potere "spirituale", in opposizione a quello "temporale" e, infine, lo abolirono del tutto. Tale gesto, da parte dei turchi, stimolò altri musulmani, forse risentiti dal veder trattata in tal modo una storica e importante istituzione mussulmana, a tenere la Conferenza del Califfato al Cairo nel 1926 allo scopo di capire e di studiare che cosa si poteva fare per adattare il Califfato alle esigenze dei tempi nuovi. 
Il panislamismo, il "Grande Dormiente", si è forse risvegliato in modo brusco e si è affidato, volente o nolente, ad una guida anti-occidentale? Se sì, ciò potrebbe avere effetti di incalcolabile valore psicologico risvegliando proprio il "Grande Dormiente", cioè lo spirito "militante e guerriero" dell'Islam poiché, con esso, potrebbe risvegliarsi l'eco di un'età eroica.


Già in due precedenti occasioni nella storia l'Islam è stato il vessillo con cui la società orientale si è levata vittoriosamente contro l'intrusione dell'Occidente nei propri territori. Sotto i primi successori del Profeta, l'Islam liberò la Siria e l'Egitto dalla dominazione ellenico-bizantina che aveva pesato su quei Paesi per quasi mille anni. Sotto Zangi e Nur-ad-Din, Saladino e i Mamelucchi l'Islam tenne saldamente le sue posizioni contro gli assalti delle crociate e dei mongoli. Se la situazione odierna dell'umanità dovesse veramente precipitare "in una guerra santa", l'Islam potrebbe essere spinto ad assumersi, ancora una volta, la sua funzione storica.

Francesca Rita Rombolà

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