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Siria, ribelli accusano il regime di avere violato la tregua. A rischio le trattative di pace


I ribelli siriani annunciano che non parteciperanno ai negoziati di pace con il governo di Assad, promossi da Turchia e Russia con il sostegno dell’ONU. Lo scorso giovedì 29 dicembre era stato firmato un accordo per il cessate il fuoco per mettere fine ai combattimenti in Siria ed avviare le trattative di pace. Tra i firmatari da una parte le forze governative siriane con i loro alleati, Iran e Russia, dall’altra i ribelli. Non hanno sottoscritto l’accordo invece i combattenti dell’ISIS ed un altro gruppo fondamentalista, il JFS (Jabhat Fateh al-Sham), che hanno continuato a combattere nelle aree sotto il loro controllo.
Secondo quanto riportato dalla BBC i negoziati di pace si terranno ad Astana in Kazakistan entro la fine del mese di gennaio. Ma la situazione pare nuovamente precipitare dal momento che i gruppi ribelli hanno fatto sapere, con un twitter diffuso in rete, che non parteciperanno alle trattative. 


A motivare la decisione di “congelare tutte le discussioni riguardanti i negoziati di Astana” vi sono le “estese violazioni agli accordi del cessate il fuoco”. La tregua, insomma, non sarebbe stata rispettata dal regime siriano e dai suoi alleati, che avrebbero continuato a sparare nei territori di Wadi Barada and Ghouta Orientale controllati dai ribelli. “Ogni avanzamento di terreno va contro l’accordo del cessate il fuoco e se le cose non ritorneranno come erano prima, l’accordo stesso sarà considerato nullo”, recita il post. I ribelli accusano, inoltre, il regime di Assad di avere continuato i bombardamenti e di avere colpito con essi la fonte di Fijeh, che forniva acqua a sei milioni di siriani a Damasco e nei dintorni. In virtù di tali violazioni, la tregua “è da ritenersi nulla”. L’esercito siriano ha negato ogni accusa.


Stando a quanto riportato da Al Jazeera, le forze di Assad e dei suoi alleati nelle ultime due settimane hanno colpito con raid aerei quotidiani i territori di Wadi Barada, a 15 km da Aleppo, proprio nel tentativo di controllare le scorte idriche della zona. L’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell’ONU ha fatto sapere che la fonte di Fijeh era già stata danneggiata lo scorso 22 dicembre, senza però precisare chi fosse il responsabile.
Al tavolo dei negoziati siederà anche l’Iran, accanto a Siria, Russia e Turchia.

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