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Cave, l'Italia deve raggiungere gli standard europei

Un settore, quello estrattivo, che registra un fatturato di 3 miliardi di euro, nonostante l'abbandono di 14mila cave. Dal 2010 ad oggi le miniere attive presenti sul territorio nazionale sono diminuite di quasi il 21%, mentre le esportazioni e la vendita di materiali lapidei di pregio aumentate. Anche quest'anno Legambiente ha stilato il rapporto sulle cave, un documento in cui sono descritte le criticità del settore, suddivise per regione, la normativa in vigore in Italia e nel resto dell'Europa e i suggerimenti per recuperare le aree estrattive dismesse. 


A livello legislativo, alcune Regioni non hanno adottato un piano cava e l'attività estrattiva viene regolamentata a livello provinciale, mentre in altre non ci sono norme precise per azioni mirate al riutilizzo delle aree in cui si è scavato: esistono però degli esempi in cui le cave sono state trasformate in parchi o attività turistiche. 
In molte zone l'estrazione di pietre, sabbia e ghiaia avviene senza tenere conto degli impatti sull'ambiente o sul patrimonio storico e artistico e anche le opportunità legate al riciclo dei materiali inerti sono prese in considerazione solo in parte: non mancano comunque i casi in cui i prodotti meno pregiati provenienti dalle cave vengono usati per realizzare nuovi tratti di autostrada. 


Secondo Legambiente nei prossimi anni l'Italia deve riuscire a migliorare il sistema per riciclare gli inerti, raggiungendo entro il 2020 il recupero del 70% di questi materiali, standard previsto dalle direttive europee. Una legislazione più adeguata e finalizzata a ridurre l'impatto ambientale e l'introduzione di un canone nazionale per le concessioni in cava sono le proposte che l'associazione ambientale ha lanciato per dare nuovo impulso il settore dell'attività estrattiva.

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