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Trump alla Casa Bianca: come cambierà il mondo dopo il 20 gennaio?

Mancano ormai pochissimi giorni all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Entro il fine settimana Barack Obama entrerà a pieno titolo nei libri di storia come uno dei tanti presidenti che hanno fatto l’America. Trump, invece, sarà il presente degli americani e le sue decisioni influenzeranno la politica estera del mondo intero, Europa compresa. 
Il quotidiano inglese “The Times” assieme al collega tedesco “Bild” è andato a intervistarlo nella sua roccaforte a New York, la Trump Tower, per capire più chiaramente quali sono le sue posizioni in materia di politica internazionale. Ha fatto molto discutere nei giorni passati la sua tenacia nel voler portare a termine la costruzione del muro con il Messico. Ma la cosa non dovrebbe sorprendere poi così tanto, dal momento che la questione Messico ed il tema immigrazione sono stati alcuni dei suoi più noti cavalli di battaglia nella tornata elettorale. Ma cosa cambierà a partire dalla prossima settimana? Certamente, le posizioni del tycoon sono dichiaratamente nazionaliste e protezioniste. Ma come intende affrontare i principali nodi della politica internazionale?



Nell’intervista citata, Trump critica fortemente l’assetto attuale della NATO da una parte e la politica di accoglienza indiscriminata dei rifugiati in Europa dall’altra. “La NATO è obsoleta”, ha affermato il magnate. Ed ha motivato la sua posizione sostenendo che “molti dei 28 Paesi membri non pagano la giusta parte”. Una NATO, insomma, in cui manca il collante e la cooperazione giusta per permettere all’organizzazione di funzionare al meglio. Con ciò, Trump precisa che l’istituzione internazionale ha un valore fondamentale per gli USA, ma certamente andrebbe, diciamo così, “rimodernata”, nell’ottica dei nuovi sconvolgimenti internazionali.

Critica, poi, duramente, la Germania di Angela Merkel, pur ribadendo che la cancelliera rappresenta una della figure più autorevoli ed importanti dell’Unione Europea. La Germania ha fatto, secondo il tycoon, “l’errore catastrofico di accogliere più di un milione di rifugiati”. Insomma, la dura posizione sulla questione immigrazione si fa sentire anche oltreoceano. “Io credo questo, che se i Paesi europei non fossero stati forzati ad accogliere così tanti rifugiati con tutti i problemi che ciò comporta, non ci sarebbe stata la Brexit”, spiega con la schiettezza che da sempre lo ha contraddistinto. La replica del ministro degli esteri tedesco non si fa attendere. La Germania ricorda, infatti, che alla base della crisi migratoria vi è l’intervento e l’interferenza degli USA nel Mediterraneo ed in Medio Oriente. Insomma, un monito a Trump da parte di un’Europa che non ammette scarichi di responsabilità.



Inoltre, se a partire dal prossimo 20 gennaio la Gran Bretagna potrebbe avviare floride relazioni commerciali con gli Stati Uniti, la Germania non può dire lo stesso. Da anni, infatti, le case automobilistiche BMW, Volkswagen e Daimler hanno impiantato alcuni siti di produzione in Messico per rivendere, a prezzi competitivi, le proprie automobili sul mercato americano. Trump annuncia sarcastico che questa competizione “sleale” sta per terminare. “Direi loro di non sprecare tempo e denaro, a meno che non pensano di esportare le auto su mercati diversi da quelli americani. Allora hanno ragione di investire in Messico. Ma se la BMW intende produrre lì per poi rivendere negli USA senza pagare una tassa del 35% può scordarselo”. Una minaccia? Un avvertimento? Secondo i tedeschi il Congresso non metterà mai in pratica il provvedimento citato da Trump. Ma una cosa è certa. Potrebbe cominciare a breve una guerra commerciale che renderà i rapporti tra USA e Germania, e dunque Europa, non poco tesi.

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