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Mamma ha abbandonato il gruppo: la vita delle mamme 2.0 raccontata con ironia

Cosa c’è di più attuale di un libro che narra le vicende di una mamma marchiata “Internet” come quelle di oggi? Ma sì, avete capito quali… Quelle che, da appena si svegliano a quando chiudono gli occhi la notte, sono schiave della tecnologia e dei rapporti virtuali. Quelle che alle quattro di notte sentono “bip bip” e si devono alzare per capire chi ha scritto cosa riguardo a quel tale argomento. Quelle che un po’ di social network e si perdono non solo la prima parola della figlia ma anche la prima camminata, il primo ballo in maschera e il diploma. Quelle che però alla laurea, sì, ci vanno, perché non può esserci vita se non si mette l’hashtag #figlialaureatabrindiamotutti.
Questo testo, denso di arguta simpatia, dà una chiara immagine del 2016. 


Siamo nell’era delle amicizie 2.0; delle conversazioni su Skype – nelle quali si gesticola, si sorride e si annuisce proprio come quando si è uno di fronte all’altro, malgrado non si possa sentire una carezza sul viso –; dei messaggini con le scimmiette che si mandano baci su Messenger di Facebook; dei tweet che, lunghi solo un pochino, non sanno mai esprimere tutto ciò che si pensa e si prova; delle mail cortesi e un po’ solenni; dei caffè presi solo virtualmente; dei “ci becchiamo online”. Non si scrivono più le lettere, quelle di un tempo con la carta profumata che odora di cannella. Ora si digita su WhatsApp, quando si deve dire “ti amo” o “mi manchi” o ancora “ti odio, vorrei non averti mai conosciuto”. E ci sono i gruppi, quelli dove mille persone si scrivono contemporaneamente per accordarsi, che so io, sul regalo di Natale per la nonna. Siamo schiavi di internet e dei trilli dello smartphone e dei caricabatterie portatili che caricano troppo poco quella barra sul display che brilla di un rosso intermittente.


La protagonista, mamma un po’ in aria e controcorrente ma con un grande senso dell’umorismo, deve barcamenarsi in quella che è la modernità. Ci mostra la sua giornata tipo, in prima persona. Sembra quasi un diario. Sono le sei e trenta, ci racconta, e il telefono trilla. Chi sarà mai, a quell’ora? Sarà una delle mamme dei compagni di classe dei suoi figli? L’ultima volta, racconta, si è persa una giacchetta blu e prima di capire chi l’avesse per sbaglio presa le notifiche hanno sfiorato cifre esorbitanti. Con allegria disarmante ci spiega quanto fosse stato frustrante ricevere notifiche senza nemmeno un barlume di soluzione per il problema. Uno sguardo distratto allo schermo e poi la perplessità: “Io ho detto sì allo Shatush”. Il gruppo del parrucchiere. Non può assolutamente sopportarlo: ci racconta di avere i capelli lisci come l’acqua Panna e nomina la privacy, quella strana sconosciuta che non viene mai rispettata in questi casi. Poi esce: un rapido tocco sullo schermo e non fa più parte dell’allegra brigata. Senza rimpianti né dolore. Parte così il breve testo che ci farà sorridere tutto il tempo. Avrebbe bisogno di 52 ore, invece ne ha 24 come tutti gli altri esseri viventi. Tra aneddoti divertenti e storielle simpatiche e verosimili – si capisce che la protagonista è una calamita per i guai – arriviamo alla fine. Abbiamo riso. Ci siamo rivisti in quelle parole… nelle riunioni di condominio e in quella Skoda Fabia che di sospetto non ha proprio nulla; nei vestiti sbagliati per la recita dei figli – chi lavora e ha una vita frenetica sa che vuol dire stare un po’ per terra e un po’ per aria –; nel trucco arrangiato che migliora con il traffico; nel nome compreso male che dà adito a un fraintendimento e a un bel po’ di imbarazzo. Diventiamo amici di quella bella donna che fa l’avvocato e che si cambia le scarpe in auto. Ci sembra quasi di vederla, di conoscerla. Entriamo nel suo mondo, sì, un poco complicato ma anche originale e caotico, ovviamente in senso buono. Perché la vita non è ordine, no? È colore. È dimenticanza. È corsa. È ritorno. È risa. È pianto. È lavoro. È crisi. È stanchezza ma soddisfazione. Proprio come quella di questa mamma che altra colpa non ha se non d’essere una mamma 2.0. A questo non c’è rimedio. Siamo e saremo tutte mamme 2.0. 
L’importante è essere presenti con allegria, avere nel cuore la felicità e l’entusiasmo. L’importante è affrontare ogni nuovo giorno come una battaglia da cui uscire vivi. L’importante è riderne. E un libro come questo è una manna dal cielo. Si ride troppo poco, al giorno d’oggi; siamo troppo frenetici, troppo veloci, troppo impegnati per divertirci. Ma basta un po’ di magia – quella che io trovo solo nei libri, in quel loro odore di carta e inchiostro – per ritrovare ciò che avevamo perso. 

TITOLO: Mamma ha abbandonato il gruppo
AUTORE: Monica Tonelli
PAGINE: 60
EDITORE: BookSprint Edizioni
ANNO: 2016

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