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Pesca sostenibile, una necessità per salvare 800 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo

Miglioramento della gestione della pesca e consumi sostenibili del pescato potrebbero essere alcune delle carte vincenti per sconfiggere la fame nel mondo. I dati diffusi nel report del WWF "Fishing for Proteins - How marine fisheries impact on global food security up to 2050" mettono in evidenza la necessità di sensibilizzare governi e consumatori sugli scenari futuri che riguardano l'attività ittica e l'alimentazione di milioni di persone: i ricercatori dell'Università di Kiel che si sono occupati della stesura della relazione hanno rilevato che nei prossimi trent'anni 800 milioni di persone che vivono in zone in via di sviluppo rischiano la povertà a causa della sempre maggiore domanda di pesce dei paesi industrializzati. 


Già attualmente la quota di esportazioni globali di pescato proveniente da aree emergenti è pari a oltre il 60% del totale, ma questo dato è destinato a salire, creando una situazione in cui i paesi più poveri venderanno all'estero gran parte del pesce per trarne profitto, privando così le popolazioni autoctone di un'importante fonte di sostentamento locale. 
Secondo il report, la richiesta di prodotti ittici - che si prevede sarà sempre maggiore da parte delle zone sviluppate - avrà un minore impatto solamente se fin da ora si metteranno le basi per una migliore gestione della pesca


La relazione è stata realizzata nell'ambito della campagna "Fish Forward" finanziata anche dall'Unione europea: il WWF si è messo all'opera per incentivare un'azione politica mirata alla salvaguardia dell'habitat marino e degli oceani e offrire ai consumatori una serie di informazioni utili a comprare prodotti ittici sostenibili (Guida al pesce sostenibile). 

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